CONFCOMMERCIO online
lunedì 18 giugno 2012

IL VENETO TRA CRISI, TASSE E TERRITORIO

In un documento,redatto dalle associazioni provinciali, le priorità delle cinquantamila imprese del sistema Confcommercio del veneto

Accesso al credito, federalismo fiscale, gestione del territorio, liberalizzazioni, Terziario integrato. Sono alcuni dei temi attorno ai quali ruotano le richieste e le proposte di Confcommercio Veneto, con le sue cinquantamila imprese, sulla scia dello slogan “Il Veneto che vogliamo” presentato durante il convegno del 25 maggio a Mestre, rivolto a dirigenti e quadri del sistema confederale e che ha visto la partecipazione del presidente Sangalli.
Istanze sulle quali nelle scorse settimane la Confederazione delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi si è confrontata in un dibattito aperto con le 7 associazioni territoriali. Raccolte le sollecitazioni delle imprese, Confcommercio Veneto si è impegnata a tradurle in iniziative; come contropartita chiederà un pari impegno sul piano istituzionale attraverso il proprio sistema nazionale. Tema centrale del documento è l’accesso al credito, divenuto urgente dopo i molti casi di imprese capaci messe in difficoltà dal credit crunch, imprese che fanno fatica a reperire risorse anche solo per sopravvivere assieme ai loro dipendenti e collaboratori.
Il presidente nazionale Carlo Sangalli, nel suo intervento alla conferenza, ha sottolineato che sono cinque gli allarmi rossi: la recessione, la disoccupazione, lo spettro dell’aumento dell’aliquota Iva, la pressione fiscale salita al 55% e la difficoltà di accesso al credito. La crisi sta picchiando duro sulla nostra realtà, che assicura il 58% del Pil e il 53% dell’occupazione. “Il 2012- prosegue Sangalli - vedrà un ulteriore calo dei consumi del 2,17%, un aumento di mezzo punto della disoccupazione e un -5,7% di investimenti”. Il problema più spinoso, per Sangalli, resta quello dell’Iva: “Il rialzo dell’Iva, previsto fino al 2014, significa 39 miliardi di euro di consumi bruciati. Noi chiediamo al governo una revisione della spesa pubblica, necessaria a scongiurare questo aumento e, insieme al recupero dell’evasione a ridurre la pressione fiscale”.
Ma vediamo da vicino quali sono le principali istanze che Confcommercio Veneto ha espresso durante la Conferenza.

Accesso al credito. Tema centrale del documento è l’accesso al credito, divenuto urgente dopo i molti casi di imprese capaci messe in difficoltà dalla stretta sui finanziamenti operata dagli istituti di credito.
“Lo Stato e le banche diano credito a chi ha creduto in questo Stato ed è rimasto e vuole continuare a investire su questo territorio – dichiara il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon - le imprese del commercio, del turismo e dei servizi non delocalizzano: non si chiudono serrande per aprirle in Romania, ma si impegna il proprio patrimonio e si dà pure lavoro agli immigrati”.
“L’accesso al credito – prosegue - è divenuto quasi un’impresa impossibile. Il compito dei nostri consorzi fidi assume in questo momento storico un’importanza fondamentale. L’impegno di Confcommercio Veneto è quello di consolidarne il ruolo, rispettandone la specificità territoriale e superando, allo stesso tempo, la frammentarietà, per consentire di aiutare le aziende in difficoltà”.

IMU. Confcommercio Veneto chiede ai sindaci di non applicare l’aliquota massima dell’Imu prevista, che per le imprese associate significherebbe l’esborso di cifre considerevoli per non dire insostenibili.
In base ai dati attualmente in possesso, Confcommercio stima che per un bar di 65mq, la differenza fra ICI 2011 (spesa complessiva di euro 380,80) e IMU 2012 potrà variare dai 288 ai 552 euro, a seconda che venga applicata l’aliquota minima o quella massima.
Ancora più marcata risulta la differenza per un negozio di 180mq che nel 2011 ha dovuto versare 1.094,80 euro. In questo caso, l’aliquota del 7,6 mille comporterà il versamento di 1.922,80 euro (+828 euro sul 2011), mentre il tetto massimo dell’imposta porterà un esborso di 2.681,80 euro, ovvero 1.587,00 euro in più rispetto al precedente.
In un mondo fatto soprattutto di imprese familiari – sottolinea la Confederazione regionale - la pressione fiscale rende disoccupate intere famiglie, impedisce il passaggio generazione e infrange i valori sui quali si fondano la stabilità e la solidarietà tipiche del nostro Paese. 

