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Carlo Sangalli, presidente nazionale Confcommercio
Carlo Sangalli, presidente nazionale Confcommercio
mercoledì 12 giugno 2013

A ROMA ASSEMBLEA GENERALE DI CONFCOMMERCIO

Il presidente nazionale Carlo Sangalli:" Fare impresa in Italia non deve significare farlo nonostante tutto". "Bloccare l'Iva senza se e senza ma".

fonte: Confcommercio nazionale

 Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha aperto i lavori dell'Assemblea Generale che si è svolta a Roma presso l'auditorium Conciliazione. Sangalli ha salutato "le Associazioni gli imprenditori collegati in diretta con questa sala, a partire dagli amici di Asti, Bologna, Milano, Napoli e Palermo con le loro testimonianze ci hanno appena ricordato, ancora una volta, quanto si sia fatta difficile, nel nostro Paese, la sfida del fare impresa". "L'anno scorso- ha detto Sangalli - concludevo la mia relazione, ricordando la prima parte dell'articolo 1 della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Ne traevo la richiesta di un'Europa e di un' Italia "dalla parte" delle ragioni dell'economia reale, delle ragioni delle imprese e del lavoro. Un anno è trascorso, ma - come è a tutti evidente - la richiesta è, oggi, ancora più valida ed urgente. Del resto, lo ha detto bene il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, sottolineando che la disoccupazione "è l'incubo di questo tempo" e che "se non ci sono risposte non c'è credibilità della politica e delle istituzioni europee". Parole sacrosante. Perché un anno è appunto trascorso ma intanto, per quel che riguarda il nostro Paese, si sono fatti ben sette i trimestri consecutivi di caduta del prodotto interno lordo". "Stando così le cose – ha osservato Sangalli - la missione fondamentale del "Governo al servizio dell'Italia e dell' Europa" - come lo ha definito il Presidente del Consiglio - sembra a noi chiarissima: agire con tempestività e agire in profondità". "Agire con tempestività: per dare risposte alle tante emergenze di un'Italia dove l'area del disagio occupazionale riguarda ormai 9 milioni di persone, dove i consumi sono tornati ai livelli del 2000 e gli investimenti pubblici a quelli del 2003 e dove - già solo nel primo trimestre di quest'anno - hanno chiuso i battenti più di 40mila imprese.

Ma agire anche in profondità: in Europa e in Italia, serve davvero un Patto di stabilità più "intelligente". "Con grandi sacrifici fatti dalle famiglie, dai lavoratori e dalle imprese - ha ricordato il presidente - siamo riusciti a chiudere la procedura di infrazione in sede europea. Bisogna ora procedere con una contrattazione serrata, a livello europeo, per ottenere più margine di manovra a favore degli investimenti pubblici qualificati e per il rilancio degli investimenti privati.  Quanto al nostro Patto di stabilità interno, è tempo di una sua compiuta revisione: per mobilitare anche gli investimenti degli enti locali e per procedere nell'azione di sblocco del pagamento dei crediti delle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni. L'obiettivo del pagamento di questi crediti per quaranta miliardi, tra il 2013 e il 2014, va assolutamente conseguito e va confermato l'impegno all'avvio di una seconda fase. Una seconda fase che consenta di procedere al compiuto pagamento - e si tratta ancora di decine di miliardi - dell'intero stock storico di questi crediti, anche attraverso il concorso della Cassa Depositi e Prestiti". Secondo Sangalli, questo "è un punto fondamentale: sarebbe intollerabile vedere ancora che, a fronte dell'efficienza dei meccanismi di riscossione, le pubbliche amministrazioni risultano inaffidabili nel pagare quanto dovuto. E sarebbe intollerabile anche per la liquidità delle imprese, messe duramente alla prova da una stretta creditizia che permane e anzi si aggrava. Come se non bastasse, in Italia, i servizi bancari sono più cari che negli altri paesi europei. Una ragione in più per affrontare finalmente anche la riduzione dei costi che gravano sulla moneta elettronica. Una simile stretta creditizia merita davvero di essere assunta come una priorità dell'Unione, facendo anzitutto avanzare l'unione interbancaria. Intanto, per quel che riguarda il nostro Paese, la risposta alla stretta creditizia – come ha ricordato il Ministro Zanonato – richiede anche il potenziamento del ruolo del Fondo centrale di garanzia e del sistema dei consorzi fidi, oltre che la facilitazione del ricorso all'emissione di obbligazioni da parte delle piccole e medie imprese".

