CONFCOMMERCIO online
mercoledì 14 marzo 2007

DOMANI NIENTE BUONI PASTO MA UN CAFFE’ IN OMAGGIO

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Nella giornata del No Ticket day, tutti coloro che si recheranno in un pubblico esercizio a consumare il pranzo capiterà di vedersi rifiutare il ticket restaurant come pagamento della consumazione, ma si vedranno anche offrire gratuitamente dall’esercente, aderente all’iniziativa, il caffè di fine pasto.
Domani 15 marzo, infatti, i titolari di bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, tavole calde di tutta Italia si mobilitano contro una sentenza del Tar del Lazio che riporta nel caos il settore dei buonipasto. La FIPE-Confcommercio, la federazione nazionale dei pubblici esercizi, che ha proclamato l’agitazione, ha così pensato di alleviare il disagio causato ai consumatori, offrendo loro il caffè o un’analoga consumazione.
E da una verifica effettuata oggi dagli uffici della Confcommercio di Vicenza sarà altissima anche in città l’adesione alla protesta.
Come detto, il buono pasto non sarà accettato come forma di mobilitazione della categoria contro una sentenza del Tar Lazio, che annulla alcune parti del Dpcm 18 novembre 2005 con cui si metteva ordine in un settore che già due anni fa aveva vissuto un lungo periodo di agitazione. La partita in gioco non è da poco, perché il settore dei buonipasto, a livello nazionale, ha un fatturato di 2,5 miliardi di euro l’anno, convenziona 100.000 pubblici esercizi e garantisce pasti a 2,5 milioni di lavoratori.
La contestazione potrebbe essere replicata anche in altre giornate e non sarà l’unica azione. FIPE nel frattempo ha già formalizzato il ricorso al Consiglio di Stato assieme a Fida (Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione), ad Anseb (Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto) e alcune società emettitrici per richiedere la sospensiva della sentenza che crea un danno grave e irreparabile al settore.



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Ricordiamo che il primo “No ticket day” sfociò circa un anno e mezzo fa in 2 settimane di sciopero, diventando un caso politico, fino a che non ci fu l’emanazione di un decreto ad hoc, il famoso il DPCM ora “impallinato” dal TAR, con cui l’allora Ministro delle Attività Produttive, Claudio Scajola, aveva riordinato la materia, placando il malcontento dei pubblici esercizi, in agitazione per le commissioni divenute troppo alte.
Ora però, la decisione del TAR del Lazio rigetta gli esercenti nella confusione e nella preoccupazione: “Il DPCM - spiega Lorenzo Rizzi, presidente provinciale della Fipe – Confcommercio - dava per la prima volta regole certe ad un mercato che da solo non riusciva più a regolamentarsi. In particolare metteva ordine nel sistema di gara, imponeva alle società emettitrici di possedere alcuni importanti requisiti di solvibilità e definiva i rapporti tra gli emettitori e gli esercenti, ponendo delle garanzie sui tempi di pagamento. Ora si torna nel caos, proprio quando si era riusciti finalmente ad avere una legge che metteva d’accordo tutti”.
Sin da oggi all’interno dei pubblici esercizi sono state affisse le locandine che avvertono i clienti del “No ticket day”, con le motivazioni della protesta.


ALCUNI DATI PER VICENZA E PROVINCIA (stime)

- valore medio buono pasto: circa 5 euro
- numero buoni pasto utilizzati in un anno a Vicenza e provincia: 3.000.000 circa
- valore volume d’affari in città e provincia: 15 milioni di euro
- numero esercizi convenzionati a Vicenza e provincia che accettano i ticket: 400
- valore medio percentuale di commissione che l’esercente paga: 8-10%
- aziende emettitrici buoni pasto: 14
- percentuale sconto medio richiesto dai datori di lavoro agli emettitori:
fino al 18%


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