CONFCOMMERCIO online
giovedì 26 luglio 2018

DECRETO DIGNITA' LE IMPRESE DEL TERZIARIO CHIEDONO MODIFICHE

Un incontro in Confcommercio Vicenza ha confermato le criticità e i disagi conseguenti al decreto del Governo

Il “decreto dignità” è fortemente penalizzante per le aziende del terziario di mercato. E’ la sintesi del sentimento degli imprenditori del commercio del turismo e dei servizi, chiamati a raccolta da Confcommercio Vicenza, presso il Centro Formazione Esac, per analizzare punto per punto il provvedimento. L’unanimità con la quale il verdetto sfavorevole è stato espresso dà la misura di quanto siano attese le modifiche al decreto del Governo, prima che questo diventi definitivamente legge dello Stato. L’auspicio è che nell’iter per superare il vaglio delle Camere, si giunga a un testo meno penalizzante per le imprese, soprattutto sul piano della flessibilità legata al contratto a tempo determinato e all’indennizzo ai lavoratori nei casi in cui risulti illegittimo il licenziamento.

L’incontro con le imprese, voluto da Confcommercio Vicenza, ha avuto lo scopo di raccogliere le valutazioni reali, al fine di orientare al meglio l’azione che la Confederazione nazionale sta esercitando sul piano politico. “Nella sostanza alle aziende preoccupano le rigidità e i paletti introdotti nel mercato del lavoro da queste nuove regole – spiega Ernesto Boschiero, direttore dell’associazione vicentina -. In un momento come quello attuale in cui l’economia non è per niente stabile, ma condizionata da tante variabili sia nazionali che internazionali, tali da rendere aleatoria qualsiasi previsione, non si può chiedere alle imprese di assumersi impegni stabili. Questo vale ancor di più per il comparto che rappresentiamo, caratterizzato dall’alternanza tra picchi di attività e momenti di stasi, determinati da più fattori. Il lavoro per gran parte delle nostre aziende risente, ad esempio, della presenza o meno di manifestazioni locali, come mostre e fiere, che portano a incrementi temporanei d’attività; dell’andamento meteorologico, che influenza parecchio le vendite, soprattutto per il settore abbigliamento, calzature, ma anche tutto il settore turistico-ricettivo. Inoltre, la crescita o meno delle vendite è condizionata dal potere di acquisto delle famiglie, a sua volta influenzato dalle politiche economie, dall’efficacia dei programmi di sviluppo turistico locale e così via. In un contesto del genere è deleterio introdurre rigidità e penalizzazioni ai contratti a tempo determinato, che si sono invece rivelati efficaci come risposta a specifiche esigenze lavorative. Va detto anche che, per i nostri settori non è nemmeno efficace l’apertura del Governo alla stagionalità, perché quella a cui fa riferimento il decreto è una stagionalità “pura”, che non tiene conto delle caratteristiche del contesto in cui l’azienda opera”. 

Confcommercio nazionale, facendosi portavoce delle Associazioni locali, ha già presentato alle Commissioni parlamentari la lista delle auspicate modifiche al decreto. Le principali sono l’eliminazione delle causali “tecnico, organizzative, produttive” che possono innescare facili contestazioni; l’introduzione di clausole che salvaguardino ciò che è già stato stabilito nei contratti di settore; il superamento della “stagionalità pura”; la conferma degli sgravi contributivi in caso di assunzione a tempo indeterminato del lavoratore; l’eliminazione dell’appesantimento del risarcimento qualora il licenziamento venga dichiarato illegittimo.

“Togliere queste rigidità – conclude Boschiero – equivale a non penalizzare l’occupazione, oltre che le imprese. In un momento economico in cui la crisi non è superata e l’incertezza economica è evidente, è un errore creare ulteriori disagi e criticità” 

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