CONFCOMMERCIO online
mercoledì 19 ottobre 2005

CONFCOMMERCIO INDICA UNA PROGRAMMAZIONE COMMERCIALE PER LA CITTA’ ATTENTA ALLE ESIGENZE DEL TERRITORIO

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
La futura programmazione commerciale di Vicenza è il tema di grande attualità in questi giorni e non mancano spunti polemici e imprecisioni, soprattutto riguardo il punto di vista di Confcommercio, l’associazione che a Vicenza rappresenta la stragrande maggioranza degli operatori del settore della distribuzione.
Sbagliata, ad esempio, è la convinzione che si possa delineare un’efficace programmazione dello sviluppo del commercio senza avere un quadro chiaro di cosa, dove e quanto crescerà Vicenza dal punto di vista urbanistico nei prossimi anni. Altrettanto errato è sostenere che Confcommercio voglia bloccare lo sviluppo della rete commerciale della città.
Lo afferma in modo deciso il presidente dell’Associazione, Sergio Rebecca, ribadendo concetti già espressi in passato, non ultimo in occasione del convegno “Quale strategia urbanistica-commerciale per la Vicenza del futuro”, che si è tenuto nella sede dell’Associazione il 29 marzo 2004. “Non vogliamo bloccare nulla – precisa -. Crediamo, invece, si debba prevedere l’insediamento di nuove medie e grandi strutture di vendita solo dove se ne verifichi la necessità di servizio, ovvero in presenza di nuove aree residenziali o in situazioni di carenza di punti vendita sul territorio. E questo – precisa- riguarda solo il comparto alimentare, mentre per il non alimentare, il discorso va impostato in maniera diversa in quanto la situazione dell’esistente non presenta gli stessi problemi”.
In effetti analizzando “i numeri”, i due comparti, alimentare e non alimentare, hanno pesi diversi e tali da giusticare una differente visione di programmi. A Vicenza attualmente, la rete di vendita al dettaglio è formata da 376 esercizi di vicinato alimentare (fino a 250 mq.), per una superficie di vendita totale di 18.667 mq.; sono presenti poi, sempre nel settore alimentare, 30 tra medie strutture (da 250 a 2.500 mq.) e grandi strutture di vendita (oltre i 2.500 mq.), per un totale di 25.626 mq.. Gli esercizi di vicinato non alimentare generico e non alimentare a grande fabbisogno di superficie sono 1.621, per un tolate di 118.909 mq.; esistono poi 102 medie e grandi strutture del non alimentare generico e a grande fabbisogno di superficie, per un toale di 90.058 mq.
Se per gli esercizi di vicinato, alimentari e non, vi è piena libertà di apertura di nuovi punti vendita, per le medie e grandi strutture è da tenere in debita considerazione l’“indice di equilibrio”, che è dato dal rapporto tra la somma delle superfici degli esercizi di vicinato e la somma delle medie e grandi superfici di vendita. Tale parametro, così come stabilisce la legge regionale n. 15 del 2004, rappresenta una situazione di equilibrio quando risulta essere pari a 1, ed è uno dei princìpi programmatori previsti dalle norme sulla programmazione commerciale.
Per Vicenza, l’indice del settore alimentare risulta essere pari a 0, 72 il che significa che le medie e grandi strutture di vendita superano abbondantemente gli esercizi di vicinato, delineando una situazione di saturazione del comparto. L’indice del non alimentare è invece pari a 1,32, il che non comporta particolari problematiche, tant’è che la Confcommercio ha condiviso per questa tipologia di esercizi l’ipotesi di consentire l’apertura, nel rispetto della compatibilità urbanistica, sino a 1.000 mq. e sino ai 2.500 mq, qualora l’indice stesso lo consenta. In ogni caso, invece, l’aperura delle grandi superfici di vendita, quelle superiori a 2.500 mq. sono soggette alla programmazione regionale e quindi possono aprire ed ampliarsi solo attingendo agli obiettivi di sviluppo previsti dalla legge regionale n.15/2004.
Per le medie strutture del settore alimentare, tenendo conto dei dati rilevati e del relativo indice di equilibrio, Confcommercio invece ha indicato al Comune una via precisa: l’apertura di nuovi punti vendita va autorizzata dove vi è la reale necessità, determinata dall’insediamento di nuovi centri abitati, o dove vi è carenza di punti vendita di generi alimentari. Per questo la proposta dell’Associazione riguarda la previsione di un tetto massimo complessivamente autorizzabile di 3.000 metri, in tre anni.
“L’art. 14 della legge regionale 15/2004 – precisa il presidente Rebecca – dà facoltà ai Comuni di restringere le maglie della programmazione di nuove aperture di esercizi commerciali quando la situazione esistente lo giustifichi. Abbiamo quindi proposto al Comune, visto lo stato di oggettiva saturazione del settore alimentare, di stabilire dei contingentamenti validi per tre anni, che possano orientare le nuove aperture in armonia con lo sviluppo urbanistico del territorio. Quindi, da parte nostra, non vi è nessuna preclusione a priori, ma solo l’indicazione di un’attenta analisi sul dove e quando aprire nuovi punti vendita alimentari. E’ evidente che l’insediamento indiscriminato di nuove realtà commerciali andrebbe a scapito dell’esistente, soprattutto comporterebbe la chiusura dei punti vendita più piccoli che difficilmente riuscirebbero a reggere la concorrenza. Ma se così fosse si perderebbero quei negozi che nei vari quartieri hanno svolto, e continuano a svolgere, un prezioso servizio di prossimità, fondamentale per alcune classi di cittadini. C’è da considerare poi un altro aspetto: l’incremento del traffico prodotto dalla necessità di usare l’automobile per raggiungere i centri commerciali, oltre all’inquinamento
diretto, determina la progressiva asfissia della rete viaria, penalizzando tanto il trasporto pubblico quanto l’accessibilità alle zone della città di più vecchio impianto. Alla luce di tutto questo, crediamo che Vicenza non possa permettersi di vedere appassire le sue attività commerciali più tradizionali che rappresentano ancora un elemento catalizzatore di presenze in determinate zone e un fattore di vitalità della città estremamente importante”.

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