CONFCOMMERCIO online
lunedì 11 febbraio 2008

CILIEGIE CARE? COMPRARE ARANCE DI STAGIONE

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
“Ma chi l’ha detto che non si possano gustare le ciliegie a febbraio? Ed è un peccato mortale che un fruttivendolo possa venderle nel suo negozio se sa che andranno comunque vendute?” a chiederlo è Andrea Gallo, direttore dell’Ascom – Confcommercio di Vicenza, riferendosi alle “strane crociate” intraprese in questi giorni dalla Coldiretti contro la distribuzione commerciale. “E’ chiaro- continua Gallo- che le ciliegie a febbraio, non sono né un prodotto di stagione, né un prodotto locale, pertanto il prezzo sarà alto, come un qualsiasi articolo di lusso. Nessuno si fa tanta meraviglia o fa polemiche perché si vendono anche le Ferrari anziché solo le Fiat Punto”.
“I nostri fruttivendoli – spiega Gallo - proprio per spingere i consumatori ad una spesa più consapevole, che privilegi gusto e qualità, a prezzi convenienti, hanno da tempo intrapreso l’iniziativa “Il salvaspesa”, con la quale il negoziante si impegna a consigliare e segnalare l’acquisto di frutta e verdura di stagione, possibilmente di provenienza locale, vale a dire prodotti che, se acquistati nel loro giusto periodo di produzione, offrono il meglio sia in termini organolettici e nutrizionali, che di convenienza rispetto ad altri prodotti, ugualmente acquistabili in negozio”.
A tal proposito i negozianti de “Il salvaspesa” in questo periodo propongono, ad esempio, ottime arance, al prezzo totale di 2 euro per 3 kg; mele a 1 euro al kg, che sono diverse da quelle ad alta digeribilità, di qualità “annurca”, acquistabili a 2,80 euro al kg, ma comunque sempre mele selezionate, di stagione e, quindi, apprezzabili anche nel gusto. Per la verdura si risparmia, e si mangia bene, se si acquistano: cavolfiori, prezzo massimo al consumatore, 80 centesimi di euro al kg (uno basta per due persone, spesa massima 50 centesimi); verze, 1,20 al kg; broccoli bassanesi, la prima scelta è a 1,80 euro; radicchio tardivo di Treviso a 3,80 euro al kg.
L’impegno degli operaratori Confcommercio del comparto ortofrutta va, quindi, verso l’incentivazione al consumo di prodotti di stagione, meglio se locali, ma c’è da tenere presente che, in una logica di modernizzazione e globalizzazione dell’offerta distributiva, la gamma di prodotti dei negozi più specializzati diventa sempre più vasta, fino a comprendere frutta e verdura provenienti da ogni parte del mondo, per tutto il tempo dell’anno e in grado di soddisfare anche le esigenze più esclusive. E non va poi dimenticato che il consumatore ha anche a disposizione un’ampia possibilità di tipologie distributive dove poter fare la spesa (dal negozio specializzato al banco dell’ambulante, dal supermercato al discount), scegliendo tra prodotti diversi per qualità e prezzo, ma anche il punto vendita in base al servizio offerto; nei tanti piccoli negozi di frutta e verdura specializzati, ad esempio, gran parte dei prodotti ortofrutticoli sono selezionati, toelettati, pronti per la cottura o il consumo, proprio perché il consumatore ha sempre meno tempo da dedicare alla spesa e alla preparazione dei pasti.
“Fare del sensazionalismo sui prezzi – aggiunge il direttore dell’Ascom Gallo - è quanto mai inopportuno, poiché non sono certo le ciliegie o i crostoli la vera questione su cui è doveroso riflettere. Il vero problema è il potere d’acquisto della maggioranza delle famiglie, che da anni non cresce, stretto tra la morsa dell’eccessivo livello della tassazione e il continuo aumento delle cosiddette spese incomprimibili, quali affitti, acqua, luce e gas, servizi bancari. Di fronte a tutto questo, che richiede interventi, seri, immediati, meraviglia non poco, l’attacco ad “alzo zero” attuato da Coldiretti nei confronti del sistema distributivo, accompagnato da proposte “risolutive”, del tipo, farsi i crostoli in casa, comperare dal contadino, o lasciar perdere le ciliegie a febbraio... Francamente queste cose appaiono più come facili espedienti per cercare di far accaparrare alla loro categoria una fetta di mercato in più e per consolidare un consenso all’interno del proprio ambito associativo, piuttosto che proposte serie, vantaggiose per il consumatore, sulle quali discutere”.
“Infine – conclude Andrea Gallo - per ciò che concerne l'etichettatura e la provenienza dei prodotti di ortofrutta acquistabili nei vari punti vendita di città e provincia, i fatti dimostrano non solo vengono rispettate le normative in vigore, ma anche che molte attività di frutta e verdura della provincia, oggetto di recente di verifica da parte dell'AGEA, sono risultate in regola con gli adempimenti prescritti”.


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