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Un'immagine dell'alluvione del 1° novembre 2010
Un'immagine dell'alluvione del 1° novembre 2010
mercoledì 04 settembre 2013

RIMBORSO DEI RISARCIMENTI AGLI ALLUVIONATI: AMARO EPILOGO

Boschiero, direttore di Confcommercio Vicenza: "Non è in discussione la correttezza di Comune e Regione, ma certe situazioni sono difficili da accettare"

La richiesta di restituzione degli acconti ricevuti dalle aziende e dai cittadini che hanno subito danni nell’alluvione del 2010 è in alcuni casi davvero difficile da accettare. Ai tanti che hanno sicuramente beneficiato di un aiuto concreto in tempi ragionevoli, fanno infatti  da contraltare alcune situazioni al limite del paradosso, che si dovevano e si potevano evitare.
Questo il giudizio della Confcommercio di Vicenza sulla richiesta inviata dal Comune a 668 cittadini e imprese, di restituire i rimborsi relativi al terribile disastro dell’1 novembre 2010, che ha messo in ginocchio l’intera città, comprese tante attività del commercio, del turismo e dei servizi situate nelle zone alluvionate.
“Non si vuole mettere in discussione quello che appare un atto dovuto di Comune e Regione – spiega Ernesto Boschiero, direttore della Confcommercio di Vicenza -, ma in alcuni casi questo amaro epilogo si poteva evitare intervenendo su norme i cui limiti erano già stati evidenziati più volte, anche dalla nostra Associazione. Tutti ricordiamo il tortuoso iter a cui sono stati sottoposti coloro che hanno richiesto i contributi; ricordiamo “i cambi in corsa” su tante regole, per non parlare dei tagli ai fondi e dei prezzari fissati quando la maggior parte delle aziende avevano già eseguito lavori di ripristino di immobili, attrezzature, scorte. Tutto questo ha messo in enorme difficoltà i nostri imprenditori”.
Basti pensare, per fare un esempio, che i criteri per ottenere i contributi sono stati definiti con l'ordinanza n. 22 del 5 luglio 2011 (dunque oltre sette mesi dopo l’alluvione) firmata dal Commissario Delegato per il superamento dell'emergenza. “Chiaro che chi aveva la forza economica per ripartire – spiega il direttore Boschiero – i soldi li aveva già spesi e invece, se avesse conosciuto prima i limiti di rimborso, avrebbe potuto fare altre scelte”.
Ma c’è di più. C’è chi, dopo aver impiegato tempo e investito soldi in perizie giurate che stabiliscono con certezza il danno subito, non ha avuto  la forza finanziaria di riportare il negozio o il ristorante esattamente a com’era prima dell’alluvione e ha puntato a spendere il meno possibile per ripartire subito. In questo caso, i rimborsi non si basano su quanto è stato “perso” con l’alluvione, ma su quanto si è speso per i ripristini, con la beffa finale di dover restituire parte dell’acconto ricevuto. E poi ci sono, per fare un altro esempio, quelle attività che non ce l’hanno fatta  a resistere ai contraccolpi dell’alluvione e dopo aver comunque speso tempo e denaro per le pratiche burocratiche di rimborso, e per ristrutturare il più possibile il negozio, hanno chiuso i battenti e ora ricevono anche l’amara sorpresa di dover restituire gli acconti. “Al di là dei numeri, sono casi che aprono una questione di principio – interviene Boschiero –, perché fanno insorgere in questi imprenditori la sensazione di ingiustizia per quella che potremmo definire burocrazia cieca. Così non si fa che aumentare la sfiducia nello Stato”.
Senza contare che alla rabbia di chi si è visto arrivare la richiesta di restituzione degli acconti si aggiunge la delusione di chi ha ricevuto rimborsi comunque molto inferiori alle perdite subite, a causa, ad esempio, del tetto dei 30mila euro sul contributo per il mobilio fissato da un’ordinanza governativa arrivata mesi dopo l’alluvione.
“Dobbiamo partire proprio da qui per cambiare la modalità di gestione delle emergenze – incalza il direttore della Confcommercio di Vicenza -, tanto più che il nostro territorio non è stato ancora messo in sicurezza e dunque non possiamo essere certi che non accadrà più quanto avvenuto l’1 novembre 2010. E’ assolutamente necessario, allora, che non si ripetano gli stessi errori, prevedendo già regole certe sugli eventuali rimborsi a cittadini e imprese in caso di calamità naturali. Solo così, infatti, chi potrebbe essere in futuro interessato da eventi di questo tipo avrà almeno, fin da subito, un quadro chiaro di cosa potrà aspettarsi e non lo scoprirà, come accaduto questa volta, solo parecchi mesi dopo. E’ una questione di serietà verso i cittadini e verso quelle imprese che garantiscono occupazione, ricchezza e contribuiscono in modo fondamentale alla qualità di vita delle nostre città e dei nostri paesi”.

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