CONFCOMMERCIO online
martedì 20 dicembre 2016

NUOVI ADEMPIMENTI FISCALI: ALTRO CHE SEMPLIFICAZIONI!

Il presidente di Confcommercio Vicenza Sergio Rebecca: "L'unico effetto sicuro è l'aumento dei costi a danno delle categorie rappresentate"

“Tutte le categorie economiche chiedono da tempo a gran voce una fiscalità meno oppressiva e la semplificazione nelle procedure, e chi governa cosa fa? Introduce nuovi adempimenti, aggravando i costi sia per le imprese, sia per gli uffici e i professionisti preposti a far rispettare le scadenze ai contribuenti. Se volevano dimostrare ancora una volta quanto la politica sia lontana  dai cittadini e dalle imprese, hanno fatto centro”. 
Parla così, Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza, quando gli si chiede di commentare l’ultimo provvedimento in materia fiscale emanato dal Governo, che anche se da poco caduto, è stato confermato, almeno per quanto riguarda gli interlocutori fiscali, nel nuovo esecutivo Gentiloni. La Legge di Bilancio 2017 e il decreto fiscale 193/16 hanno infatti stabilito l’invio trimestrale analitico delle fatture emesse e ricevute, nonché  la “nuova” liquidazione periodica dei dati Iva. In un calendario fiscale già alquanto fitto di scadenze tributarie, tali ulteriori adempimenti allontanano gli obiettivi di semplificazione e di un migliore rapporto con il fisco.     
“Mentre il beneficio per lo Stato  è tutto da dimostrare, soprattutto sotto il profilo della lotta all’evasione fiscale,  – continua Rebecca –  di sicuro c’è solo l’aumento dei costi a danno delle categoria da noi rappresentate e dei privati cittadini. Tutto ciò è il contrario di quanto servirebbe realmente e cioè: regole chiare, adempimenti  snelli e un rapporto fisco contribuente meno opprimente”.    
Secondo il Governo le nuove comunicazioni delle fatture e delle liquidazioni periodiche Iva comporteranno un aumento del gettito fiscale per effetto dei controlli automatizzati. Secondo Confcommercio Vicenza, invece, è più facile che i beneficio sia pressoché nullo, proprio per l’aumento dei costi dell’apparato statale per gestire questo ulteriore flusso di dati e di controlli. 
“La logica vorrebbe – conclude Rebecca – che anziché chiedere ancora dati e adempimenti ai contribuenti, lo Stato iniziasse a valorizzare le informazioni già presenti in anagrafe tributaria, razionalizzando le procedure in vista di una reale lotta ai veri evasori del fisco. In questo momento economico che continua ad essere difficile, le imprese devono essere sostenute e lasciate libere di focalizzare le loro energie nella ripresa, a beneficio del lavoro e di tutto il Paese. Questi nuovi obblighi vanno in direzione diametralmente opposta”.


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