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mercoledì 13 marzo 2019

PENSIONE 2019: VECCHIE E NUOVE REGOLE

Quota 100, Opzione Donna, pensione anticipata o Ape Sociale: cosa è cambiato nel panorama attuale

fonte: 50&Più nazionale

Con la Legge di Bilancio 2019 e con il Decreto legge su “Quota 100” e “reddito di cittadinanza”, in tema di riforme delle pensioni, sono state introdotte importanti novità. Le domande sono comunque, ovviamente, sempre le stesse: quando andrò in pensione? E con quanto? Proviamo ad indicare in modo semplice le novità di quest’anno.

Quota 100

La platea dei potenziali interessati alla “Quota 100” (38 anni di contribuzione e 62 anni di età) saranno quest’anno circa 290mila persone, di cui il 40% dipendenti pubblici, con un stanziamento di 3,9 miliardi di euro. Varrà solo per il triennio 2019-2021. Poi si vedrà, sebbene venga garantito il diritto per chi lo matura entro il 2021, il quale potrà accedere a “Quota 100” anche dopo esaurita la fase sperimentale. Ci sono poi le “finestretrimestrali per i dipendenti del settore privato, la cui pensione decorre dopo tre mesi (cioè dal 1° aprile 2019), mentre per i dipendenti pubblici dopo sei mesi e non prima del 1° agosto 2019. È previsto, poi, un assegno più magro visto che si cessa prima l’attività lavorativa (62 anni) e quindi ci sono meno anni di contribuzione. Inoltre, il coefficiente di calcolo applicato è più basso per le età più giovani, visto che il montante accumulato viene spalmato su più anni di erogazione. Secondo calcoli ministeriali, il taglio della pensione cresce dal 5% circa in caso di anticipo di un solo anno mentre va oltre il 30% se l’anticipo supera i 4 anni. Se si tiene conto però che la prestazione si percepisce per più tempo, la riduzione passa allo 0,22% per un solo anno di anticipo, mentre è del 9% per chi lascia il lavoro quest’anno anziché nel 2025 (al compimento di 67 anni di età per la vecchiaia). Sempre il Decreto prevede anche la non cumulabilità di “Quota 100” con i redditi da attività lavorativa superiore a 5mila euro l’anno. Divieto che durerà fino alla data in cui il pensionato compia l’età di vecchiaia, ossia 67 anni. È questa una condizione che scoraggia una gran parte degli aventi diritto a cominciare, per esempio, dai lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e Coldiretti) che sono obbligati a cessare le loro attività per accedere a questa nuova prestazione, nonché chi possiede elevata professionalità che, come è noto, se va in pensione si dedica a prestare consulenze.

Opzione donna

Il Decreto contiene anche la proroga di un anno per la cosiddetta “Opzione donna”, cioè la possibilità di ottenere la pensione in anticipo con il meno vantaggioso metodo di calcolo “contributivo”. Sono interessate le lavoratrici dipendenti e le autonome rispettivamente con 58 e 59 anni di età e 35 anni di contribuzione raggiunta entro il 31 dicembre 2018. È prevista, poi, la finestra mobile di uscita: 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. Ad esempio, qualora i 35 anni di contributi siano stati perfezionati nel giugno 2018, la prima finestra si aprirà il 1° luglio 2019, se trattasi di lavoratrice dipendente; il 1° gennaio 2020, se si tratta di lavoratrice autonoma.La scelta non è indolore poiché il calcolo “contributivo” comporta spesso una decurtazione dell’assegno di circa il 25-30% che resta poi per tutta la vita. 

Pensione anticipata

Almeno per la pensione anticipata (ex Anzianità) il Decreto ha disposto la cancellazione dell’adeguamento all’aspettativa di vita fino al 2026 cristallizzando il requisito contributivo unico previsto per detta prestazione, a 41 anni e 10 mesi per le donne, a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni per i precoci (chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni di età). La novità ha effetto dal 1° gennaio scorso annullando in questo modo l’incremento di 5 mesi già previsto. La possibilità di accesso a tale pensione, però, si aprirà trascorsi tre mesi dalla maturazione dei requisiti. Non è prevista la distinzione tra dipendenti pubblici e privati, a differenza di quanto indicato nella “Quota 100”. Quanto detto non vale per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018.

Ape sociale

È disponibile anche quest’anno l’anticipo pensionistico (Ape) nelle sue tre versioni: sociale, volontario, aziendale. Tre soluzioni che consentono di ottenere uno scivolo economico verso la pensione vera e propria. In particolare, l’Ape sociale è a carico della fiscalità generale, una sorta di pre-pensione assistenziale di accompagno alla pensione. Per accedere a questo anticipo gratuito occorre avere 63 anni di età, rientrare in una delle quattro categorie di beneficiari (disoccupati, caregivers, invalidi civili, addetti a mansioni gravose) e almeno 30 o 36 anni di contribuzione. La prestazione viene concessa fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia e l’importo è pari a quello della pensione maturata al momento della domanda dell’Ape, con un massimo di 1.500 euro lordi mensili erogato per 12 mensilità l’anno. Occorre, poi, aver smesso di lavorare, ma successivamente detta prestazione è compatibile con la ripresa dell’attività lavorativa se da quest’ultima deriva un reddito fino a 8.000 euro l’anno da lavoro dipendente e fino a 4.800 euro da lavoro autonomo. Nella Tabella A che si riporta è indicato come ottenere quest’anno alcune importanti prestazioni di pensione, tenendo conto dell’età e dei requisiti contributivi richiesti.

Per maggiori informazioni e per fissare un appuntamento con gli esperti del patronato 50&Più Enasco di Vicenza, l’invito è quello di contattare i nostri uffici al tel. 0444 964300. 


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