CONFCOMMERCIO online
lunedì 01 settembre 2008

Coldiretti, basta consigli. Il consumatore non è uno sprovveduto

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
“Siamo un po’ divertiti, un po’ contrariati, ma comunque stanchi del novello Solone che pontifica senza avere la minima cognizione degli effettivi meccanismi di formazione dei prezzi e dell’andamento del mercato.
Dopo aver fornito con assiduità banali indicazioni su dove posizionare gli alimenti durante il trasporto in auto, come farsi i crostoli in casa evitando di essere depredati dai pasticceri e dai fornai e sull’opportunità di farsi da sé i panini, acquistando gli ingredienti nelle aziende agricole, ora ci aspettiamo che il presidente della Coldiretti proponga di dotare le massaie di zangola per farsi il burro in casa, di ritornare all’autarchico farsi i guanti con la pelle di pesce, tostare in casa qualche surrogato come succedaneo del caffè.
Stando ai suoi consigli, che ci sembrano più della signora Petronilla che da presidente di categoria, Diego Meggiolaro evidentemente crede che i consumatori siano tutti degli sprovveduti, facili da imbrogliare e con tanto tempo a disposizione per potersi fare in casa la pasta e il pane, andare nell’orto del contadino a raccogliere la frutta e la verdura, a fare dei bei panini imbottiti, il tutto per “evitare” di andare nei negozi o al bar. La soluzione del problema, invece, non è certo “il fai da te”, ma creare le condizioni economiche generali perché calino i prezzi e i redditi delle famiglie tornino a salire”. Commenta così Andrea Gallo, direttore della Confcommercio di Vicenza, l’attacco della Coldiretti ai commercianti e agli esercenti, che va avanti da tempo e che imputa alla categoria le cause del “caro vita”. Sull’ultimo intervento di ieri del presidente dell’Associazione dei coltivatori, quello riguardante i costi dei panini in centro storico, commenta: “L’intervento del presidente Meggiolaro è ridicolo e risibile, nonostante i toni siano così seriosi da far pensare che il problema ci sia. Un panino a 4 euro? Dove? E che tipo di panino era? E se anche fosse, perché screditare in generale tutti gli esercenti del centro storico, facendo di ogni erba un fascio? A noi risulta che mediamente il costo di un buon panino in un bar del centro sia tra i 2,50 – 3 euro, poi si può spendere di meno e anche di più a seconda della quantità e del tipo di ingredienti del sandwich acquistato, del servizio e dell’ubicazione del locale. Lo stesso prezzo che si applica mediamente nelle altre città come Vicenza, e meno che nei ristori lungo le autostrade”.
“Lo sanno tutti – rincara poi Gallo - che se si acquista un pezzo di pane e due fette di prosciutto e ci si fa un panino, ci spende meno che al bar! Ma è una banalità pura e semplice considerare che il costo di un panino al bar sia dato dalla semplice sommatoria del costo degli ingredienti che servono per farlo. Chi entra in un locale, per una pausa lavoro, per fare una sosta, soprattutto se è un turista, lo fa perché sa che può ristorarsi in un locale accogliente, con aria condizionata o riscaldato a seconda delle stagioni; sedersi ad un tavolo; utilizzare i servizi igienici; ordinare al cameriere quello che meglio crede, ascoltare musica … Apprezza, cioè, e paga, un servizio che non risulta specificatamente nello scontrino, ma che è evidente sia compreso nel prezzo della consumazione, e che possa variare a seconda della tipologia del locale. Diversamente, stando ai consigli della Coldiretti, dovremmo tutti acquistare una bella pagnotta e due fette di prosciutto, magari direttamente dal contadino (sempre che il contadino sia disposto a vendere due fette e non l’intero prosciutto) e mangiare per strada, ordinanze comunali permettendo! Fortunatamente, ciascuno può ancora scegliere, usando soprattutto il buon senso”.
Il direttore della Confcommercio, comunque non sottovaluta il problema del “caro vita”. “Il consumatore di oggi - dice - ha seri problemi a cui far fronte. Primo fra tutti quello di dover far quadrare il bilancio, distribuendo il proprio reddito tra i mille rigoli delle spese quotidiane e di quelle cosidette “incomprimibili” quali elettricità, acqua, gas, trasporti e spese mediche e farmaceutiche, rate del mutuo, imposte e tasse e così via. E proprio per questo sta diventando sempre più attento e selettivo nello spendere. E come dargli torto! Di questo sono ben consapevoli negozianti ed esercenti. Ma al di là dell’impegno degli operatori del settore commercio e dei pubblici esercizi di mantenere il più possibile calmierati i prezzi, a vantaggio sì del cliente ma anche dello stesso negoziante, che altrimenti vedrebbe diminuire i volumi delle vendite, occorre però che questo impegno sia condiviso lungo tutta la filiera a monte. E’questa, infatti, la condizione fondamentale per far sì che riduzioni dei costi delle materie prime si riflettano nei listini praticati alle imprese del commercio e, conseguentemente, nei prezzi di offerta ai consumatori finali. Prezzi che, peraltro, risentono anche della crescita di tutti gli altri costi a carico delle imprese, a partire dall’impennata dei costi energetici e dei trasporti. Ed è da ricordare, infine, che l’attuale pesantissimo livello di tassazione è dovuto anche agli aiuti diretti ed indiretti al mondo agricolo”.


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