CONFCOMMERCIO online
lunedì 06 febbraio 2006

Sergio Rebecca, presidente dell’Ascom replica alle dichiarazioni del consigliere Nani

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
“La presa in giro non è l’indice di equilibrio, ma il fatto che non si decida nulla, che i nostri amministratori non si assumano la responsabilità di definire un regolamento comunale per il commercio, serio, calibrato per Vicenza e coerente con gli impegni elettorali assunti”. Sergio Rebecca, presidente dell’Ascom di Vicenza, replica così alle dichiarazioni rilasciate in un’intervista da Dino Nani, consigliere comunale di Forza Italia. “Invece di affrontare la questione – dice Rebecca –, vale a dire che il commercio di prossimità è un patrimonio che va difeso, e che la programmazione commerciale deve essere vista in sintonia con lo sviluppo urbanistico della città, o si fa finta di non capire o si lascia all’inerzia il potere di arrivare alla soluzione. Credo sia questa la vera presa in giro, attuata con “esperti””.
La soluzione a cui si riferisce il presidente dell’Ascom è già scritta: se il provvedimento non verrà approvato entro il 25 febbraio, infatti, la Regione avocherà a sè questo importante atto amministrativo. “Con la conseguenza – rimarca Rebecca - che non ci sarà così alcuna contromisura per equilibrare, a Vicenza, una situazione già di per sé critica per quanto riguarda il rapporto tra grandi e medie strutture e piccoli negozi, soprattutto nel settore alimentare”.
Contromisure che l’Ascom di Vicenza ha invece chiesto a gran voce e in più riprese al sindaco Hullweck, non ultima la lettera spedita proprio nei giorni scorsi, il 24 gennaio.
Nella missiva l’Ascom ribadisce, tra le altre richieste, la propria contrarietà al rilascio di autorizzazioni all’apertura di medie strutture del settore alimentare fino a 1.000 mq. senza una corretta parametrazione alla popolazione che andrà ad insediarsi nelle varie zone. Chiede inoltre di stabilire che la superficie massima complessivamente autorizzabile per le nuove aperture ed ampliamenti di medio-piccole strutture di vendita del settore alimentare e misto non superi i 5.000 mq.
Per quanto riguarda le medie strutture operanti da almeno tre anni, l’Ascom di Vicenza ritiene che eventuali ampliamenti concessi non debbano superare la misura massima del 20 per cento della superficie originaria e che non se ne permetta il libero trasferimento all’interno delle aree commerciali in cui la città è suddivisa.
Lasciare trasferire liberamente da una parte all’altra della città o dare la possibilità a una media struttura di ampliarsi da 251 mq. a 2.500 mq. – si legge nella lettera - non sarebbe affatto fare programmazione.
Tutte osservazioni, queste, che potrebbero risultare inutili se il Comune non adotterà il regolamento per l’insediamento delle attività commerciali, lasciando mano libera alla Regione.
“Sono tutte proposte – spiega il presidente Rebecca - che mirano a stabilire dei paletti precisi allo sviluppo del commercio nel settore alimentare, in cui già le medie e grandi strutture di vendita superano di gran lunga gli esercizi di vicinato. L’obiettivo è un sistema distributivo in cui vi sia la compresenza di tutte le realtà del commercio, grandi, medie, piccole che siano, affinché i cittadini possano scegliere il servizio più confacente alle proprie esigenze. Le misure che abbiamo proposto non significano blocco delle autorizzazioni alle medie strutture di alimentari, ma i confini nei quali le nuove realtà commerciali vanno inserite. Crediamo si debba prevedere l’insediamento di nuove medie strutture di vendita solo là dove se ne verifichi la necessità di servizio, ovvero in presenza di nuove aree residenziali o in situazioni di carenza di punti vendita sul territorio”.
“Affermare come fa il consigliere Nani - continua Rebecca – che “è lo strumento urbanistico a regolare la dislocazione delle strutture di vendita” è inaccettabile. Questa sarebbe programmazione? Non si sa quale sarà il futuro urbanistico della città, poiché nessuno sa cosa, ad esempio, succederà in “zona Fiera” o per altre importanti aree del territorio comunale, e si viene a dire che sarà lo strumento urbanistico a regolare lo sviluppo del commercio? Non prendiamoci in giro e affrontiamo, invece, una programmazione seria che tenga conto della nostra realtà locale e che può essere, lo sottolineo, ricalibrata se necessario o comunque dopo tre anni”.
“Vicenza corre seriamente il rischio - mette in guardia il presidente dell’Ascom provinciale - di non avere una adeguata fisionomia commerciale e, soprattutto nel settore alimentare, di veder chiudere in futuro gli ormai pochi piccoli esercizi che garantiscono un prezioso servizio di vicinato a tutto vantaggio delle grandi superfici di vendita. E la responsabilità di una situazione che rischia di degenerare sta tutta nell’incapacità, da parte dell’amministrazione comunale, di prendere decisioni che andrebbero a vantaggio di molti e contro gli interessi particolari di qualcuno. E questo nonostante la tutela degli esercizi di vicinato fosse uno degli impegni presi dal sindaco Hullweck in campagna elettorale”.
Il presidente Rebecca fa riferimento alla lettera aperta, pubblicata su “Il Giornale di Vicenza” il 5 giugno 2003, dove il sindaco scrive: “Per quanto riguarda invece gli esercizi di vicinato, pesantemente penalizzati dalle grandi strutture di vendita, sono fortemente convinto che vadano sostenuti come patrimonio di Vicenza e della nostra società e poiché sono perfettamente a conoscenza che i fatti sono meglio delle parole, mi basta fare presente che i piani urbanistici approvati NON prevedono alcuna nuova grande struttura di vendita”.
Ricordiamo che nel 2003 per grandi strutture di vendita si intendevano quelle con superficie superiore ai 1.500 mq.
“Evidentemente, nel frattempo, le cose sono cambiate – continua -e pare stiano più a cuore gli interessi degli immobiliaristi, che una volta costruito lo stabile possono far rientrare nel prezzo anche “l’automaticità” all’apertura dell’attività di media dimensione, piuttosto che le aspettative dei piccoli commercianti e l’interesse dei cittadini a godere di un servizio di prossimità”.
“Se vogliamo parlare di presa in giro – conclude Rebecca - credo non sia il caso di fermarsi all’indice”.

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