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lunedì 16 luglio 2012

Assemblea Confcommercio: in Italia servono subito fatti

Rimettere in moto la domanda interna, altrimenti non si riparte. Pesa come un macigno l'impatto delle manovre correttive

“In Italia e in Europa servono fatti, e servono oggi perché domani sarebbe troppo tardi”. Così il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha aperto la sua relazione all’Assemblea 2012 di Confcommercio-Imprese per l’Italia, svoltasi lo scorso 21 giugno a Roma, presso l’Auditorium Conciliazione. Fatti, dunque. A partire dagli eurobond, dai project bond e dalla “esclusione degli investimenti infrastrutturali dal computo del deficit rilevante ai fini del rispetto degli obiettivi del fiscal compact”. Dall’unione fiscale, dall’unione bancaria e da “un’applicazione ben temperata di Basilea 3 attraverso l’adozione di correttivi utili a contrastare un’ ulteriore stretta creditizia, in particolare a danno delle piccole e medie imprese”. E fatti per “riattivare il flusso del credito alle imprese: va pigiato con forza il pedale della collaborazione tra banche e imprese”.
Ma intanto sulla congiuntura e sulle prospettive di medio termine, ha detto Sangalli, “pesa come un macigno l’impatto delle manovre correttive degli andamenti della finanza pubblica”, tanto che oggi “l’Italia è decisamente più povera”, fioccano chiusure di imprese e fallimenti, cresce soltanto la disoccupazione. Come se ne esce? Per il presidente di Confcommercio occorre “rimettere in moto la domanda interna. altrimenti l’Italia produttiva non riparte e i conti non tornano”. Passando a parlare di fisco, Sangalli ha quindi sottolineato che un livello di pressione fiscale attorno al 55%, per chi le tasse le paga, “zavorra drasticamente investimenti e consumi” ed è dunque necessario un taglio delle imposte (“diteci quando si inizierà a ridurre le tasse. Lo chiediamo a chiare lettere ed attendiamo una risposta urgente ed altrettanto chiara”) perché “rischiamo davvero lo schianto dell’Italia produttiva”.
Accanto al taglio delle tasse, bisogna “procedere con determinazione sul terreno della spending review recidendo inefficienze, improduttività e sprechi” e soprattutto bloccare l’aumento programmato delle aliquote Iva, un pericolo non del tutto scongiurato ma solo, ad oggi, rinviato in attesa che la spending review definita dal Governo dia i risultati attesi.. Sangalli ha quindi proposto di “rilanciare con forza il capitolo delle privatizzazioni e delle cessioni di quote importanti del patrimonio immobiliare pubblico” e sottolineato la necessità di “sconfiggere evasione ed elusione”
Detto della necessità di perseguire liberalizzazioni e semplificazioni, Sangalli ha quindi evidenziato che la totale deregolamentazione degli orari e delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali “è una scelta sbagliata” che “non si tradurrà in significativa crescita dei consumi ed indebolirà il modello italiano di pluralismo distributivo e la concorrenzialità delle sue formule di servizio” chiedendo che si riaffronti la questione. Quanto poi al capitolo degli aiuti alle imprese, la tesi di Confcommercio è che vadano privilegiate cinque “I”: “la “i” dell’istruzione e dell’innovazione, ricerca e sviluppo; la “i” dell’intelligenza di un modello di crescita che faccia leva sul patrimonio ambientale e culturale del nostro Paese; la “i” dell’internazionalizzazione sorretta dalla qualità di un “made in Italy” che va giustamente tutelato e dalla cooperazione vincente tra sistema manifatturiero e sistema dei servizi; la “i” dell’integrazione e della crescita attraverso i contratti di rete ed i distretti del commercio e del turismo; la “i” degli investimenti infrastrutturali, a partire dal sistema dei trasporti e della logistica. Sangalli ha quindi sottolineato nella sua relazione l’utilità di ripartire dalle città (“il solo mercato della riqualificazione urbana vale, già oggi, 133 miliardi di euro”), oltre che dalla cultura e dal turismo, “ma al turismo italiano – ha detto -  certo non giovano una non finalizzata tassa di soggiorno, l’impatto dell’Imu, l’abolizione dei buoni vacanze, né l’annoso trascinamento della questione delle concessioni e dei canoni demaniali”.

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