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Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza
Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza
mercoledì 18 settembre 2013

NO ALL'AUMENTO DELL'IVA, NO AD UN ALTRO HARAKIRI PER IL PAESE

Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza, interviene sul possibile incremento previsto dal prossimo 1 ottobre

Mentre si susseguono le voci sul possibile aumento dell’Iva dal 1° ottobre, ipotesi che, confidando sulle parole di qualche giorno fa del Ministro Flavio Zanonato,  sembrava  accantonata, Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza, interviene per ribadire l’assoluta priorità di evitare una misura del genere. “Stroncherebbe sul nascere qualsiasi pur minimo segnale di riavvio dei consumi e quindi i timidi segnali che si avvertono di consolidamento dell’economia” – dice il presidente di Confcommercio Vicenza.
“Siamo in una fase – spiega il presidente Rebecca - in cui bisogna agire con molta attenzione, poiché negli ultimi tre mesi i consumi interni hanno segnato una stabilizzazione, vale a dire non ci sono state variazioni congiunturali negative, cosa che non succedeva dall’estate 2011. Ciò non significa automaticamente che la ripresa sia dietro l’angolo, ma che in questo contesto è più che mai necessario che la politica vari misure a sostegno degli impulsi positivi che provengono dall’economia reale. Solo con il rilancio della domanda interna per consumi ed investimenti, che rappresenta l’80% del PIL del Paese, si può pensare di innescare una crescita più sostenuta. L’ipotesi di aumentate l’IVA va, invece, nella direzione opposta, poiché provocherebbe una nuova contrazione dei consumi, mettendo a rischio le imprese e migliaia di posti di lavoro”.
Gli indicatori  a cui fa riferimento il presidente Rebecca sono dell’Ufficio Studi di Confcommercio che di recente ha anche valutato l’impatto del possibile aumento dell’IVA dal 21% al 22% su una parte consistente dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie. Secondo Confcommercio una tale misura comporterebbe un effetto sui prezzi, tra ottobre e novembre, tra lo 0,3%  e lo 0,4%; i conseguenti minori consumi avranno effetti negativi sulla produzione e quindi sul PIL; la perdita di produzione farebbe diminuire ancora l’occupazione. Ma il dato che più da riflettere è che con il nuovo aumento, la pressione IVA (rapporto tra reddito e IVA pagata) per il 20% delle famiglie più povere arriverebbe al 10,5%, mentre per il 20% delle famiglie più ricche la pressione IVA passerebbe al 7,5%, circa il 30% in meno.
“Queste proiezioni dimostrano che a pagare sarebbero ancora una volta le classi più deboli – commenta il presidente Rebecca -  quelle che ogni giorno lottano strenuamente per difendere il loro potere d’acquisto. Senza dimenticare che se il Governo conta di introitare determinate somme con l’incremento dell’IVA, in realtà  il gettito previsto non sarà raggiunto in quanto vi sarà una nuova riduzione degli acquisti. In altri termini, stiamo dicendo a gran voce di evitare un altro harakiri al Paese! Basta mettere a rischio imprese e famiglie, ma cercare, invece, le risorse necessarie con scelte coraggiose, che vanno dai tagli incondizionati alla spesa pubblica alle dismissioni del patrimonio pubblico fino ad una efficace lotta agli sprechi e all’evasione”.    

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