CONFCOMMERCIO online
martedì 23 ottobre 2012

NUOVE NORME, MA MANCA IL DECRETO ATTUATIVO. SETTORE ALIMENTARE A RISCHIO CAOS

Confcommercio Vicenza interviene sull'obbligo di stipulare contratti in forma scritta e di rispettare rigide scadenze nei pagamenti

La norma sarà in vigore da domani, 24 ottobre, ma del decreto attuativo, che dovrebbe definire le procedure che le imprese devono seguire, per ora ancora nulla. E così migliaia di aziende vicentine del settore alimentare e agroalimentare (circa 7mila nella sola distribuzione commerciale) non sanno esattamente come comportarsi per ottemperare ai nuovi obblighi. E non si tratta di aspetti di poco conto. L’articolo 62 del Decreto Legge 1/2012 infatti, impone alle aziende della filiera l’obbligatorietà di formalizzare i contratti in forma scritta e di effettuare i pagamenti ai fornitori entro 30 giorni (se si tratta di prodotti deteriorabili) e 60 giorni (per le altre merci). Rientrano tra gli obbligati, solo per citare alcune categorie del commercio, negozi di alimentari (e ovviamente gli operatori su aree pubbliche), ristoranti, bar, pizzerie, grossisti del settore, ma anche fioristi e in generale tutti coloro che operano nella filiera “dal campo al piatto” (esclusi i soli consumatori finali).
“Nelle scorse settimane abbiamo organizzato degli incontri sul territorio e inviato circolari ai nostri associati – spiega Andrea Gallo, direttore di Confcommercio Vicenza –, ma è paradossale trovarsi senza certezze il giorno prima dell’entrata in vigore definitivo della norma. La confusione regna sovrana, perché i nostri uffici hanno letto e analizzato varie versioni diverse di  bozza del decreto attuativo e ancora aspettiamo di vedere la formulazione definitiva. Una classica situazione all’italiana, nonostante il governo dei professori voglia dare segnali di discontinuità con il passato”.
Al di là della consueta burocrazia, che sembra mettercela proprio tutta per creare difficoltà alle imprese, ci sono però altri aspetti dell’articolo 62 che sono fortemente criticati dagli operatori del settore, al punto che Confcommercio nazionale ha in più occasioni sollecitato il Governo ad un rinvio dell’entrata in vigore del decreto per apportare correttivi.
“Obbligare gli operatori alla forma scritta del contratto significa eliminare, dall’oggi al domani, prassi consolidate tra imprese – spiega il direttore Gallo -. Non che la nuova procedura sia di per sé un problema, si tratta però di dare più tempo alle imprese per adeguarsi, invece che obbligarle ad un salto nel vuoto come sta accadendo in queste ore. Con il rischio, tra l’altro, di essere soggette a pesanti sanzioni”.
Complesso anche l’adeguamento agli obblighi di rispettare scadenze di pagamento fissate per legge: “Credo non si siano ben calcolate le conseguenze di questa imposizione - afferma il direttore di Confcommercio Vicenza –. Si pensa di risolvere una problematica semplicemente facendo uscire dal cilindro l’ennesima legge che va ad appesantire il già complesso sistema normativo alle quali le imprese devono attenersi. E soprattutto non si è pensato che in un momento come l’attuale, con una generalizzata crisi di liquidità e le difficoltà ad accedere al credito, l’obbligo di rispettare rigide scadenze di pagamento metterà in difficoltà non poche attività e comporterà un sostanziale blocco degli investimenti”.
La soluzione migliore, dunque, come richiesto da Confcommercio nazionale, sarebbe lo slittamento dell’entrata in vigore di queste regole di almeno un anno. Ma ci si scontra con la volontà del Governo di dimostrarsi, oggi, inflessibile nelle proprie decisioni, anche se, come ieri, non ha perso il “vizio” di obbligare le imprese ad adeguarsi a regolamenti che ancora non ci sono.

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