CONFCOMMERCIO online
giovedì 07 marzo 2002

REGIONE E CONFCOMMERCIO A CONFRONTO SUL TERZIARIO

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Il presidente Galan e l’assessore Conta hanno incontrato il presidente e i dirigenti dell’Associazione di Vicenza
Rebecca: “Se devono essere fatte modifiche, sia per la legge sulle grandi strutture che per quella sugli orari e zone turistiche, le stesse dovranno essere concertate e comunque tali da non stravolgere lo spirito delle attuali regolamentazioni”


Regione e Confcommercio di Vicenza hanno ribadi-to la reciproca stima e la volontà di impegnarsi, ognuna nel rispetto del proprio ruolo, per favorire lo sviluppo del commercio, del turismo e dei servizi.
L’incontro tra il presiden-te della regione Veneto Giancarlo Galan, l’assessore regionale Giancarlo Conta e il presidente della Confcommercio vicentina Sergio Rebecca, affiancato dal direttore Andrea Gallo, si è svolto il 4 febbraio nella sede di via Faccio, alla presenza dei dirigenti categoriali e territo-riali dell’associazione.

Il presidente Rebecca ha iniziato la carrellata di osservazioni inerenti la legislazione regionale e gli stanzia-menti di bilancio 2002 relativi al comparto, dalla legge 37/99, quella cioè che ha previsto una serie di criteri e principi per il rilascio delle autorizzazioni alle grandi superfici di vendita. «Alla Regione va il merito di aver capito e accol-to le nostre proposte circa la necessità di garantire lo sviluppo della rete distributiva in sintonia con la salvaguardia del servizio di vicinato svolto dalle attività del picco- lo commercio tradizionale - ha detto, sottolineando altre- sì la disponibilità al dialogo e alla collaborazione riscontrata - e di aver di conseguenza varato, nel 1999, la legge 37. Tale regolamentazione ha per il settore una notevole valenza strategica in quanto co-stituisce lo strumento fondamentale della programmazio-ne commerciale regionale e attribuisce ai singoli Comuni il compito di identificare le zone dove insediare nuove strutture di vendita».
«Ora è giunto il momento di riscrivere i criteri programmatori per il prossimo triennio - ha quindi ricordato Rebecca -, dato che la prima fase di pianificazione è formalmente scaduta il 10 agosto 2001. E in questa sede suggeriamo di «correggere il tiro», focalizzando l’attenzione su almeno quattro aspetti assolutamente determinanti: 1) consolidare il legame tra pianificazione urbanistica e programmazione commerciale; 2) eliminare le distorsio-ni provocate dalla «semplicistica» suddivisione del comparto commerciale in due soli settori merceologici, «alimentare» e «non alimentare», eliminando le distorsioni prodotte dall’equiparare ad esempio, una merceria ad un negozio di automobili; 3) suddividere il territorio regionale in zone omogenee, individuando una sorta di distretti commerciali a dimensione sovracomunale, ai quali applicare una specifica programmazione; 4) accertare costantemente una scrupolosa ap-plicazione delle regole del gioco per evitare comportamenti da parte di talune am-mi-nistrazioni, ingiustificati sotto l’aspetto legislativo quanto pericolosi sotto il pro- fi- - lo dello sviluppo sostenibile»
Su tali proposte, il presidente Galan e l’assessore Conta si sono detti d’accordo e hanno annunciato che è intenzione della Giunta regionale vagliare e definire i nuovi criteri entro febbraio. Galan ha voluto innanzitutto sottolineare che «la 37 è una buona legge, tanto che per essa, come per altri recenti provvedimenti regionali riguardanti il comparto, alcune Regioni ne hanno utilizzato l’impianto legislativo». In particolare, sulla revisione dei criteri e dei principi per il rilascio delle autorizzazioni alle grandi strutture di vendita e per la formulazione dei regolamenti comunali relativi alle medie strutture, Galan ha dichiarato che la nuova regolamentazione «darà un forte indirizzo unitario, che non significherà però centralismo regionale, ma la strada per evitare frammentazioni nell’applicazione o la possibilità di interpretazioni diverse».
Dal canto suo, proprio su questo tema, il presidente della Confcommercio Sergio Rebecca ha sottolineato come la programmazione com-merciale va valutata all’interno di un contesto più ampio, al fine di non stravolgere i de-licati equilibri esistenti a livello territoriale. L’Associa- zio- ne ha negli ultimi anni in-vestito risorse per attivare un istituto appositamente orien-tato verso tali problematiche. Si tratta dell’ISTER, l’istituto per il terziario, specializza- to nell’elaborazione di Piani di Marketing Urbano, che ha già messo al servizio di im-portanti realtà locali le proprie competenze nel campo della programmazione per un corretto sviluppo economico e commerciale del territorio.
Galan ha poi definito soddisfacente la recente regolamentazione del commercio su aree pubbliche sulla quale il presidente Rebecca si era così espresso: «Sia la legge 10 del 2001 che, forse ancor più, le successive delibere della Giunta hanno dimostrato come, di fronte alla comune volontà di lavorare in modo costruttivo, i risultati possano essere soddisfacenti per tutte le parti interessate: dopo anni di lotta abbiamo potuto finalmente disciplinare puntualmente l’attività degli operatori cosiddetti occasionali».