Quindi il presidente di Confcommercio ha affrontato l'annosa questione delle riforme Il tempo del Governo "di servizio" sia allora l'occasione per far avanzare le riforme e dell'agenda delle cose da fare. "E' un'agenda che parla di fisco: della necessità cioè di ridurre la pressione fiscale che in questi anni, come tutti sappiamo, ha raggiunto livelli record. E si può ridurre la pressione fiscale solo bonificando la spesa pubblica, rivedendo il perimetro stesso della funzione pubblica, adottando la metodologia dei costi e dei fabbisogni standard e avanzando nell'azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione, mettendone a frutto i risultati a vantaggio dei contribuenti in regola. Insieme, servono dismissioni decise di patrimonio immobiliare pubblico: per abbattere il debito e per liberare risorse preziose per la crescita". E' un'agenda – quella che ricordavo - che parla poi di riforma della pubblica amministrazione, di liberalizzazioni ancora necessarie e di semplificazioni più che mai necessarie. Più che mai necessarie visto che - come ricorda l'indagine CER-Confcommercio - far fronte agli adempiment8i fiscali costa alle imprese ogni anno 10 miliardi di euro : quasi il 50% in più rispetto alla media dell'Unione". "L'agenda cui ci riferiamo parla ancora di lavoro. Il terziario di mercato è stato l'unico grande settore capace di creare occupazione. Abbiamo tutte le carte in regola per continuare a crescere. Il lavoro, infatti, altro non è che la rappresentazione della capacità di un Paese di promuovere il proprio tessuto economico e imprenditoriale e con esso di far crescere l'occupazione, motore della domanda interna, dello sviluppo e del benessere collettivo. I temi di cui si discute ancora oggi non sono novità: la flessibilità in entrata su cui si è intervenuti a gamba tesa, sottovalutando il nostro allarme, ha prodotto risultati che sono sotto gli occhi di tutti; bisogna anche affrontare il nodo del costo del lavoro, che ha visto nuovi recenti incrementi anche su istituti, quali l'apprendistato, che si volevano promuovere. Sul costo pesano, in modo poderoso, adempimenti e procedure che gravano sulle imprese e sulla stessa gestione dei rapporti di lavoro. Occorre semplificare. Stiamo parlando di cifre a sei zeri, è un tema ineludibile. Nel drammatico contesto attuale, si profila la scadenza a fine anno del Contratto nazionale del terziario, della distribuzione e dei servizi sottoscritto da Confcommercio che interessa oltre due milioni e 600mila dipendenti. E' ovvio che il prossimo confronto non potrà incanalarsi in un percorso tradizionale, ogni passaggio potrebbe essere quello che rischia di decretare la fine di altre aziende".

"Un'agenda che riconosca il ruolo delle nostre imprese e che traduca questa consapevolezza in politiche dedicate all'innovazione, all'export, alle aggregazioni di rete, al risparmio energetico. Lo si è iniziato a fare tra l'altro con la sospensione dell'Imu. Ma bisogna adesso proseguire  con un'organica revisione della tassazione degli immobili. Una revisione che concorra a dare solide fondamenta alla finanza comunale, ma che prenda insieme atto dell'insostenibilità dell'attuale carico sugli immobili strumentali delle imprese, compresi negozi e alberghi,  per i quali va consentita la deducibilità non solo dal reddito di impresa ma anche dall'IRAP. Altrettanto tempestivamente va scongiurato l'ulteriore aumento dell'Iva di un punto". Sangalli ha poi parlato della valorizzazione della risorsa turismo del "combinato disposto" tra turismo e cultura, che merita, anche sul piano della governance, di essere ascritto tra le grandi questioni del sistema-Paese. "Perché il nostro turismo genera oggi circa il 9% del Pil italiano e avrebbe tutte le potenzialità per raddoppiare il suo contributo Ed è vero che siamo quinti nella classifica mondiale degli arrivi internazionali ma potremmo tranquillamente ambire al podio. Ma non si può certamente pensare di fare tutto questo se sul turismo italiano non si investe seriamente. Perché il turismo non è un campo d'azione residuale che, grazie alla storia e alla natura del Paese, può vivere "di rendita". O, dove al peggio, calare dall'alto provvedimenti come la tassa di soggiorno, o come misure in materia di concessione o canoni demaniali che rischiano di mettere in ginocchio il nostro turismo balneare".

