CONFCOMMERCIO online
lunedì 15 novembre 2010

IL SETTORE DELL’INTERMEDIAZIONE VERSO NUOVE OPPORTUNITA’ DI MERCATO
Comunicato del 15 novembre 2010

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
“L’attuale situazione economica ci pone il dubbio se siamo entrati in un periodo di crisi dal quale ci si aspetta prima o dopo di uscire o se piuttosto siamo di fronte ad un processo di cambiamento strutturale e totale che modificherà sostanzialmente il nostro modo di produrre, di vendere e di consumare”. Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza, ha aperto così i lavori del Circolo del Terziario, l’organismo costituito in seno all’Associazione berica per contribuire al dibattito sul settore Terziario attraverso il dialogo tra imprenditori e personalità del mondo accademico, dell’economia e della cultura.
L’incontro di oggi (12 novembre) ha affrontato il tema “L’evoluzione del commercio all’ingrosso e medio dettaglio”, vale a dire le prospettive di crescita di due segmenti della distribuzione molto diversi tra loro, ma ugualmente “anelli fondamentali” della filiera distributiva.
Ingrosso e media distribuzione sono, di fatto, i comparti che più risentono dell’evoluzione del mercato, compressi a monte dal sistema della produzione, sempre più orientato al contatto diretto con il cliente finale, e a valle, dalla propensione dei consumatori a prediligere una filiera sempre più corta, ricercando il risparmio ad ogni costo. Ma è altrettanto vero che i settori del medio dettaglio e dell’ingrosso oggi più che mai sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale nell’intera filiera distributiva, sia per il loro apporto finanziario (comprano a monte grandi quantitativi e rivendono ai dettaglianti), sia di servizio al cliente finale (sono i principali referenti dell’assistenza post vendita, soprattutto quando il prodotto ha origine estera). E’ quindi necessario individuare quali siano gli scenari nei quali le imprese si troveranno ad operare, soprattutto con lo scopo di ritrovare margini di operatività e di redditività.
A confrontarsi sul tema, di fronte ad una numerosa platea costituita da imprenditori del settore, sono stati Enzo Rullani, docente di Economia della Conoscenza alla Venice International University di Venezia; Mariano Bella, responsabile del Centro Studi della Confcommercio nazionale e due imprenditori che, per le innovazioni introdotte nelle loro aziende, costituiscono altrettante “case history” d’eccezione a proposito di possibili evoluzioni del comparto: Paolo Galimberti, amministratore delegato di Galimberti Spa – Gruppo Euronics di Milano e Federico Campagnolo, amministratore delegato di Campagnolo Commercio Spa di Romano d’Ezzelino (VI). Moderatore del convegno è stato il giornalista Luca Ancetti, direttore di TVA Vicenza.
Che l’intermediazione rappresenti un settore strategico per lo sviluppo del nostro Paese lo ha ripetuto più volte, nel suo intervento, il professor Rullani: “E’ l’epicentro del grande terremoto che ha interessato, negli ultimi anni l’economia e che ha sostanzialmente trasformato sia il mondo della produzione che quello del consumo”. In questo contesto, dunque, sarebbe perdente per le imprese del settore –sempre secondo Rullani - “difendere l’esistente”: l’atteggiamento più corretto per un’azienda che vuole costruire il proprio futuro (“che oggi non si prevede, si fa” ha sottolineato) è quello del “surfista”, di colui cioè che cavalca le onde, in questo caso del valore economico, senza però lasciarsi trasportare, bensì imprimendo la direzione più consona. Fuor di metafora, secondo il professor Rullani, le attuali “onde da cavalcare” sono la globalizzazione dei mercati e la smaterializzazione del valore, temi “sui quali l’intermediazione gioca un ruolo fondamentale”. Infatti, se la competizione nei mercati mondiali si esprime oggi anche e soprattutto sul fronte della produttività, è chiaro che di fronte a Paesi dove il costo della manodopera è molto inferiore a quello dell’Italia, noi non possiamo pensare di recuperare margini sulla “fabbrica”, vale a dire sui ritmi di lavoro, così come sull’efficienza dei macchinari. Dove possiamo crescere in produttività è, dunque, principalmente – per Rullani -, “sull’altra parte della filiera, quella immateriale: dell’ideazione, dei servizi, dell’attenzione al cliente e dell’esperienza; tutti fattori, questi, dove l’intermediazione gioca un ruolo fondamentale”. Le imprese del settore devono però rinnovarsi, abbandonando l’individualismo che le ha caratterizzate fino ad oggi, puntando su un modello di sviluppo a rete. Solo così, ovvero creando sinergie tra aziende complementari, il settore sarà in grado di mettere seriamente in campo alcune strategie essenziali nella competizione globale: abbassare i costi aumentando le prestazioni; aggiungere valore ai prodotti con idee originali; applicare il cosiddetto modello di “industrializzazione del servizio”, ossia moltiplicare le idee, replicandole su larga scala, attraverso, ad esempio, un marchio.
E proprio sul gap dimensionale delle imprese italiane ha puntato l’attenzione, nel suo intervento, Mariano Bella, responsabile del Centro Studi della Confcommercio nazionale: “Si dice, sbagliando, che l’Italia è il Paese delle piccole e medie imprese. Questo è un mito da sfatare: l’Italia in verità è il Paese delle microimprese, visto che per il 95% contano meno di 10 addetti”. Quella di fare massa critica, di aumentare la propria dimensione è pertanto una priorità per le nostre imprese. Su questa direzione, al termine del suo intervento, Bella ha auspicato che siano messe in campo politiche di sostegno alle imprese che portino le singole aziende a fare sinergia, almeno sul fronte dei costi e dell’innovazione tecnologica.
“La rete per noi è stato un fattore determinante di successo – ha poi spiegato Paolo Galimberti del gruppo Euronics, che vende al consumatore finale elettrodomestici ed elettronica di consumo – . L’idea vincente è stata superare la logica del gruppo di acquisto per perseguire quella dell’aggregarsi per vendere, mettendo al centro il consumatore finale. Questo obiettivo ci permette oggi di interloquire direttamente con quei 5 fornitori che rappresentano, in tutto il mondo l’80% del business di settore”.
“Essere intermediari oggi – ha detto Federico Campagnolo, amministratore delegato della Campagnolo Commercio Spa, azienda di abbigliamento di Romano D’Ezzelino - significa aggiungere valore, attraverso, ad esempio, la logistica e la commercializzazione del prodotto finale. La base per crescere e trovare opportunità nel mercato sempre più globale deve comunque essere fatta di serietà e solidità, sia di struttura aziendale che finanziaria. Fare rete – ha aggiunto- deve essere una scelta convinta, anche se non facile, poiché si va a spersonalizzare la propria azienda per mettere al centro l’interesse e gli obiettivi posti da gruppo”.
In pratica, “un passo indietro, per farne due in avanti”: rinunciare ad una fetta della propria autonomia d’impresa (ma mai alla propria imprenditorialità) per intraprendere la strada dell’aggregazione, verso un futuro con nuovi margini di reddito e di crescita. E alla fine dell’incontro, pare sia proprio questa la strada più giusta da suggerire alle imprese che operano nel settori ingrosso e media distribuzione. Con l’accortezza in più di vivere la situazione, che spinge al cambiamento, non come una minaccia ma come un’opportunità.

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