CONFCOMMERCIO online
lunedì 22 gennaio 2007

I GESTORI VICENTINI DI IMPIANTI STRADALI SI PREPARANO ALLA PROTESTA CONTRO LA LIBERALIZZAZIONE DEL SETTORE

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
I gestori vicentini della Figisc – Confcommercio sono pronti a chiudere gli impianti di carburanti, così come annunciato dalle organizzazioni nazionali di categoria, in segno di protesta al paventato provvedimento del Governo sulla liberalizzazione del settore, che prevede, tra l’altro, la possibilità di favorire l’ingresso della Grande distribuzione nel comparto della vendita delle benzine.
“Non conosciamo ancora né le modalità, né quando potrà essere attuata la chiusura dei distributori – dice Gastone Vicari, presidente provinciale della Figisc-Confcommercio, a cui aderisce la maggioranza degli oltre 300 impianti di Vicenza e provincia -, queste decisioni verranno prese nella riunione unitaria degli organismi dirigenti delle organizzazioni nazionali, incontro in programma lunedì prossimo”.
“Ciò che è certo – continua il presidente Vicari - è che non possiamo stare a guardare e accettare passivamente che il Governo pensi di intervenire, con provvedimenti estemporanei e senza alcun preventivo confronto con le organizzazioni di categoria, sulle regole del settore, mettendo a repentaglio il futuro professionale dei gestori. Si è ben capito, infatti, che il vero obiettivo del Governo sarebbe non tanto il contenimento dei prezzi dei carburanti, quanto quello di introdurre una legislazione di vantaggio per la Grande distribuzione che potrebbe così agevolmente aprire nuovi impianti senza sottostare alle regole nazionali e regionali vigenti. Negli ultimi anni in Italia sono stati aperti centinaia di nuovi impianti e non si capisce perché non siano tutti della Gdo, che è comunque presente nel mercato italiano con dei propri distributori di carburanti. Solo perché questo interlocutore è forte e potente, è davvero interesse generale del Paese chinarsi alle richieste e concedergli regole di favore tutte speciali?”
“La sbandierata riduzione dei prezzi delle benzine alla pompa, che, ovviamente, raccoglie il totale consenso dell’opinione pubblica – spiega Vicari –, diventerebbe davvero realtà se il Governo intervenisse seriamente sulla leva fiscale per ridurre il peso delle accise che gravano sul costo finale. Circa il 60 % del prezzo alla pompa è, infatti, costituito da imposte
Il consumatore inoltre deve tenere presente che i 5 -10 centesimi di risparmio su ogni litro di carburante sono possibili anche servendosi nell’attuale rete di distribuzione, basta optare per gli impianti “fai da te” o degli sconti attuati dai vari marchi”.
Anche se la rete distributiva di carburanti italiana può essere migliorata, si può comunque affermare che il sistema funziona e resta tuttora valido proprio per le caratteristiche che lo contraddistinguono. Innanzitutto la capillarità territoriale: mediamente in Italia esiste un impianto ogni 13,4 kmq di territorio, contro, ad esempio i 37,4 kmq. della Francia. Esiste un’ampia scelta tra le opportunità di prezzo e di servizio. Vi sono gestori di impianti su tutto il territorio che hanno una professionalità che viene esercitata per servizi dedicati all’auto: dalle piccole riparazioni, alla sostituzione di piccoli accessori, ai lavaggi, ecc.
“Se si optasse per la realizzazione di una rete scarna ed essenziale, conseguenza di un riassetto della rete degli impianti dovuto alla presenza sul mercato di nuovi, forti concorrenti – conclude Vicari- tutto questo difficilmente riuscirebbe a sopravvivere e si andrebbe incontro ad una serie di gravi problemi, per primo la desertificazione della rete distributiva, così com’è avvenuto in Francia, dove l’automobilista deve percorrere decine di km. prima di poter trovare un altro impianto di rifornimento; si assisterebbe, inoltre, ad una riduzione delle opzioni di scelta del consumatore e, ancora, alla perdita di trasparenza del prezzo. Per questo, e per salvaguardare il nostro futuro, non ci resta che far fronte compatto alla protesta che verrà messa in atto dalle organizzazioni nazionali se non arriveranno segnali che rassicuranti sulle prossime intenzioni del Governo”.

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