Sangalli ha poi parlato delle riforme istituzionali e costituzionali. "Si risolvano i nodi della legge elettorale e di un assetto delle competenze troppo conflittuale. Si superi il bicameralismo perfetto dando vita alla Camera delle Regioni e delle Autonomie". "E scelte coraggiose servono, allora - ha concluso Sangalli - per ridurre il costo del credito e il prelievo fiscale, a partire da quello sul lavoro, il costo della bolletta energetica e le tasse occulte della burocrazia e della corruzione, i costi della logistica e quelli derivanti dai ritardati pagamenti, dai ritardi della giustizia civile e dai ritardi di una Pubblica Amministrazione che invece può e deve essere riformata. Costi che vanno abbattuti, affinchè fare impresa in Italia, ce lo hanno ricordato le testimonianze degli amici di Asti, Milano, Bologna, Napoli e Palermo, non significhi farlo nonostante tutto. Senza impresa non c'è nè crescita nè occupazione e se chiudono le imprese chiude l'Italia".

L'intervento del Ministro allo Sviluppo Economico Flavio Zanonato

''Vorrei essere qua per dire che non aumenteremo l'Iva. Non è che non lo voglio, ma al momento non lo posso fare". E' il passaggio senz'altro più "forte" del  discorso pronunciato davanti all'Assemblea Generale di Confcommercio dal ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato. Non a caso, hanno suscitato non poche reazioni di dissenso da parte degli imprenditori presenti, oltre a ingarbugliare ulteriormente una situazione sulla quale non c'è molta chiarezza a meno di un mese dalla scadenza del primo luglio.

Il ministro ha sottolineato che per cancellare un aumento già inserito nel bilancio dello Stato, "è necessario individuare nuove entrate o ridurre le spese". E, in ogni caso,  la manovra sull'Iva va considerata nel quadro della politica complessiva del governo, che sta cercando di "definire nuove modalità di calcolo per il patto di stabilità, in modo da liberare decine di miliardi di euro per la crescita". Per il resto, il ministro ha promesso che a settembre ci sarà una rivisitazione della tassazione immobiliare che comprenderà la deducibilità dei beni strumentali delle imprese e che verrà alzata a 4 miliardi la dotazione del fondo centrale di garanzia sui crediti, incentivando nel contempo i canali alternativi di finanziamento. Per quanto riguarda poi la questione dei debiti della P.A., Zanonato ha garantito l'impegno dell'esecutivo ad "accelerare i pagamenti e ad azzerare lo stock del debito, alzando la soglia di compensazione con i debiti fiscali", mentre sul fronte energia ha detto di volerne "allineare il costo su livelli più competitivi,  riequilibrando la fiscalità tra grandi e piccole imprese" e su quello degli adempimenti burocratici  ha garantito un'azione che punterà a "aggredirne con decisione i problemi" definendo il Sistri un "sistema dal costo insostenibile, vogliamo cambiarlo". Su un piano più generale, il ministro dello Sviluppo economico ha evidenziato che "dalla tenuta e dalla dinamicità del tessuto commerciale dipende gran parte della tenuta dell'economia", garantendo che "terremo sempre in grande considerazioni le vostre esigenze concrete e quotidiane. Le pmi hanno finora  garantito la tenuta dell'economia italiana, per noi sostenerle è lo snodo decisivo per la crescita". "E' assolutamente giusto bonificare i conti pubblici – ha proseguito Zanonato - ma con oculatezza, senza deprimere la domanda interna. Fin qui sono state seguite politiche inadeguate per affrontare la crisi: l'impostazione va ripensata, senza mai perdere di vista il quadro di emergenza in cui ci muoviamo, valutando bene dove spendere le risorse". 

Approfondimenti sul sito di Confcommercio nazionale

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