CONFCOMMERCIO online
lunedì 23 giugno 2003

IL 25 GIUGNO “NO TICKET DAY”: NIENTE BUONI PASTO NEI RISTORANTI E NEI LOCALI PUBBLICI

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Scatterà il prossimo mercoledì 25 giugno il “No ticket day”. Per tutta la giornata i pubblici esercizi dell’intero territorio nazionale, quali ristoranti, bar, pizzerie e locali pubblici, ma anche ad esempio le gastronomie, aderenti alla Fipe-Confcommercio, non accetteranno dalla clientela i buoni pasto, di qualunque valore e di qualunque marchio. Allo “sciopero” hanno aderito numerose catene di ristorazione, tra le quali Brek, Autogrill, Gruppo Cremonini, Flunch e Clamst.
Motivo della clamorosa protesta il disagio dovuto agli sconti eccessivi ottenuti (quasi il 17 per cento) dalla Consip Spa, società controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, per la fornitura dei buoni pasto destinati ai dipendenti pubblici, ovvero dello Stato, dei Comuni, delle Province, delle Regioni, delle Asl e delle Camere di Commercio. Forti di questo precedente, anche le aziende private, quali gli istituti di credito e le ditte operanti nel settore delle telecomunicazioni, stanno raggiungendo sconti ancora più sostanziosi. I risparmi, però, secondo i ristoratori, gravano sugli esercenti e sui consumatori, che non possono più usufruire dell’intero valore nominale del buono.
Lorenzo Rizzi, presidente dell’Associazione provinciale pubblici esercizi Fipe-Confcommercio, non usa mezzi termini per esprimere il proprio disappunto, che riflette il malcontento di un crescente numero di titolari di bar e ristoranti del territorio vicentino, sui quali vengono “scaricati” i risparmi ottenuti dallo Stato. “Di fatto un buono pasto del valore nominale di 5 euro viene pagato al ristoratore 4 euro o poco più – spiega Rizzi – . Non solo: ma i rimborsi dei ticket restaurant ci arrivano dopo mesi e, oltretutto, paghiamo per i buoni pasto la commissione più alta tra tutti i sistemi di pagamento, senza alcuna possibilità di trattativa. Con questi ulteriori sconti è stato oltrepassato ogni limite: non possiamo certo lavorare in perdita!”.
All’origine della questione l’articolo 24 della finanziaria 2003, che ha accentuato i profili di responsabilità personale per i contratti stipulati dai funzionari pubblici in deroga alle nuove disposizioni. Così, per evitare fastidi, gli addetti alle forniture scelgono le convenzioni stipulate dalla Consip, che acquista e seleziona al ribasso: in questo modo devono affrontare molte meno responsabilità e velocizzano i tempi di assegnazione delle forniture. Ma il risparmio realizzato dagli enti pubblici, in realtà, viene a gravare sui guadagni delle aziende, in questo caso dei pubblici esercenti.
“E’ paradossale la situazione dei buoni pasto nel settore pubblico – continua il presidente Rizzi – : la scelta di indire gare d’appalto al massimo ribasso ha portato le società emettitrici a offrire sconti fuori mercato per aggiudicarsi le gare e, di conseguenza, a riversare sui pubblici esercizi il costo delle riduzioni concesse in termini di vere e proprie commissioni, che spesso raggiungono livelli insostenibili per i bilanci delle imprese. Nel tentativo di risolvere la questione – precisa Lorenzo Rizzi – tra le altre iniziative, oltre al “No ticket day”, la Fipe-Confcommercio nazionale sta invitando tutti gli associati a non sottoscrivere convenzioni che prevedano sconti superiori a quelli attualmente riconosciuti agli emettitori dei ticket restaurants”.
Il 25 giugno, nel frattempo, scatterà la protesta: per pranzare fuori casa, anche chi abitualmente utilizza i buoni pasto dovrà metter mano al portafoglio.



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