CONFCOMMERCIO online
martedì 09 gennaio 2007

RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA ESAC CAPOFILA DI UN PROGETTO REGIONALE

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Valorizzare le risorse umane, tutelare l’ambiente, rispettare un codice etico, rendersi disponibile a contribuire al benessere della comunità: sono questi i principi cardine della Responsabilità Sociale d’Impresa (detta anche CSR, ovvero Corporate Social Responsability). Un concetto per certi versi nuovo, che si sta affermando non solo come valore generico, imperniato magari sull’apertura dell’azienda ai temi del sociale, ma anche come vero e proprio sistema organizzativo, con effetti positivi sulla competitività delle imprese in quanto migliora i rapporti con clienti e fornitori oltre che con il territorio in cui l’attività è inserita. E proprio con questa filosofia, Esac, l’Ente servizi dell’Associazione Commercianti di Vicenza, è stato capofila delle Ascom venete in un progetto che aveva l’obiettivo di creare un modello di responsabilità sociale d’impresa dal quale gli enti di formazione del sistema Confcommercio Veneto trarranno utili indicazioni. Non solo: il progetto, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ha allargato il proprio raggio d’azione definendo dei modelli specifici di Responsabilità sociale d’impresa anche per la distribuzione organizzata, le aziende del settore turismo e quelle orientate all’internazionalizzazione.
“Il lavoro portato a termine – è il commento di Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza – va considerato sotto molti aspetti come pionieristico e non a caso ha ricevuto notevoli consensi, nel corso di una giornata di studio tenutasi nelle scorse settimane a Marghera, sia da parte di Unioncamere Veneto, sia da parte della Fondazione I-CSR, che ha tra i propri soci, oltre all’Unioncamere nazionale, anche l’Inail, il Ministero del lavoro e l’Università Bocconi”.
In effetti, ad oggi, la valutazione delle azioni “socialmente responsabili” di un’impresa si basano su dei principi piuttosto generici, tratti dal Libro verde della Comunità europea e formalizzati attraverso un protocollo d’intesa tra Ministero del lavoro e Unioncamere.
Ogni Camera di Commercio, poi, a livello territoriale, ha il compito di divulgare la cultura della responsabilità sociale d’Impresa attraverso specifici sportelli CSR. “Ma all’individuazione di buone prassi su questa materia deve chiaramente aggiungersi anche un sistema pratico per individuare se le proprie azioni rientrano o meno nell’alveo della Responsabilità sociale d’impresa, anche perché, in verità, molte aziende sono già, in parte, “socialmente responsabili” senza rendersene veramente conto.
“Ciò ha anche, tra l’altro, un risvolto economico in quanto – continua il presidente Rebecca – i finanziamenti pubblici, come ad esempio i bandi regionali, prestano sempre più attenzione a questi aspetti”. Da qui, ma non solo, nasce dunque la decisione di creare un modello per la CSR degli organismi di formazione di Confcommercio nel Veneto. Un modello mirato a migliorare le relazioni di questi enti con l’esterno e quindi con gli allievi, ma anche con i docenti, con i soci, con i fornitori e in generale con il territorio in cui operano. “Proprio sperimentando su di noi gli aspetti positivi di un’organizzazione attenta alla responsabilità sociale abbiamo, poi, voluto calare il modello su realtà che hanno un forte impatto sul territorio, come la distribuzione organizzata, le aziende turistiche e quelle orientate all’internazionalizzazione – afferma Rebecca -. Questo perché non si deve pensare che l’adozione di linee guida socialmente responsabili riguardi solo qualche imprenditore illuminato e ben disposto alla beneficenza. Come dimostra una recente indagine del Centro Studi Unioncamere, esistono anche vantaggi funzionali ed economici: da un lato, infatti, i consumatori sono disponibili anche a pagare di più per un prodotto di un’impresa socialmente responsabile verso la collettività, l’ambiente, i lavoratori. Dall’altro le stesse imprese orientate al CSR hanno dichiarato di averlo fatto principalmente perché questo tipo di organizzazione porta ad una riduzione dei costi e ad un aumento di efficienza”.

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