CONFCOMMERCIO online
mercoledì 26 settembre 2018

SE CRESCE L'IVA IL PIL SI FERMA. IL MINISTRO TRIA CONFERMA IL NO AGLI AUMENTI

Nella sede di Confcommercio il convegno “Meno tasse per crescere” a cui ha partecipato il ministro dell’economia Giovanni Tria

fonte: Confcommercio nazionale

Secondo le stime di Confcommercio, diffuse in occasione del convegno "Meno tasse per crescere", a cui ha partecipato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria,  l'aumento dell'Iva rappresenta "un grave pericolo, sottovalutato": il Pil 2019, infatti, calerebbe a +0,6%, i consumi a +0,3% mentre l'inflazione potrebbe salire fino a +2,6%. Da parte sua ilministro dell'Economia ha confermato l'impegno a non aumentare le aliquote Iva e pertanto  le clausole di salvaguardia verranno sterilizzate. “La manovra  - ha detto il Ministro - sarà "un mix di politiche che servirà a mostrare a tutti che si può avere fiducia nell'Italia". "Riconosco l'equilibrio di Confcommercio nell'affrontare i problemi – ha poi aggiunto - ". 

L’UFFICIO STUDI CONFCOMMERCIO FOTOGRAFA L’ECONOMIA. Se dovesse scattare l'aumento dell'Iva da gennaio 2019 il Pil frenerebbe allo 0,6% facendo schizzare i prezzi al consumo al 2,2-2,6% e impattando sui consumi che frenerebbero allo 0,3%. E' quanto emerge da un'analisi dell'Ufficio studi di Confcommercio nazionale sull'andamento e sulle prospettive economiche,  alla luce delle misure della legge di bilancio presentata in occasione del convegno "Meno tasse per crescere", che si è tenuto a Roma nella sede confederale. L'aumento dell'imposta sarebbe "un grave pericolo, sottovalutato" - spiega Confcommercio -  che comporterebbe una variazione dello 0,4% sul Pil,  che invece di attestarsi all'1% si fermerebbe appunto allo 0,6. Con l'inserimento in manovra della riforma Fornero, della mini flat tax, del reddito di cittadinanza, di una maggiore spesa per interessi, della pace fiscale e delle spese non differibili, il rapporto deficit Pil salirebbe al 2,8%. Secondo il calcolo dell'ufficio studi, nella vecchia legge di bilancio si ha una variazione del Pil 2018 e 2019 a 1,5% e 1,5%, ma secondo Confcommercio "la realtà implica che un deficit a 0,9% non è più verosimile" e "parte degli spazi di flessibilità per il 2019 sono già stati consumati". In particolare, la riforma della Fornero costerebbe 5 miliardi, la mini flat tax altri 5 e la fase uno del reddito di cittadinanza ancora 5 miliardi; la maggiore spesa per interessi vale 2,2 miliardi per un totale di 17,2 mld. La pace fiscale, che non impatta sul saldo strutturale, avrebbe un costo di altri 5 miliardi di euro. Se a queste spese - che rappresentano il 2,6% del rapporto deficit/Pil - si aggiungono 2 decimi di punto di Pil di spese non differibili (come ad esempio le missioni militari) la proiezione possibile di indebitamento/Pil sarebbe del 2,8%.Confcommercio stima un rallentamento del ciclo economico, rivedendo al ribasso le stime sul Pil, e crede "possibile un terzo trimestre 2018 a +0,8% tendenziale (da 1,7% nel terzo trimestre 2017 e +1,2% nel secondo trimestre 2018). E' quanto emerge da un'analisi dell'ufficio studi di Confcommercio sull'andamento e sulle prospettive economiche alla luce delle misure della legge di bilancio. Il Pil nel 2018 frenerebbe all'1,1% nel 2018 e all'1% nel 2019. Un rallentamento che si rifletterebbe anche sui consumi, che si attesterebbero allo 0,9% nel 2018 e allo 0,8% nel 2019.

IL MINISTRO TRIA CONFERMA L’IMPEGNO A NON AUMENTARE L’IVA  -  “In cima ai suoi impegni il governo ha quello di impedire l'aumento della pressione fiscale: le clausole di salvaguardia verranno dunque sterilizzate". Chiudendo i lavori del settimo convegno di Confcommercio sulla fiscalità il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha così confermato l'impegno a non aumentare le aliquote Iva così come paventato da più parti in questi ultimi giorni. Sottolineando poi che la prima parte della manovra consisterà appunto "nell'evitare aumenti di tasse semplificando nel contempo gli adempimenti, con l'obiettivo di eliminare il differenziale di crescita tra Italia ed Europa, dimezzandolo nel primo anno fino all'eliminazione negli anni successivi". Sempre nel primo anno, "ci saranno interventi soprattutto a favore delle imprese medie e piccole, e punteremo – ha detto Tria - sugli investimenti pubblici accelerando la giustizia civile e modificando il codice degli appalti con strumenti di accompagnamento delle amministrazioni pubblici nel disegnare progetti di investimenti". Il ministro dell'Economia ha quindi elencato tra gli interventi da adottare subito il  reddito di cittadinanza ("in Italia c'è un problema sociale che ha riflessi sulla domanda interna, generato dalla trasformazione del tessuto produttivo") e i correttivi alla Fornero. Negli anni successivi sarà poi "aggredito il problema dell'Irpef", mentre ora "stiamo studiando come evitare manovre restrittive che non aggravino le conseguenze del rallentamento dell'economia". "Dobbiamo dare un segno ai mercati finanziari e agli italiani  - ha concluso Tria - mostrando che la nostra è una manovra di crescita e non di austerity e che non crea dubbi sulla sostenibilità del nostro debito. E' un mix di politiche che serve a mostrare  a tutti che si può avere fiducia nell'Italia. Le polemiche con la Commissione Europea non hanno senso. Io sono ottimista, resto al mio posto e cercherò di fare del mio meglio". Da sottolineare infine queste parole del ministro: "riconosco l'equilibrio di Confcommercio nell'affrontare i problemi. Ci si chiede più crescita nella stabilità finanziaria, anche perché si tratta di concetti che non possono essere separati. Le vostre sono richieste da affrontare con calma e gradualità, nessuna è non condivisibile".

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