CONFCOMMERCIO online
lunedì 12 settembre 2005

RINTRACCIABILITA’ DEI PRODOTTI: ALLA CONFCOMMERCIO DI VICENZA UNA GIORNATA DI STUDIO E APPROFONDIMENTO

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Prodotti pericolosi o anche solo potenzialmente a rischio, oppure non conformi a determinati standard di qualità? Se si tratta di alimenti è più che mai opportuno intervenire tempestivamente per procedere al ritiro dal mercato prima che possano nuocere alla salute di qualche consumatore. Su questo punto parla chiaro il regolamento comunitario n. 178 del 2002, entrato in vigore in Italia lo scorso 1 gennaio, che dispone per tutti gli operatori della filiera alimentare (produzione agricola primaria, trasformazione industriale e artigianale, trasportatori, importazione, distribuzione all’ingrosso ed al dettaglio e ristorazione) e dei mangimi, l’obbligo di individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare o qualsiasi sostanza destinata a far parte di un alimento o mangime. Non solo. L’obbligo della rintracciabilità si estende anche a valle, con la necessità, quindi, di dotarsi di sistemi e di procedure per catalogare le imprese alle quali hanno fornito i prodotti. Nel caso poi che le autorità competenti richiedano tali informazioni per procedere al blocco delle merci o all’individuazione delle responsabilità di rischio per la salute, queste devono essere messe a disposizione.
Vista l’importanza di conoscere le norme vigenti in tutte le fasi di pertinenza, la Confcommercio di Vicenza ha organizzato una giornata di studio per gli operatori all’ingrosso. L’incontro, al quale hanno partecipato oltre 60 ditte associate Confcommercio, si è svolto mercoledì scorso nella sede provinciale dell’associazione. L’illustrazione delle disposizioni svolta da Stefano Zocca, funzionario Ascom, è stata preceduta dall’introduzione ai lavori del direttore della Confcommercio Andrea Gallo. “Gli obiettivi generali del regolamento comunitario - ha anticipato Gallo – sono chiari e individuabili nella migliore capacità di governare possibili crisi alimentari, nella maggiore trasparenza da parte dei produttori e nel garantire più sicurezza ai consumatori. Il sistema della rintracciabilità permette, infatti, la messa a punto di un processo che descrive l’origine e la storia del prodotto e traccia il percorso da esso compiuto attraverso le varie fasi della filiera. Oltre al regolamento comunitario - ha poi precisato - non esistono altri fonti normative.
A livello nazionale è già stata predisposta una bozza con le linee guida alle quali gli operatori devono attenersi, ma tale provvedimento non è ancora stato approvato. Al momento, spetta agli addetti del settore individuare il metodo più consono per uniformarsi alle norme in vigore. Come associazione, abbiamo quindi individuato una serie di adempimenti, riguardanti sostanzialmente la documentazione e i tempi di detenzione della stessa, conformi ai principi sulla rintracciabilità dei prodotti. auspicando che la bozza con le modalità precise venga emanata al più presto”.
Nel dibattito tra i partecipanti all’incontro, seguito all’illustrazione delle norme, non sono mancate le domande per risolvere questioni operative, con le quali gli addetti ai lavori si trovano a dover fare i conti quotidianamente e che spesso richiedono la gestione di una notevole serie di documenti cartacei, almeno fintantoché non si opti per un sistema informatizzato. Una “burocrazia” che non agevola di certo l’operatore, ma che rimane comunque necessaria per dare affidabilità ed efficacia alla rintracciabilità del prodotto e al suo utilizzo in caso di rischio.

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