CONFCOMMERCIO online
giovedì 14 luglio 2005

SALDI, DA VENERDI’ IN TUTTA LA PROVINCIA DI VICENZA

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Nei negozi di abbigliamento e calzature della provincia di Vicenza, e in generale di tutto il Veneto, le vendite di fine stagione inizieranno venerdì 15 luglio per terminare il 31 agosto. A stabilire tale periodo è la delibera regionale del novembre 2001, che fissa per tutto il Veneto i termini entro quali i commercianti possono vendere a prezzi scontati tutti quei prodotti di carattere stagionale o di moda suscettibili, per queste caratteristiche, ad un notevole deprezzamento nel tempo.
Nel frattempo, monta la polemica dei “falsi saldi”, ovvero dell’anticipo da parte di alcuni negozi degli sconti di fine stagione, questione che da alcuni anni si ripresenta puntualmente anticipando il periodo ufficiale delle svendite e sulla quale Andrea Gallo, direttore delle Confcommercio di Vicenza interviene così: “ La legge regionale fissa nei trenta giorni prima e dopo i saldi il divieto di svolgere vendite promozionali, a meno che non siano posti in vendita prodotti non soggetti a saldi, e la possibilità di effettuare vendite di liquidazione solo in caso di cessazione dell’attività commerciale, di cessione o trasferimento dell’azienda o di trasformazione o rinnovo dei locali. In tutti gli altri casi si violano le regole e, quindi, in caso di controlli da parte della polizia municipale scattano le sanzioni amministrative che variano da 516 a 5 mila euro”.
“Al momento – continua il direttore Gallo - in città non ci risulta siano state elevate contravvenzioni in merito. E nemmeno ci siano particolari diversità rispetto agli altri anni. Le vendite di fine stagione inizieranno regolarmente venerdì prossimo e affinché tutto si svolga nella più limpida trasparenza e secondo regole certe, il personale dell’Associazione sta provvedendo a consegnare a negozianti aderenti all’iniziativa “Saldi Garantiti”, l’apposito cartello che riassume i punti essenziali della disciplina delle vendite di fine stagione e dà al consumatore ulteriori garanzie di correttezza”.
E vediamo quali sono le cinque regole deontologiche ben chiare a tutti gli iscritti al programma “Saldi Garantiti”: 1) accettare le carte di credito e il bancomat per il pagamento; 2) sostituire, in caso di vizi o difetti, il prodotto venduto con eventuali articoli disponibili entro otto giorni dall’acquisto, o rimborsare in alternativa il prezzo delle merce anche rilasciando, qualora il cliente ne faccia richiesta, un buono da spendere dopo la chiusura dei saldi e comunque entro i 30 giorni successivi alla
presentazione dello scontrino fiscale; 3) far provare i capi acquistati su richiesta del cliente, con esclusione della biancheria intima e dei prodotti che per consuetudine non vengono provati; 4) dare preventiva informazione, esponendo un cartello ben visibile, di eventuali riparazioni o adattamenti del capo acquistato a carico del cliente; 5) esporre nella vetrina il materiale informativo inerente l’iniziativa.
Regole certe, quindi, ma è altrettanto vero che l’andamento generale delle vendite e il clima congiunturale degli ultimi anni hanno minato nell’opinione dei dettaglianti, la certezza della validità di una disciplina rigida in materia di vendite straordinarie. Proprio per questo motivo, in ogni mandamento Confcommercio sono in corso assemblee degli operatori commerciali per constatare i problemi e i limiti riscontrati dall’attuale normativa sulle vendite straordinarie. Da qui, partiranno le proposte per affrontare la questione a livello regionale, evidenziando le distorsioni e i possibili rimedi, soprattutto a seguito dell’evidente andamento fiacco delle vendite durante tutto l’anno e della necessità di ridare appeal alle svendite di fine stagione.
“Il vero problema è che in generale la gente ha sempre meno soldi da spendere – dice Renato Corrà, presidente provinciale della Federabbigliamento-Confcommercio - e che molti negozi, nonostante la stagione sia verso la fine, hanno ancora gli scaffali pieni di merce e sempre più l’esigenza di fare “cassa” e di alleggerire il magazzino. Questa situazione interessa più i negozi tradizionali, quelli con un target di clientela media, ossia la fascia di consumatori che più sta risentendo il periodo di crisi generalizzata”.
Ma le svendite di fine stagione hanno ancora una loro validità? “Riprendendo quanto è emerso nel corso delle assemblee mandamentali, posso dire che rappresentano ancora una buona opportunità per molti negozianti – spiega Corrà -. Altri, invece, non la vedono così per il diverso tipo di proposte e di clientela. Prendiamo ad esempio i capi firmati, che hanno acquirenti attenti non tanto alla stagione in corso ma al capo in sé. Il cliente “griffato” già a fine luglio intende comprare il paltò o altri capi invernali e, quindi, in boutique deve esserci già parte dell’assortimento e non le rimanenze della collezione della stagione estiva. Proprio a seguito delle nuove tendenze del mercato, delle diverse esigenze di consumo e per la varietà dell’offerta distributiva, forse è tempo di rivedere qualche aspetto della normativa che disciplina i saldi. Mi spiego: il mercato della distribuzione negli ultimi anni ha ampiamente dato spazio alla grande distribuzione, agli spacci aziendali, ai negozi di “cineserie”, agli outlet, per cui i termini “sconto” o “saldi” vengono usati durante tutto l’anno, addirittura in settori che non centrano niente con l’abbigliamento e le calzature, come, ad esempio, per i salotti o per gli elettrodomestici.
Inoltre, ci sono sempre più marchi della moda che effettuano il riassortimento della merce nei negozi ogni tre settimane e con altrettanta frequenza propongono prezzi ribassati. A guardare bene tutta la questione, quindi, è evidente che i vincoli imposti dalla normativa dei saldi vanno a incidere quasi esclusivamente sui negozi tradizionali. A questo punto, nell’interesse di tutto il settore in generale, è il caso di dire che: o si ritorna a dare un valore effettivo al termine saldi, nel senso di favorire le vere vendite di fine stagione, o è il caso di rivedere la questione e di ridefinire le regole, lasciando maggiore libertà al negoziante di mettere in atto i meccanismi più opportuni di promozione delle vendite”.


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