CONFCOMMERCIO online
giovedì 04 febbraio 2010

CIS, IN UN DOCUMENTO IL NO UNANIME DEI PRESIDENTI CONFCOMMERCIO

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Ennesimo no, compatto e unanime, alla costruzione di un nuovo centro commerciale all’interno del CIS, il Centro Intermodale Merci e Servizi che dovrebbe sorgere a Montebello Vicentino tra la Regionale 11 e la ferrovia. A ribadirlo sono i dirigenti delle delegazioni comunali Confcommercio dell’area potenzialmente interessata dall’insediamento, che si sono riuniti nella sede mandamentale di Lonigo per fare il punto della situazione.
La contrarietà, che conferma la posizione assunta da tempo dai vertici dell’Associazione provinciale, è stata ora messa nero su bianco, in un documento che è stato inviato al presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, al presidente della Provincia di Vicenza Attilio Schneck e a tutti i sindaci dei comuni della zona, compreso il primo cittadino di Vicenza.
Nel testo, sottoscritto dal presidente della Confcommercio provinciale Sergio Rebecca, si sottolinea come il possibile insediamento di una grande struttura di vendita nell’area sia in palese contrasto con gli indirizzi di programmazione territoriale superiore, dal momento che il PTRC – Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, recentemente adottato dalla Giunta regionale -, conferma l’area CIS come piattaforma complessa regionale e non la inserisce tra le aree produttive con tipologia prevalentemente commerciale. Una simile ipotesi, infatti, risulterebbe incoerente rispetto all’orientamento, espresso recentemente dalla Regione, di privilegiare la realizzazione di eventuali nuove grandi strutture di vendita nei centri storici e non nelle periferie.
Secondo i dirigenti della Confcommercio, la costruzione di un centro commerciale nell’area Cis comporterebbe preoccupanti conseguenze sul sistema infrastrutturale locale, del tutto inadeguato a sopportare un aumento dei volumi di traffico. Ma ciò che più sarebbe messo a rischio è il tessuto socio-economico dell’intera area, poiché subirebbe una irreversibile disarticolazione della rete di vendita esistente. Tutto ciò – come si legge nel documento - “minando alla radice ogni possibilità di rivitalizzare l’offerta commerciale, a partire da quella dei centri storici dei piccoli comuni confinanti, con la prevedibile chiusura dei piccoli esercizi localizzati negli attuali ambiti residenziali”.
I possibili vantaggi economici quindi, ricadenti sul bilancio del comune prescelto per l’insediamento, si tradurrebbero, quindi, in sicuri disagi per i cittadini di tutti i comuni interessati, specialmente quelli di età più anziana, che usufruiscono del servizio di prossimità fornito dai negozi tradizionali. E’ prevedibile, infatti, che molte attività commerciali esistenti a Montebello e nei comuni contermini vedrebbero ridotto il proprio volume d’affari e che i piccoli negozi non avrebbero alternative alla chiusura definitiva.
Sul piano tecnico, nella lettera inviata agli amministratori pubblici dalla Confcommercio si propone, secondo gli orientamenti espressi dal PTCP – Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, in corso di adozione da parte della Provincia di Vicenza -, di riqualificare, prima di ulteriori insediamenti commerciali, le numerose e consistenti aree produttive dismesse o in via di dismissione lungo la “strada mercato” situata nell’asse Verona – Vicenza. Un’ulteriore proposta è di attuare all’interno dell’area del CIS la prevista zona produttiva intercomunale, creando una piattaforma integrata logistico-produttiva, visto che da più parti si considera non più attuabile e fuori mercato una semplice destinazione logistica a centro intermodale.
Una considerazione non trascurabile nel documento della Confcommercio viene riservata alla questione del “valore” dell’area sede del nuovo centro. “La zona CIS è stata acquisita dalla società CIS Spa a valori contenuti, dichiarando la finalità pubblica “per area logistica” – si legge nel documento - e non certo per creare un centro commerciale, nel qual caso, si immagina, il prezzo sarebbe stato notevolmente superiore. Affinché l’intera operazione non assomigli ad una colossale speculazione immobiliare, si dovrebbero quantomeno precisare i criteri compensativi a favore degli originari proprietari dei terreni, per evitare disparità di trattamento a favore di quanti oggi si vedono premiati dalla nuova previsione urbanistica”.
I dirigenti Confcommercio propongono anche l’elaborazione di un PATI (Piano d’Assetto del Territorio Intercomunale) per il riordino della rete commerciale dei quattro comuni interessati, vale a dire: Montebello Vicentino, Gambellara, Montorso Vicentino e Zermeghedo, nell’ambito del progetto VI.VER. (da Altavilla Vicentina a San Bonifacio), come previsto appunto dal PTCP di prossima adozione: “Non vogliamo neppure immaginare – si legge in grassetto nel documento - che qualche interessata “distrazione” comunale, provinciale o regionale, possa consentire la realizzazione del centro commerciale nelle pieghe dell’approvazione dei diversi strumenti di pianificazione (PATI, PTCP, PTRC)”.
“Appare evidente – si legge, infine, a conclusione del documento – che la previsione di un nuovo centro commerciale nell’ambito del CIS non trova riscontro nella programmazione regionale di settore e, pertanto, risulta in contrasto con la programmazione di livello sovraordinato. Alla luce di quanto esposto, si esprime la totale contrarietà alla costruzione della struttura in oggetto e si chiede di intervenire prontamente per quanto di propria competenza, per evitarne la realizzazione”.

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