Altro campo di confronto, alquanto attuale, è stato quello degli orari e della deroga prevista per le zone turistiche. «L’individuazione delle Province, peraltro non sempre sollecita, ha creato difficoltà delle quali la Regione non può non farsi carico -ha dichiarato Rebecca -. Alcuni Comuni hanno presentato ricorsi al Tar contro la legge 62 ed altri, fra i quali quelli appartenenti alla fascia pedemontana, chiedono il riconoscimento pur non disponendo dei requisiti previsti dalla Regione e non potendo perciò essere inseriti nella delega alle Province.
«I criteri espressi - ha precisato Rebecca - sono nel complesso condivisibili. Questa legge può essere considerata sostanzialmente equilibrata. Proprio per questo chiediamo alla Regione di invitare le Province a non risparmiare energie nella scrupolosa valutazione dei requisiti presentati dai Comuni specialmente per quanto concerne l’attribuzione della qualifica di Città d’Arte. Allo stesso modo - ha continuato - proponiamo di non inserire con leggerezza le modifiche alla legge 62 proposte da chi vorrebbe allargare a nuove realtà territoriali il riconoscimento di zona turistica: se la legge andrà rivista, a parere nostro occorre innanzitutto riaffermare il principio di fondo, in base al quale il riconoscimento delle zone turistiche e delle città d’arte deve essere finalizzato esclusivamente alla concessione delle deroghe agli orari di apertura dei negozi. E’ chiaro - ha proseguito Rebecca - che se si ravvisasse la necessità di effettuare correttivi, gli stessi dovranno essere concertati e comunque di piccola entità, a fine di non stravolgere il dettato della legge».
Il presidente Galan ha precisato che «la Regione ha a suo tempo emanato una norma restrittiva, proprio per evitare che «tra le maglie larghe» potessero inserirsi interessi di parte e di campanile». «Di fatto assistiamo, comunque,- ha dichiarato Galan - a forti pressioni con motivazioni, a volte, oggettivamente apprezzabili. Nella regolamentazione esistente bisognerà intervenire con delle mini varianti e sarebbe auspicabile che le associazioni del Veneto, interessate alla questione, facessero a tale scopo delle proposte unitarie».
Affrontando la questione-credito Rebecca ha voluto sottolineare che: «La Regio- ne Veneto, con la legge 1 del ‘99 ha operato una scelta precisa e apprezzabile, quella di promuovere l’associazionismo e la cooperazione creditizia agevolando gli investimenti nei settori del commercio e dei servizi a favore delle piccole e medie imprese. Non potendo però più contare sul sostegno rappresentato dalla legge 237, dopo che competenze e fondi sono stati trasferiti alla Regione, le cooperative di garanzia possono fare riferimento solo sulla legge 1. Occorrono, pertanto, alcuni aggiustamenti a questa normativa per sostenere in particolar modo le cooperative». Su questo tema il presidente Galan ha detto che «La Regione è stata avara nello stanziare i relativi fondi alla legge 1», ma che sono possibili aggiustamenti di bilancio, non tanto per le poste relative al credito al comparto, quanto piuttosto, - e se l’argine posto alla falla «sanità» avrà il suo effetto e non richiederà ulteriori risorse regionali - al capitolo di bilancio relativo alla legge 16/98 sulla certificazione di qualità per le imprese del terziario, il quale somma per tutto il 2002 appena 500 milioni di lire.

Rebecca, relativamente al sistema qualità ha puntualizzato: «La legge regionale in materia resta uno strumento essenziale per incoraggiare lo sviluppo della certificazione di qualità e dare impulso all’intero sistema economico del nostro territorio con riscontri positivi non solo per il singolo commerciante, ma per tutta la filiera: dall’industria che si rifornisce presso i rivenditori fino al consumatore finale. Da qui la necessità che la Regione preveda un rapido rifinanziamento di questa legge finalizzato alla riapertura dei termini per la presentazione delle nuove domande, ampliandone l’operatività alle spese di consulenza per la revisione delle norme di imprese già certificate in base alle norme Iso 9000 del 1994. Va ricordato - ha affermato Rebecca - che l’anno scorso più di 300 aziende in Veneto hanno usufruito di fondi regionali per avviare il sistema qualità e per giungere alla certificazione; una cospicua parte d esse, probabilmente, non avrebbe mai iniziato questo percorso senza contributi, visti gli ingenti costi cui devono sottostare le imprese per ottenere l’ambito certificato Iso».

