CONFCOMMERCIO online
giovedì 01 dicembre 2011

IL CONTAMESI DEL 1. DICEMBRE 2011
A UN ANNO DALL’ALLUVIONE SI SPERA
NEL SALDO DEI RIMBORSI PER RIPIANARE
I DEBITI FATTI PER RIPARTIRE
CON L’ATTIVITÀ. LA PAURA DI ESSERE TUTTORA A RISCHIO.
Comunicato del 1. dicembre 2011

fonte: UFFICIO STAMPA CONFCOMMERCIO
Avete la sensazione di essere tuttora a rischio? E’ alla domanda la quasi totalità dei partecipanti all’incontro che si è svolto nella sede della Confcommercio di Vicenza, in occasione del primo anniversario dell’alluvione di Ognisanti, ha risposto: sì molto. Ed è questa la prima constatazione, l’evidenza più marcata, che è emersa dal questionario distribuito a tutti i titolari delle imprese alluvionate, che dopo essersi confrontati con i funzionari del comune di Vicenza e con l’assessore Tommaso Ruggieri sul tema dei rimborsi e delle relative macchinose procedure, hanno compilato il modulo, con alcune domande riferibili alla situazione specifica della loro azienda, ad un anno dall’alluvione. Le risposte sono servite alla Confcommercio per avere un quadro ancor più puntuale dell’attuale realtà in cui si trovano ad operare queste imprese e formulare così gli interventi necessari a dare loro il maggior sostegno possibile.
In occasione poi dell’appuntamento con il “Contamesi”, il grafico che mensilmente esegue un monitoraggio dei cantieri attivi per eliminare il rischio di una nuova alluvione, l’esito delle risposte date, evidenzia lo stato reale della situazione più di tante parole o altro.
Ebbene, su 40  imprenditori consultati, solo 4 hanno dichiarato che l’attività è ripresa bene, mentre 20 hanno risposto che l’andamento è discreto e 16 “non buono”. Per questi ultimi, molto dipende dall’impossibilità di ripristinare del tutto locali e attrezzature , di riassortire il magazzino, di avere la stessa varietà di merce, com’era prima dell’alluvione. La mancanza di risorse economiche necessarie a far fronte a tutti i danni subiti, ha significato per alcuni operatori sistemare sì e no quello che si poteva, e per altri a ricorrere al credito,  richiedendo finanziamenti alle banche. Dal questionario risulta infatti che ben più della metà degli intervistati ha chiesto un prestito per poter riaprire il negozio o far ripartire la propria attività. Molti ora segnalano la difficoltà ad onorare i debiti, visto e considerato che gli affari non stanno andando bene (anche a causa della crisi economica in atto e al conseguente calo delle vendite) e confidano molto sul fatto di ottenere al più presto tutti i rimborsi promessi. A tal proposito, le somme finora ricevute dalle imprese alluvionate hanno coperto mediamente il 25% del danno subito. Per il resto, come detto, si è fatto fronte con risorse proprie o ricorrendo a prestiti bancari. Ma la fiducia di ottenere ancora qualcosa non è ancora andata persa, anzi: solo 2 hanno risposto di credere  di non ricevere più nulla, mentre tutti gli altri hanno dichiarato di aspettarsi ancora una parte delle somme spese per il ripristino dell’attività o addirittura la totale copertura, entro il fine del 2011 o al massimo nei primi sei mesi del 2012.
“Dobbiamo tutti fare in modo che queste imprese ottengano il massimo dei contributi pro alluvionati possibili – commenta Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza – per non dare il via ad ulteriori difficoltà oltre a quello che hanno già dovuto subire. Sappiamo bene le attuali ristrettezze sul credito e la puntigliosità delle banche nel richiedere i pagamenti alle scadenze stabilite, per cui ogni ritardo nei rimborsi sarebbe deleterio per queste aziende. Oltretutto resta ancora molto forte, tra questi imprenditori, la paura che tutto il disastro che c’è stato possa un giorno ripresentarsi, perché al si là del ripristino degli argini e delle altre opere allo stato antecedente l’alluvione, mancano tuttora all’appello le grandi opere necessarie a eliminare tale rischio. La quasi totalità di chi ha compilato il nostro questionario ha infatti dichiarato di avvertire molto la sensazione di essere tuttora a rischio e che non potranno essere dimenticati la disperazione, l’impotenza di salvare i frutti di una vita di lavoro, l’odore del fango. Ma anche la solidarietà e l’aiuto di tanta gente sconosciuta che ha dato incondizionatamente una mano. Tutto questo è ancora molto vivo ed è per questo che abbiamo tutti il dovere di fare in modo che l’alluvione sia sempre più un ricordo del passato, facendo al più presto le opere necessarie”.                              

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