Federalismo Fiscale. Riprende¬ re il filo del Federalismo Fiscale è una priorità. Il Veneto ha bisogno di vedere ripagate le proprie fatiche, di toccare con mano i risultati degli sforzi che gli imprenditori stanno metten¬ do in campo per non chiudere creando ulteriore disoccupazione.

Costo del lavoro. La pressione fiscale sul lavoro in Italia è la più alta d’Europa: l’ennesima conferma giunge da Eurostat. Nel 2010, in base ai dati resi noti alcuni giorni fa, il peso ‘implicito’ - ovvero tasse più oneri sociali - dello Stato sul costo del lavoro è salito dal 42,3 del 2009 al 42,6%. Nei 17 Paesi dell’Eurozona il tasso medio è stato del 34%.
Quest’anno il peso del fisco sulle spalle degli italiani - persone fisiche - è destinato a crescere di quasi due punti percentuali, passando dal 45,6 al 47,3%. Un dato che incide, anche, sulla capacità di spesa dei cittadini.

Liberalizzazioni e burocrazia. E poi ci sono le azioni contro la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, oggetto di una recente campagna pubblicitaria di Confcommercio Veneto sulla stampa. “È pura demagogia sostenere che in Europa tutti tengono aperto, e che bisogna adeguarsi – dichiara Zanon, presidente di Confcommercio Veneto– I Paesi europei più evoluti rispettano molto più di noi la chiusura domenicale, che in Veneto era già regolamentata da una legge regionale.  Poi non è vero che il ‘sempre aperto’ incrementa l’occupazione”.
Per Confcommercio Veneto, in nome della concorrenza e della competitività, di fatto si stanno aiutando solo le grandi imprese, mentre la burocrazia sta distruggendo la piccola e media impresa e le sta impedendo di crescere. Le semplificazioni di fatto non esistono e ci si riempie la bocca con l’essere tanto europei, mentre non si dà rapidamente attuazione, in Italia, allo Small Business Act (SBA) dell’U.E., il sistema di semplificazione e di incentivazione della piccola e media impresa. Allo stato attuale sono tanti, troppi, gli ostacoli che la burocrazia pone dinanzi alle imprese, ed è il vero flagello dell’economia.
Territorio e cemento. L’impegno di Confcommercio Veneto prosegue anche sul piano di tutela del territorio; la Confederazione sta predisponendo un team di professionisti e imprenditori per elaborare proposte di modelli di sviluppo integrato nei centri storici, in continuità con il progetto “Il Veneto che vogliamo”, lanciato qualche tempo fa. 
“Dobbiamo essere propositivi se vogliamo che le multinazionali smettano di fare qui ciò che non possono più fare nei loro Paesi – dichiara Zanon - Non vogliamo più essere terra di conquista: finora la via della speculazione nelle periferie ha prevalso su quella della crescita economico-socio-culturale delle città. E ancora non è finita: pendono sulle nostre teste come spade di Damocle i progetti di Veneto City sulla Riviera del Brenta e dell’Ikea a Casale sul Sile. In dieci anni il Veneto si è mangiato 45mila ettari di terreno agricolo con una percentuale del 5,6% che è più del doppio della media italiana. Dobbiamo ridisegnare lo sviluppo del nostro territorio, fermare la cementificazione – aggiunge il presidente di Confcommercio Veneto – Le aree dismesse del Veneto sono circa 5mila tra capannoni, fabbriche, palazzi e complessi industriali non utilizzati. Una cifra mostruosa. Quelle aree bisogna recuperarle, non gettare altro cemento. E quando la guerra appena iniziata tra i grandi della GDO sarà finita, come gestiremo le dismissioni dei grandi centri commerciali in periferia? Perché qui non ci sarà solo da risistemare il territorio –suolo – ma anche da fare una vera bonifica sociale, visto che avremo a che fare con licenziamenti e una periferia degradata”.

Turismo. In un panorama di crisi nel quale il turismo è l’unico settore che sembra ancora tenere, va incrementata la logica dell’integrazione, con azioni sinergiche che valorizzino e diano forza a quella che è la prima economia del Veneto. Il terziario integrato è la filiera che muove l’economia.

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