Altro fronte su cui si sono confrontati i due presidenti è stato quello del Turismo. E qui Rebecca ha messo a nudo un grosso problema: «Se il sistema nel suo insieme appare in salute e in grado sia di far fronte a congiunture sfavorevoli che di impostare politiche di sviluppo, la provincia di Vicenza lo è certamente meno. Si «difendono» con difficoltà - ha sottolineato - circa 2 milioni di presenze annue, una quota che rappresenta circa il 3,5-4 per cento del totale Veneto. La presenza di località dotate di migliori risorse a livello di città d’arte, di montagna e di terme, confinano il vicentino ad un ruolo subalterno rispetto ai grandi flussi turistici organizzati, costringendolo, nella migliore delle ipotesi, ad essere una meta «mordi e fuggi» di breve, se non brevissima, durata».
Questa la premessa. Ed ecco ora le osservazioni del presidente della Confcommercio. «La riorganizzazione prodotta dalla legge regionale 13 del 1994 ed il successivo trasferimento delle competenze dalle APT alle Province hanno determinato un meccanismo valido che, tuttavia, deve essere meglio puntualizzato. Esiste, infatti, il concreto rischio di una confusione di competenze e attività fra troppi enti e organismi, cioè Province, Società miste pubblico-private per la promozione, Aziende speciali, Camere di commercio, Consorzi di imprese, Aree metropolitane, Gruppi di Azione Locale, Patti territoriali, Comunità montane, Comuni, Pro-Loco. Il livello di parcellizzazione è tale - ha sostenuto - da rendere il coordinamento sempre più complesso. Non solo: ma gli interessi locali vengono potenzialmente a confliggere gli uni con gli altri. E l’atteggiamento difforme delle Province nell’interpretare l’attuazione della delega in materia di promozione ed accoglienza ne è una prima dimostrazione. Fino a ieri la rete delle Apt, proprio perché a controllo regionale, doveva assicurare un minimo di gestione coordinata. Ma cosa accadrà domani?» Galan ha risposto che «la Regione intende farsi carico della programmazione e della promozione unitaria del turismo veneto. Uno degli obiettivi è di definire in modo puntuale le competenze in materia delle Province». Il presidente della Regione ha anche dichiarato che «un altro obiettivo è quello di portare le presenze turistiche annue dagli attuali 58 milioni, a 75 milioni nel 2005. Come? Fruttando meglio le località minori, che attualmente utilizzano circa il 47% della loro capacità di accoglienza, proprio in virtù del fatto che il turista richiede sempre più mete alternative a quelle tradizionali e frequentate».

Affrontando l’annosa questione della carenza di infrastrutture nel Veneto, sottolineata ancora una volta da Rebecca, Galan ha affermato che «dopo l’avvio del progetto per il passante di Mestre, che vedrà l’inizio dei lavori nel 2003, subito dopo sarà la volta della Pedemontana: tra qualche settimana si conoscerà la società che porterà alla realizzazione l’opera». Sulla Valdastico sud, il presidente regionale ha dichiarato che «non si riesce ad andare avanti perché ci sono troppi interessi campanilistici che ne ostacolano l’iter».
Il confronto tra i rappresentanti della Confcommercio vicentina e della Regione si è spostato poi su temi quali il sistema fieristico e sull’analisi degli interventi a favore delle imprese del terziario agli stanziamenti previsti dalla Regione nel bilancio 2002, confrontandoli con quelli dello scorso anno.
Anche l’assessore Conta ha espresso la volontà di operare in sintonia con l’obiettivo di creare sinergie tra le politiche per il territorio, l’urbanistica e il commercio e ha puntualizzato la necessità di pensare a progetti pilota per preservare e rilanciare le realtà dei centri storici, oggi sempre più sofferenti, soprattutto sul piano commerciale. Relativamente alle altre tematiche emerse durante l’incontro, l’assessore Conta ha evidenziato i punti di vicinanza tra la Confcommercio e la Giunta Regionale: per l’assessore occorre rilanciare la legge sulla qualità, che serve per una strategia prioritaria e vincente. Anche relativamente alle modifiche della legge 37/99 riguardante la programmazione commerciale, Conta ha sottolineato la sintonia tra le osservazioni dell’associazione di categoria e le intenzioni della Giunta del Veneto.

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