CONFCOMMERCIO online
giovedì 21 novembre 2013

RISTORATORI CONFCOMMERCIO CONTRO IL NUOVO PROGETTO DI LEGGE AGRITURISMO

Il presidente provinciale Emanuele Canetti: "La Regione rischia di dare un duro colpo al settore della ristorazione"

“Se viene approvata questa legge regionale non ci sarà più una vera distinzione tra ristoranti ed agriturismi. Le uniche differenze tangibili saranno le tante agevolazioni fiscali e tributarie di cui solo gli agriturismi possono usufruire. Se non è concorrenza sleale questa, come dovremmo definirla altrimenti?”. Emanuele Canetti, presidente dell’Associazione provinciale Ristoratori di Confcommercio Vicenza, boccia così il nuovo progetto di legge sulle attività agrituristiche che la Giunta regionale vorrebbe varare nelle prossime settimane e che va a modificare alcuni articoli della precedente norma 28/2012. “Con questo provvedimento – rincara il presidente Canetti – la Regione si assume la responsabilità di dare un ulteriore duro colpo ad un settore, quello della ristorazione, già alle prese con una crisi economica che ha portato ad un generalizzato calo della clientela. Togliere, nei fatti, le uniche vere limitazioni oggi esistenti nel settore agrituristico – rincara il presidente Canetti -, è come “legalizzare” i falsi agriturismi”.

Ed è proprio questo il punto, perché la “levate di scudi” della categoria arriva principalmente a fronte di alcune specifiche modifiche ai limiti fino ad oggi esistenti. La norma, infatti, prevede di eliminare il limite delle giornate di apertura. Sostituisce, poi, il numero massimo di posti a sedere, prima uguale per tutti in base ai giorni di apertura, introducendo un nuovo limite da stabilirsi in sede di autorizzazione sanitaria (ma nel frattempo l’autorizzazione sanitaria è stata abrogata). E poi introduce il limite massimo annuo di offerta di pasti, che dovrebbe essere individuato dal piano agrituristico. “Questo nuovo parametro è un bluff, perché non è verificabile – spiega il presidente dei ristoratori Confcommercio -. Chi potrà mai controllare che un'attività agrituristica rispetti il numero massimo di pasti annuo? È praticamente impossibile, soprattutto perché ogni attività avrà un suo specifico limite sulla base del proprio piano agrituristico. In questo modo si vanno totalmente a snaturare i principi che hanno ispirato la nascita degli agriturismi, vale a dire dare agli agricoltori l’opportunità di incrementare il loro reddito con un’attività complementare al lavoro sui campi. Introducendo un limite fittizio – prosegue Canetti - non si fa altro che dare il via libera alla speculazione di chi sfrutta i vantaggi fiscali e tributari di questi esercizi, mettendo sul mercato attività che nulla hanno a che fare con la valorizzazione dei prodotti della terra”.

Da qui il forte sostegno che l’Associazione di Vicenza sta dando all’azione della Fipe-Confcommercio regionale, che ha ribadito il no dell’intera categoria a questo progetto di legge anche nell’audizione di mercoledì scorso, in Regione. “Una norma di questo tipo non fa altro che creare confusione in un settore, quello turistico, che rappresenta una grande risorsa per la nostra regione – conclude il presidente Canetti -. Per questo, anziché liberalizzare il settore agrituristico noi siamo per una sua netta differenziazione, con un aumento dei controlli e delle sanzioni per quelle attività abusive che non danneggiano solo la ristorazione tradizionale, ma anche i veri agriturismi”.

AGRITURISMO, TROPPE DISPARITÀ FISCALI CON I RISTORANTI

Sul progettio di legge pè intervenuto anche, alla vigilia della discussione in Consiglio regionale, il persidente di Confturismo Veneto Marco Michielli. “Alcune delle modifiche proposte all’attuale legge – dichiara Michielli – vanno cassate od almeno pesantemente riviste, soprattutto alla luce della tutela dei consumatori e dei diversi obblighi normativi e fiscali ai quali sono assoggettate le imprese della ristorazione, anche all’interno degli alberghi, da una parte e gli agriturismo dall’altra.

Consumatori, turisti, immagine e reputazione della stessa Regione vanno tutelati in quanto il prodotto che verrà regolamentato deve essere conforme alle aspettative del consumatore: se mi reco in un agriturismo mi aspetto di consumare alimenti “casalinghi” prodotti in loco e nella tipologia e quantità che il fondo agrituristico produce, già attualmente è purtroppo prassi che vi si organizzino invece banchetti a base di angus e scampi argentini.
Attualmente gli ingredienti dei piatti serviti in agriturismo possono provenire per il 50% da produzioni extra-aziendali, anche al di fuori della Regione Veneto, percentuale che sale addirittura al 75% nelle zone montane del Veronese, Vicentino, Trevigiano e Bellunese … e c’è addirittura chi sostiene che bisognerebbe aumentare ancora queste percentuali. In questo modo è chiaro come le distanze tra un agriturismo e un ristorante rischino di azzerarsi e la concorrenza farsi sleale, ingannando il consumatore veneto ed il turista a tutto danno dell’immagine Regionale e delle aziende della ristorazione tradizionale”.

“Per di più, la limitazione ai posti a sedere prevista dalla vigente legge sull’agriturismo verrebbe scardinata dalla proposta di prevedere la somministrazione di pasti e bevande per il numero massimo di posti a sedere previsto dall’autorizzazione sanitaria (peraltro abrogata fin dal 2007 e sostituita dalla registrazione Scia) e per il numero massimo di pasti individuato dal piano agrituristico. Assai inverosimilmente ciò potrà prevedere un effettivo contingentamento dei posti a sedere in agriturismo, portando agriturismo e ristoranti tradizionali su un iniquo piano di parità” chiosa Michielli.

“Sotto il profilo fiscale – prosegue Michielli - mentre un ristorante versa le imposte sui propri ricavi, dichiarati o calcolati con gli studi di settore, l’agriturismo applica un regime forfettario – spiega Michielli - Il titolare di un ristorante paga l’Irpef secondo le normali aliquote, in base al reddito percepito; l’imprenditore agricolo invece la paga solo sul 25% del reddito. In quanto all’Iva, mentre il ristoratore la versa normalmente, come qualsiasi altra impresa, per l’agriturismo l’Iva dovuta è pari al 50% di quella relativa alle operazioni imponibili, che non trovano però riscontro nelle materie prime, dato che dovrebbero provenire dai loro campi".



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