CONFCOMMERCIO online
lunedì 16 novembre 2009

STUDI DI SETTORE 2009 E MORATORIA: REBECCA PIÙ TRASPARENZA E CHIAREZZA

Il presidente della Confcommercio di Vicenza e vice presidente nazionale: “Il Governo dovrebbe dire alle imprese cosa intende fare realmente, sia in merito agli incentivi per superare la crisi, che per gli accertamenti fiscali”

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO

Confcommercio è tra le associazioni di categoria che hanno chiesto una moratoria per gli studi di settore. “La richiesta è motivata dalla necessità delle aziende di pagare le imposte su quanto realmente realizzato e non sulla base di presunzioni – afferma Sergio Rebecca, vice presidente nazionale di Confcommercio e presidente dell’associazione di Vicenza – soprattutto tenendo in debito conto della eccezionalità dell’andamento economico del 2009, nel quale per molte imprese sarà difficile conseguire un utile di esercizio”.

Gli studi di settore possono essere definiti un percorso facilitato per l’accertamento, utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi delle singole attività economiche. Purtroppo non sempre lo strumento adottato fotografa esattamente la realtà aziendale e, in questi malaugurati casi, il contribuente corre il rischio di vedersi attribuire un maggior ricavo potenziale totalmente ingiustificato e di essere oggetto di accertamento “induttivo” da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

E’ altrettanto vero che questo aspetto non è totalmente sottovalutato dal fisco, in quanto gli studi consentono sì di determinare i ricavi o i compensi che con buona probabilità possono essere attribuiti al contribuente, ma anche di tenere conto di quei fattori interni ed esterni che potrebbero compromettere la capacità dell’attività esercitata di produrre reddito (ad esempio: limitazioni di orari, particolari situazioni di mercato, ecc.).

“Il Ministero delle Finanze sugli studi di settore ha finora dimostrato disponibilità al dialogo – precisa Rebecca - e questo lo si può riscontrare dall’istituzione, già negli scorsi anni, del tavolo di concertazione con le categorie economiche e dall’avvio della raccolta di informazioni utili al monitoraggio della crisi per l’anno 2009. Da parte nostra, noi confermiamo l’impegno con l’attiva partecipazione della nostra Associazione alla fornitura di quei dati reali che appaiono indispensabili ai fini dell’elaborazione dei correttivi agli studi di settore per l’anno in corso, con l’auspicio che nel frattempo si valutino altre possibili strade, tra cui la moratoria per gli studi di settore, con cui dare un po’ di respiro alle piccole e medie imprese”.

In effetti la revisione congiunturale speciale degli studi di settore è prevista dal D.L. n. 185/2008, il quale stabilisce che “al fine di tenere conto degli effetti della crisi economica e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree territoriali, gli studi di settore possono essere integrati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, previo parere della Commissione”. Ma il fatto è che le informazioni raccolte verranno elaborate dalla Commissione degli esperti sugli studi di settore, presumibilmente, entro il mese di marzo 2010.

“Quello che serve oggi è soprattutto trasparenza e chiarezza – sottolinea il presidente della Confcommercio vicentina. – Non si può parlare di moratoria in termini generici. Il governo dovrebbe dire ai titolari di impresa cosa intende fare realmente, questo sia in merito agli incentivi necessari per superare l’attuale momento di difficoltà, sia, e soprattutto per quanto riguarda gli accertamenti fiscali. E’ arrivato il momento che i titolari d’impresa sappiano che cosa pretende da loro il Fisco prima di chiudere i bilanci. In buona sostanza, il fatto che la revisione degli studi di settore per l’anno 2009 venga fatta, se tutto va bene, a marzo 2010, non è sufficiente né accettabile, per tantissime piccole e medie imprese che, in questo momento di calo dei consumi, stanno con forte impegno cercando prima di tutto di mantenere le posizioni di mercato e un posto di lavoro ai loro dipendenti”.

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