CONFCOMMERCIO online
mercoledì 28 maggio 2008

ALLA FACCIA DEI VANTAGGI DELLA FILIERA CORTA!

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Coldiretti ce l’ha venduta come la soluzione al problema del caro prezzi, come la panacea ai “mali”, tutti presunti, della tradizionale filiera distributiva: stiamo parlando della vendita diretta ai consumatori da parte dei produttori agricoli. Ma basta qualche semplice comparazione dei prezzi per accorgersi che l’idilliaco scenario dipinto dai fautori di questo sistema di vendita – che si tratti di acquisto diretto in azienda, di posteggi ambulanti o dei favoleggiati “farmer market” – è poco più che un’illusione.
Un esempio? Prendiamone uno di assoluta attualità: gli asparagi. Comprarli direttamente dal produttore, magari fermandosi lungo la strada nella zona degli asparagi per antonomasia, vale a dire il Bassanese, può costare 6,5 euro il chilo e, se si è fortunati, anche 5 euro il chilo. Ma se la spesa la facciamo in negozio, dal fruttivendolo sotto casa, un prodotto della stessa qualità possiamo tranquillamente trovarlo a 4,5 euro il chilo.
Dunque il produttore più caro del negoziante? In molti casi pare proprio di si, con buona pace della sbandierata filiera corta. E non si tratta dell’unica pecca di un sistema di vendita tanto celebrato, quanto poco trasparente.
Cartelli dei prezzi occasionalmente esposti, impossibilità di verificare provenienza e qualità della merce venduta, convenienza spesse volte inesistente rispetto ai canali tradizionali: questa la situazione messa in luce da un’indagine della Confcommercio di Vicenza, iniziata lo scorso aprile e relativa alla vendita diretta di ortofrutta da parte dei produttori. Macchina fotografica e taccuino alla mano alcuni funzionari dell’associazione, coadiuvati da esperti, hanno visitato i banchi dei produttori presenti in alcuni importanti mercati del Vicentino, oltre che i così detti “posteggi isolati” collocati lungo le strade (solitamente in prossimità dell’azienda agricola) e hanno realizzato un confronto, nello stesso giorno, tra la merce e i cartelli informativi esposti dai commerciali e quelli dei produttori.
Ne è uscito, come si diceva, un quadro composito e comunque non rispondente a quell’aurea di convenienza, eticità e sostenibilità ambientale con il quale sono state propagandate queste forme di vendita. “Partiamo da una legislazione certamente lacunosa per i produttori da un punto di vista di tutela del consumatore e di grave disparità con i commercianti – spiegano dalla Confcommercio di Vicenza -. Infatti i nostri operatori, in sede fissa o ambulanti, sono sottoposti sia alla legge Bersani – che, giustamente, impone di indicare sempre i cartellini prezzi – sia alle norme sulla tracciabilità e qualità dei prodotti e quindi all’obbligo di indicare la provenienza e le caratteristiche delle merci vendute. I coltivatori possono invece mettere in vendita qualsiasi merce, anche non di propria produzione, senza alcun obbligo, quanto meno di informazione al cliente”.
I contadini possono dunque, nella vendita, fare praticamente ciò che vogliono, non essendo assoggettati ad alcun obbligo di legge. Ciò non toglie però che non si possono poi presentare come quelli che potrebbero risolvere i problemi economici dei consumatori se non permettono, con il loro comportamento, una reale comparazione dei prezzi. Non possono dirsi autentici fautori di una valorizzazione delle produzioni locali se il consumatore deve fidarsi “sulla parola” rispetto alla reale provenienza dei prodotti. Non possono arrogarsi alcun titolo di merito sulla “qualità” della merce se non garantiscono un minimo di informazione al consumatore a livello di rintracciabilità.
E tutto ciò è confermato anche da alcuni inequivocabili fatti.
L’indagine dell’Ascom ha rilevato che su 21 produttori visitati, 10 non avevano alcun cartellino del prezzo esposto sulla merce o lo esponevano solo su alcuni prodotti. La sorpresa è stata poi vedere che molti produttori vendevano, dichiaratamente, più che merce “a chilometri zero” merce a “chilometro doppio o triplo zero”: ad esempio meloni siciliani, arance di Sicilia, zucchine “italiane”, pere willians dell’Argentina, carciofi sardi, patate di Sicilia.
Ma la Coldiretti non additava al pubblico ludibrio la vendita di prodotti “non locali” perché ciò comporta consumi di enormi quantità di combustibile e il conseguente inquinamento dell’aria?
Infine il capitolo prezzi: anche in questo caso non mancano i punti interrogativi sulla reale convenienza dei produttori rispetto ai dettaglianti. Ascom ha documentato nello stesso mercato, nello stesso giorno e per la stessa tipologia e qualità del prodotto, alcune sostanziali differenze. Ecco alcuni esempi. Per 1 kg di spinaci: prezzo del produttore 1,50 euro; prezzo dell’ambulante 1 euro. Carciofi “mame Italia”: prezzo del produttore 6 euro per 10 carciofi; prezzo dell’ambulante 6 euro per 20 carciofi. Coste e catalogna: prezzo del produttore 1,30 euro al kg; prezzo dell’ambulante 2 euro per tre kg di prodotto. Zucchine: prezzo di vendita del produttore: 1,80 al kg; prezzo dell’ambulante 3 euro per tre kg.
“si tratta di differenze non giustificate – è il commento della Confcommercio di Vicenza – e tanto meno se si considera che per l’imposizione fiscale esiste una politica dei “due pesi e due misure” con cui vengono trattati commercianti e coltivatori. Non solo: negozianti e commercianti su aree pubbliche devono sostenere una serie di costi fissi quali affitti, illuminazione, asporto rifiuti, etc.., che i produttori non hanno. Insomma, siamo in una situazione di assoluta disparità da un punto di vista della concorrenza, della quale evidentemente molti produttori hanno deciso di approfittare realizzando notevoli guadagni sulle spalle dei consumatori, con buona pace per la tanto decantata convenienza e trasparenza. Non si spiegherebbe altrimenti perché i prezzi al pubblico sono spesso migliori dai negozianti, ultimo anello della filiera distributiva, piuttosto che dal contadino che la filiera ha deciso di saltarla a piè pari. L’impressione è che nel salto, l’unico a guadagnarci sia spesso il contadino”.
Risulta, quindi, confermato ciò che l’esperienza ed il buon senso dicono da sempre: il migliore alleato del venditore, capace ed onesto, è il consumatore attento.

Condividi

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su LinkedIn Invia questa pagina ad un amico