CONFCOMMERCIO online
venerdì 09 agosto 2013

"SUI BIGLIETTI DEI BUS CONTRATTO AIM IRRICEVIBILE, NON LO SOTTOSCRIVEREMO"

Mercoledì 7 l’assemblea dei tabaccai FIT. Tanta rabbia degli operatori ma anche senso di responsabilità

Rabbia, delusione, incredulità, ma anche grande senso civico, perché i tabaccai non vogliono assumersi la responsabilità di interrompere, per protesta, un fondamentale servizio reso alla cittadinanza e dunque non faranno, per ora, alcuno “sciopero” nella vendita dei biglietti. Si può riassumere così una delle assemblea più “calde” (e non solo in senso meteorologico) della Fit-Confcommercio di Vicenza, la Federazione provinciale dei Tabaccai che ieri sera (mercoledì 7 agosto) ha chiamato a raccolta i titolari di rivendite dei titoli di viaggio dei bus Aim per illustrare le condizioni del nuovo contratto predisposto dall’azienda di mobilità pubblica e in vigore dal 1. luglio.
La questione centrale è quella degli aggi sui ticket, che, fatti i calcoli,  passeranno da circa il 3,5% attuali a meno dell’1% in media. Un taglio dei compensi tradotto “in soldoni”, nel corso dell’assemblea, con l’esempio concreto di una tabaccheria che realizza circa 30mila euro di vendite di biglietti (il “fatturato” realizzato sui ticket Aim dalla maggior parte dei rivenditori vicentini): si passa da un ricavo di mille euro lordi all’anno a 260 euro, neanche dieci euro netti al mese.
La sollevazione dei presenti è stata unanime, per un compenso giudicato “vergognoso e offensivo” dagli operatori. “E’ quanto abbiamo ribadito, anche in una lettera, ad Aim, dopo che ci è stata comunicata la “piramide” degli aggi dai vertici dell’azienda lo scorso 10 giugno – ha ribadito Davide Giuliari, presidente della Fit-Confcommercio provinciale, che ha condotto l’assemblea assieme al vice Alberto Gaspari -, ma ad oggi le nostre richieste sono rimaste inascoltate”.
E proprio per farsi sentire c’è chi ha proposto la sospensione, per protesta, della vendita di biglietti Aim, una sorta di “sciopero” dei ticket che però non trova d’accordo la categoria: “Il danno maggiore in questo caso lo avrebbero gli utenti – ha spiegato il presidente Giuliari -, e non vogliamo assumerci noi tabaccai la responsabilità di limitare il diritto alla mobilità pubblica. E’ Aim, piuttosto – ha continuato Giuliari -, che si dovrà rendere conto dei guasti provocati da questa decisione, quando si accorgerà che molti di noi non intendono sottoscrivere il nuovo contratto, facendo mancare rivendite in intere zone della città e dell’hinterland”.
L’invito di Fit-Confcommercio Vicenza, infatti, è quello di esercitare, come commercianti, il sacrosanto diritto di non aderire ad un contratto giudicato iniquo dal punto di vista economico: “Vi abbiamo illustrato tutte le condizioni della proposta Aim, valutatele attentamente e poi decidete – ha sottolineato Giuliari durante l’assemblea -. Se ritenete che questo contratto sia irricevibile non firmate”.
Questo, in effetti, è quanto potrebbe succedere se Aim non tornerà sui suoi passi: l’interruzione delle vendite di biglietti e abbonamenti del bus in tante tabaccherie che già nelle scorse settimane, a seguito di un sondaggio della Fit, hanno espresso la volontà di non sottoscrivere il nuovo contratto. Un’ipotesi concreta, questa, confermata anche dal clima che si è vissuto nell’assemblea di ieri sera. D’altronde, difficile che gli operatori vicentini accettino una situazione anomala quanto meno rispetto a tutto il Veneto, considerato che i colleghi delle altre province possono contare su aggi nella vendita dei titoli di viaggio che si aggirano mediamente sul 5%.
La palla, ora, passa ad Aim, ma Fit-Confcommercio intende chiamare in causa anche il Comune: l’auspicio è che l’Amministrazione intervenga su una questione che incide sul programma di potenziamento della mobilità sostenibile in città. “E’ difficile pensare – afferma il presidente della Fit-Confcommercio Davide Giuliari a margine dell’assemblea – che si incentivi l’uso dei mezzi pubblici smantellando la rete di distribuzione dei biglietti esistente, che non può certo essere sostituita da servizi alternativi certamente utili, come l’acquisto tramite telefonino, ma non alla portata della maggior parte degli utenti. Credo che una riflessione su quanto sta accadendo vada fatta anche dal Comune; per quanto ci riguarda noi non chiudiamo di certo la porta al dialogo, ma le condizioni fin qui proposte sono inaccettabili e non rispettano la dignità di chi offre un indispensabile servizio ai cittadini”.

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