CONFCOMMERCIO online
venerdì 11 gennaio 2002

ABROGATA L’IMPOSTA SULLE INSEGNE. MA CI SONO ANCORA TROPPI PROBLEMI DI INTERPRETAZIONE

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
La Confcommercio mette in evidenza le contraddizioni del provvedimento inserito in Finanziaria. E c’è il rischio di dover pagare l’imposta in due tempi
La Finanziaria 2002 abolisce l’imposta sulle insegne pubblicitarie fino a 5 metri, ma, come spesso accade per le novità tributarie, il provvedimento porta con sé problemi interpretativi. Tanto che alla fine quello che, a tutti gli effetti, è un fatto positivo, rischia di trasformarsi in un ulteriore grattacapo per gli imprenditori.
“Oramai ci siamo abituati – è il commento di Andrea Gallo, direttore della Confcommercio di Vicenza –. E’ una costante ormai consolidata che sorgano dubbi ed incertezze interpretative, almeno in prima fase di applicazione, su alcuni aspetti dei nuovi provvedimenti tributari. E anche nel caso delle insegne, così come già capitato in passato per l’Ici, ad esempio, ci troviamo in questa situazione”.
Vediamo da vicino i fatti. L’articolo 10 della Legge Finanziaria 2002 dispone che “l’imposta non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a cinque metri quadrati”.
Se per le insegne di superficie fino a cinque metri non ci sono dubbi, l’imposta non si paga più, la norma, invece, non dice chiaramente quale trattamento deve essere riservato alle insegne singolarmente inferiori ai cinque metri, ma complessivamente superiori a questo limite. Non si sa insomma se due insegne, poniamo il caso, di quattro metri ciascuna, dovranno considerarsi entrambe esenti da imposta oppure se saranno interamente tassabili perché la superficie complessiva è di otto metri. Oppure ancora, se saranno tassabili i tre metri eccedenti i primi cinque.
Un bel grattacapo, anche perché il problema delle incertezze interpretative è aggravato dal fatto che la riscossione dell’imposta di pubblicità è quasi sempre affidata dai comuni a concessionari diversi, che non sempre adottano criteri interpretativi omogenei ed uniformi.
Ma la preoccupazione, espressa dalla Confcommercio di Vicenza è anche un’altra: “Per il 2002 saremo alle prese con termini e scadenze in netto contrasto fra loro – spiega il direttore Andrea Gallo –. L’imposta di pubblicità va, infatti, versata il 31 gennaio, ma i comuni, in base alla legge finanziaria, hanno facoltà di deliberare aumenti dell’imposta entro il 28 febbraio. Risultato? I contribuenti non potranno mettersi l’anima in pace neppure dopo aver pagato: dovranno comunque tenersi informati su eventuali aumenti imposti dai comuni ed eventualmente provvedere ad integrare la cifra versata con un ulteriore pagamento”.
Come dire: un’unica tassa, ma tanti adempimenti, “con il risultato – conclude Gallo – che un provvedimento giusto e corretto rischia invece di trasformarsi in un problema in più per gli imprenditori, che vogliono essere in regola, ma non possono certo spendere il loro tempo per aggiornarsi sulle interpretazioni da dare alle norme troppo spesso oscure o, peggio ancora, a fare la fila in banca o alla posta per pagare in più volte la stessa imposta”.
E proprio per supportare gli operatori del terziario di fronte a questa novità, la Confcommercio di Vicenza si è attivata nelle sedi competenti per avere delucidazioni sugli aspetti interpretativi del nuovo articolo della Finanziaria, chiarimenti che verranno poi comunicati all’intera categoria attraverso i mezzi di informazione.

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