CONFCOMMERCIO online
giovedì 04 luglio 2013

SALDI: LA SPESA MEDIA SARA' DI 229 EURO A FAMIGLIA

Matteo Garzaro (vicepresidente provinciale Federmoda-Confcommercio): “Queste vendite hanno ancora un buon appeal nei consumatori”

Secondo le stime dell'Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà in media per l'acquisto di articoli di abbigliamento e calzature in saldo 229 euro – meno di 100 euro a testa - per un valore complessivo di 3,6 miliardi di euro. Le vendite estive rappresentano sempre un momento di richiamo per le famiglie anche se negli ultimi anni la quota destinata a questo tipo di acquisto si è ridotta costantemente in linea con le esigenze di un bilancio familiare condizionato da un calo del reddito disponibile."Siamo consapevoli – sottolinea Renato Borghi, Vice Presidente di Confcommercio e Presidente di Federazione Moda Italia – delle difficoltà che attraversano le famiglie italiane dal punto di vista del reddito disponibile, pertanto è prevedibile un leggero calo rispetto all'anno scorso con uno scontrino medio intorno ai 100 euro. Siamo peraltro fiduciosi che i saldi sapranno incontrare le più diversificate esigenze dei consumatori, sia per quantità, qualità e assortimento dei prodotti invenduti. Le vendite in questo periodo, insomma, pur in un contesto difficile, potranno dare effervescenza alle vendite e rappresentare per i consumatori italiani e i turisti stranieri un'occasione per acquistare quei capi d'abbigliamento desiderati nel corso della stagione".

Anche Matteo Garzaro, vicepresidente provinciale di Federmoda-Confcommercio Vicenza, analizza quelli che, nel 2013, sembrano diventati più dei “saldi di inizio stagione”, che di fine estate. "Credo che gli sconti si attesteranno inizialmente attorno al 30%-40% e solo più in là i ribassi diventeranno maggiori. Una cosa è certa: i clienti troveranno quest’anno un buon assortimento nei negozi perché, a causa del meteo certo non favorevole, la stagione è iniziata con notevole ritardo”. “Queste vendite – continua Garzaro - rappresentano ancora oggi un momento importante nella vita di un negozio, perché nonostante la possibilità di fare promozioni anche in altri periodi dell’anno, la parola “saldo” ha ancora un buon appeal nel consumatore. Noi non siamo, quindi, per abbattere anche quest’ultimo paletto e liberalizzare i saldi, piuttosto lavoriamo perché a livello nazionale venga indicata una data unica per il loro inizio, da fissare realmente a stagione inoltrata”.

Se saldo deve essere, dunque, la richiesta dei commercianti del settore abbigliamento-calzature è che questo tipo di vendita mantenga davvero la sua funzione, vale a dire quella di dare fondo alle rimanenze di stagione, facendo fare qualche buon affare ai clienti e consentendo ai negozi di “fare cassa”. In questo senso, però, mai come quest’anno i negozianti non sanno cosa aspettarsi dalla partenza dei saldi: “Previsioni è davvero difficile farne e anche tra i miei colleghi nessuno si sbilancia – continua il vicepresidente di Federmoda Vicenza –. Molti consumatori hanno di certo rallentato i loro acquisti nelle ultime settimane proprio in attesa dei saldi, ma è indubbio che la situazione economica di tante famiglie sia difficile e che gli acquisti saranno selezionati: ad esempio, i prodotti “di marca” hanno subito cali notevoli nelle vendite, perché si guarda più al buon rapporto prezzo-qualità che alla firma”. Per dire che i clienti, prima di aprire il portafoglio, scelgono con attenzione cosa acquistare: “D’altronde, finché non si fanno politiche in grado di diminuire la fiscalità su famiglie e imprese – continua Matteo Garzaro – come si può pensare ad una ripresa dei consumi interni?”.
Ma al di là della situazione economica generale, anche nella filiera della moda c’è, secondo il vicepresidente Garzaro, molto da fare: “E’ sempre più urgente, per il dettaglio, stringere accordi migliorativi con i fornitori sui cambi merce, sui diritti di reso e sulle scontistiche da applicare in caso di rimanenze a fine anno. Non si possono scaricare, come avviene oramai da troppo tempo,  tutti “rischi d’impresa” sul negoziante”. Soprattutto se si considera che i commercianti devono fare i conti anche con una serie di norme che a parole intendevano aumentare la concorrenza, ma di fatto hanno portato alla chiusura di molte piccole e medie attività: “Penso alla liberalizzazione degli orari e delle aperture, ma non c’è solo quello – conclude Garzaro -. La verità è che si sono confuse le liberalizzazioni con la semplice eliminazione delle regole. E un mondo senza regole non può andare avanti. L’auspicio è che ci si renda conto al più presto della grave situazione per porvi rimedio, garantendo il giusto equilibrio nel settore commercio, che ricordiamolo, non solo garantisce ricchezza e occupazione, ma ricopre anche un  essenziale ruolo sociale nelle città, nei quartieri e nei paesi”.

LE REGOLE DEI SALDI

Nulla cambia sul fronte delle modalità di svolgimento. Restano, infatti, confermate le regole per l’informazione e la tutela del consumatore, che Confcommercio Vicenza intende ricordare al fine di garantire la massima trasparenza in tempo di vendite di fine stagione.
Merce in saldo. I capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Gli articoli in saldo devono inoltre essere fisicamente ben distinti e quindi separati in modo chiaro ed inequivocabile da quelli eventualmente posti in vendita a condizioni ordinarie.
Indicazione dei prezzi. E’ obbligatorio esporre la merce in saldo - sia in vetrina che all'interno del negozio - con l'indicazione della percentuale di sconto applicata, prezzo normale di vendita e il prezzo scontato.
Pubblicità. I messaggi pubblicitari relativi alle vendite straordinarie devono essere presentati graficamente in modo non ingannevole per il consumatore.
Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso in cui ciò risulti impossibile o eccessivamente oneroso, la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo pagato.
Prova dei capi: è rimessa alla discrezionalità del negoziante. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione. 

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