CONFCOMMERCIO online
martedì 01 novembre 2011

IL CONTAMESI DEL 1. NOVEMBRE
DALL’EMERGENZA ALLUVIONE ALL’EMERGENZA BUROCRAZIA, AD UN ANNO DI DISTANZA L’ESASPERAZIONE DELLE AZIENDE DANNEGGIATE
Comunicato del 1. novembre 2011

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Esattamente un anno fa la città di Vicenza, il comune di Caldogno e molte zone della  provincia, vivevano l’incubo dell’alluvione. Un evento drammatico, che oramai da giorni viene ricordato e rievocato dagli organi di stampa, anche attraverso pubblicazioni come il libro “L’alluvione un anno dopo”, distribuita il 31 ottobre dal Giornale di Vicenza e alla cui realizzazione ha contribuito anche la Confcommercio berica.
Mentre questo anniversario diventa l’occasione per fare un bilancio su cosa si sta facendo per evitare che un’altra alluvione devasti il nostro territorio in futuro, c’è chi l’emergenza del giorno di Ognissanti non l’ha ancora superata e ne vive, giorno per giorno, tutte le conseguenze.
“Non posso che farmi portavoce in questo momento – afferma Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza – dell’amarezza e della frustrazione delle tante aziende del commercio, del turismo e dei servizi alle quali un anno fa sono state promesse procedure a burocrazia zero per ottenere i rimborsi dei danni subiti e un impegno attivo per la messa in sicurezza delle aree dove sorgono le loro attività. Oggi, - continua Rebecca - di fatto constatiamo che sono state erogate alle aziende solo il 30% circa delle somme risarcitorie dei danni subiti e per sperare di ottenere il saldo viene richiesto un tour de force burocratico che farà perdere, a questi imprenditori, ancora tempo e soldi. E per quanto riguarda, poi, la messa in sicurezza del territorio, nulla è stato fatto - come dimostra “Il Contamesi”, il nostro grafico che mensilmente esegue un monitoraggio dei cantieri attivi - se non il ripristino delle condizioni esistenti prima dell’alluvione”.
Certo non si può dire e Confcommercio lo vuole sottolineare a scanso di equivoci, che Regione, Uffici del Genio Civile, Comuni, si siano dimenticati degli alluvionati; ma l’impegno messo in campo dagli enti preposti si sta scontrando ogni giorno di più con la mancanza delle risorse economiche necessarie per le grandi opere anti alluvione (sembrano però assicurati gli invasi di Caldogno e Trissino) e con le pastoie della burocrazia che rallentano qualsiasi procedura di urgenza.
Ed è proprio su questo fronte che oggi le imprese denunciano una situazione insostenibile. Il 27 novembre 2010 i vertici del Commissariato per l’emergenza dichiaravano di aver “azzerato la burocrazia”: “l’importante – veniva ribadito – è che la domanda di rimborso contenga i dati essenziali corretti  del richiedente e, ovviamente, che non riporti dichiarazioni non veritiere”. Le parole di allora stonano con le incombenze richieste, oggi, a chi vuole ottenere il saldo dei rimborsi.
“Ad un anno di distanza tutto è cambiato – stigmatiza il presidente Rebecca – le prime domande e le prime perizie giurate, richieste per danni superiori ai 30mila euro, sono diventate poco più che carta straccia. I nostri funzionari stanno prestando assistenza ad un centinaio di attività del commercio, turismo e servizi e ciò che emerge è l’esasperazione per la richieste di ulteriori, onerose, perizie e dalla tortuosità delle nuove procedure di rimborso a saldo. Stiamo parlando – prosegue Sergio Rebecca – di aziende che  hanno fatto sacrifici enormi per tenere aperto nonostante le difficoltà del post-alluvione e che dunque dovrebbero essere sollevate da procedure inutili per ottenere un loro sacrosanto diritto, ed invece stanno oggi subendo un nuovo e temibile allagamento: quello della burocrazia che invischia e porta a fondo”. Se l’obiettivo, dopo  l’alluvione di Ognissanti, era per tutti quello di riportare le nostre città e i nostri paesi  alla normalità nel più breve tempo possibile, si può ben dire che un contributo importante lo hanno dato, in questo senso, anche  i negozi, i bar ed in generale tutte quelle attività che nei giorni immediatamente successivi all’alluvione hanno riaperto i battenti per garantire un fondamentale servizio ai cittadini.
Ma, sottolinea Confcommercio,  dietro alle vetrine e agli scaffali pieni di merce c’è ancora chi, oggi, tiene a portata di mano sacchi di sabbia e paratie stagne alla prima pioggia battente e nel frattempo ha dato fondo a tutte le proprie risorse economiche in attesa, ad un anno di distanza, degli agognati rimborsi. Per loro l’emergenza alluvione non è ancora superata.

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