CONFCOMMERCIO online
lunedì 16 aprile 2012

INDAGINE CONFCOMMERCIO: LA PRESSIONE FISCALE E' AL 55%

Lo rileva il rapporto “Le prospettive economiche dell’Italia a breve-medio termine”, elaborato dall’Ufficio Studi

In Italia la pressione fiscale si appresta a raggiungere, quest’anno, i massimi di sempre.
Se con il 45,2% si passerà ufficialmente dal settimo al quinto posto nella classifica europea, la realtà sarà ben peggiore: eliminando dal Pil la quota di sommerso, la pressione fiscale legale, cioè quella gravante sui contribuenti in regola, arriverà al 55%, ovvero al primo posto al mondo. E’ l’ammonimento che arriva dall’indagine “Le prospettive economiche dell’Italia a breve-medio termine”, elaborato dall’Ufficio Studi Confcommercio e presentato a Cernobbio dal direttore Mariano Bella.
Dallo studio emergono altre note ben poco liete: il Pil è oggi ai livelli fatti segnare nel 1999, e il 2012 sarà un anno peggiore in Italia rispetto a tutti i nostri principali partner europei: nei tredici anni che vanno dal 2000 al 2012 l’Italia ha perso, in termini di Pil reale pro capite, il 9% rispetto alla Germania, l’11% rispetto alla Francia, il 22% e il 18% rispettivamente nei confronti della Spagna e del Regno Unito.
Accumuliamo ritardi, insomma, nei confronti di tutte o quasi le maggiori economie europee ed extra-europee. C’è poi allarme rosso per i consumi, scesi al livello del 1998, e da questo punto di vista il 2012 sarà uno dei momenti peggiori della storia economica italiana: -2,7% i consumi reali rispetto al picco negativo del 1993 (-3%), ma -3,2% - ovvero record negativo assoluto - se si considerano i consumi reali pro capite.
E sui consumi stessi si è già abbattuto, e andrà peggiorando, l’effetto degli incrementi delle aliquote Iva: nel quadriennio 2011-2014, secondo l’Ufficio Studi, la perdita cumulata di spesa reale ai prezzi del 2011 dovrebbe essere di poco meno di 39 miliardi di euro, circa l’1% del volume dei consumi in media per ogni anno. In assenza di manovre Iva, nel 2011 ci sarebbe stato un incremento della spesa reale delle famiglie residenti pari allo 0,4% invece dello 0,2 consuntivato.
Mentre la previsione per il 2012 sarebbe stata di un -2,1% invece dell’attuale -2,7% e per i due anni successivi di +0,1 e +0,7% invece di -0,8 e +0,6%. Visto che l’80% circa dei consumi va a premiare la produzione nazionale, questo causerà verosimilmente una contrazione della produzione e del Pil.

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