CONFCOMMERCIO online
giovedì 28 ottobre 2004

“A VICENZA IL CAFFE’ COSTA MENO CHE ALTROVE”

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Non c’è nessun rincaro da record per la tazzina di caffè nel Vicentino. Anzi, stando ad una media tutta settentrionale, i vicentini sono tra gli unici che nel Nord Italia possono consumare l’irrinunciabile espresso ad un prezzo conveniente.
Lorenzo Rizzi, presidente provinciale della Fipe-Confcommercio, la federazione di categoria che riunisce a Vicenza oltre 2500 pubblici esercizi (vale a dire la quasi totalità delle attività di somministrazione in provincia), non ci sta alle accuse avanzate in questi giorni dall’associazione dei consumatori. Secondo l’Aduc, infatti, la tazzina di caffè consumata al bar sarebbe aumentata del 26% negli ultimi quattro anni, da una media nazionale di 1.200 lire nel 2000 ad una di 78 centesimi (cioè 1.510 lire) nel 2004.
“E’ ora di finirla con polemiche gratuite che ingenerano effetti distorsivi sulle dinamiche di mercato e sull’immagine della categoria” commenta Lorenzo Rizzi. “Nell’ultimo quadriennio il prezzo del caffè è perfettamente in linea con il tasso di inflazione. Lo ha rivelato lo stesso Istat, che parla di un aumento dell’11% e non del 26% sul prezzo di consumo di una tazzina di caffè al bancone di un bar.”
Secondo il presidente provinciale della Fipe, infatti, Vicenza avrebbe tutt’altro che da lamentarsi sul prezzo della tazzina: se nel 2000, il suo costo variava mediamente, tra città e provincia, intorno alle 1.600 lire, oggi la cifra di un caffè consumato al bar è fissa da qualche anno sugli 80 centesimi, “come conversione comanda” conclude Rizzi. Se poi si guarda a città come Milano, Torino e Genova, dove il costo della stesso e identico espresso supera tranquillamente l’euro, la situazione per i vicentini si fa ancora più rosea.
“Non vedo davvero dove stia il problema- afferma il presidente-. Per i vicentini, così come per gli italiani, sorseggiare una tazzina di caffè al giorno è un rito, quasi una tradizione. Ma come ogni rito, questo ha il suo costo in base al luogo in cui si consuma, alla qualità della materia prima, all’arredamento del locale, alla sua vicinanza al centro città, al costo del personale impiegato, del plateatico e della tassa rifiuti che è aumentata del 100%. Sono queste le variabili che devono essere tenute in considerazione nel prezzo finale di una tazzina di caffè.”
Secondo l’elaborazione del centri Studi Fipe, infatti, un bar che utilizza in media circa 1,6 kg di caffè con cui serve 229 tazzine di espresso a 70 centesimi, incassa circa 160 euro cui deve togliere un totale costi (materia prima, lavoro, affitto, tasse sulle insegne, costo personale e di gestione) pari a 145 euro. “A conti fatti- conclude così Rizzi -, il lordo utile per un commerciante a questi prezzi è di 15 euro”.

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