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lunedì 09 dicembre 2013

PENSIONI: GLI AUMENTI IN VIGORE DAL 2014

Perequazione automatica: il prossimo anno i pensionati debbono accontentarsi di un aumento di appena l'1,2%

fonte: Patronato 50&Più nazionale

Per  il 2014 i pensionati debbono accontentarsi di un aumento di appena l’1,2%. Da tempo l’adeguamento delle pensioni al costo della vita (la cosiddetta perequazione automatica) è sotto accusa.
Ma la proposta  di individuare un nuovo paniere (elenco delle voci più ricorrenti di spesa)  per l’effettivo potere di acquisto dei pensionati e dei cittadini con redditi  per ora non ha ancora trovato accoglimento.
La situazione resta aperta assieme alla speranza di tanti pensionati che si  confrontano con un sistema previdenziale iniquo per tanti privilegi e deroghe che coesistono e resistono.
Ma vediamo  cosa succede da gennaio prossimo.
La percentuale di aumento, come si diceva, è dell’1,2% ed è calcolata  in via provvisoria tenendo conto dell’andamento del costo della vita nel periodo 1° gennaio – 30 settembre 2013.
Quella definitiva si conoscerà nel corso del 2014.
Se  risulterà più elevata, con la rata di gennaio 2015 i pensionati recupereranno la differenza.
Ogni anno sia l’Inps che gli altri enti previdenziali lavorano su un valore provvisorio di inflazione. Se aspettassero il dato definitivo di dicembre non sarebbero in grado di mettere in pagamento gli aumenti con l’inizio dell’anno.

Minimo e trattamenti sociali.
Con l’incremento dell’1,2%  il trattamento minimo sale da  495,43 a 501,37 euro al mese, seguendo un progressivo mensile di 5,94 Euro.
Allo stesso modo si  procede ad adeguare anche le prestazioni assistenziali a favore dei cittadini in stato di bisogno.
L’assegno sociale, cioè la prestazione introdotta dalla Riforma “Dini” per tutti coloro che hanno compiuto  65 anni (dal 2013 65 e 3 mesi) dopo il 31 dicembre 1995, passa da 442,30 euro a 447,60 euro al mese. Mentre la pensione sociale, prevista per gli ultrasessantacinquenni che hanno raggiunto l’età prima del dicembre ’95, sale da 364,51 a 368,88  euro al mese.

Pensione al milione
Chi ha ottenuto  la maggiorazione fino ad un “milione di lire” al mese può contare dal 2014 su un assegno di  637,81 euro. La cifra si ricava sommando all’importo del trattamento minimo di 501,37 euro la maggiorazione di 136,44 euro prevista dalla legge n. 127/2007 che ha aumentato le pensioni basse.
La maggiorazione spetta ai pensionati meno abbienti dai 70 anni in su (60 anni se invalidi totali). Nel 2014 ne possono beneficiare coloro che hanno un reddito personale annuo non superiore a 8.291,53 euro o cumulato con quello del coniuge, se sposati, che non vada oltre 14.110,33 euro.
 Si considerano tutti i redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti o tassati alla fonte come gli interessi bancari e postali, i rendimenti di Bot  e altri titoli.
Nel computo rientrano le rendite Inail e gli assegni assistenziali.
Bisogna, in sostanza, denunciare tutto tranne i redditi provenienti da: casa di abitazione; pensioni di guerra; assegno di accompagnamento; trattamenti di famiglia; importo aggiuntivo di 154,94 euro previsto dalla legge 388/2001; sussidi erogati da Enti pubblici senza carattere di continuità; indennizzo a favore di danneggiati da vaccinazioni, trasfusioni e emoderivati.

Pensioni superiori al minimo
In questi ultimi 15 anni di vita la perequazione, per i pensionati con importi superiori al “minimo”, è stato oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore che  ha rivisto le regole allo scopo di aggiustare i conti pubblici. Per il biennio 2012/2013 , la Manovra “Monti/Fornero” del 2011 ha stabilito che la rivalutazione andasse riconosciuta esclusivamente alle pensioni d’importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100 per cento.
Dal 1°gennaio 2014 la situazione dei pensionati riguardo la perequazione sarebbe dovuta ritornare alle regole ordinarie. Invece  il disegno di legge di stabilità per il 2014 approvato dal Consiglio dei Ministri (ma non ancora dal Parlamento) prevede una nuova stretta.
Se la norma contenuta nel provvedimento di Legge di Stabilità verrà approvata (dal Senato e dalla Camera) senza modifiche  la rivalutazione delle pensioni per l’anno 2014 al tasso provvisorio dell’1,2 per cento, risulterà nel modo seguente:

  • nella misura dell’1,2 per cento (100 per cento) per le pensioni complessivamente pari o inferiori a 19.321,77 euro annui, ossia 1.486,29 euro mensili;
  • nella misura dell’1,08% per cento (90 per cento) per le pensioni complessivamente superiori a 19.321,77 euro annui (euro 1.486,29 mensili) e fino a 25.762,36 euro annui (1.981,72 euro mensili);
  • nella misura dello 0,9 per cento (75 per cento) per le pensioni complessivamente superiori a 25.762,36 euro annui (euro 1.981,72 mensili) e fino a 32.202,95 euro annui (2.477,15 euro mensili)
  • nella misura dello 0,6 per cento (50 per cento) per le pensioni complessivamente superiori a 32.202,95 euro annui (euro 2.477,15 mensili) e fino a 38.643,54 euro annui (2.972,59 euro mensili);
  • nessuna rivalutazione per le pensioni complessivamente superiori a 38.875,33 euro annui (2.990,41 euro mensili compreso la clausola di salvaguardia).


Il blocco delle pensioni  e la riduzione all’adeguamento del costo della vita sono  la parte più grave, iniqua e dolorosa introdotta dal legislatore.
Sono misure decisamente impopolari. La semplice fissazione di una soglia legata al minimo Inps determina uno “scalone” tra chi riesce comunque ad ottenere una rivalutazione “piena” e chi, ricevendo qualche euro in più, si vede ridotti o azzerati gli incrementi.
Non si tratta di un prelievo una tantum ma di un taglio che sta producendo effetti permanenti e crescerà nel tempo.
Tale sistema di adeguamento delle pensioni non ha mai tutelato concretamente il reale potere di acquisto dei pensionati, che, negli ultimi 15 anni ha subìto oltre il 30% di perdita. Chiaro allora che il blocco e/o la riduzione del costo della vita sulle pensioni (avvenuto per 6 volte in 15 anni) sono soluzioni  non assolutamente ispirate a criteri di ragionevolezza.
E’ evidente  che a tali inique misure, di dubbia legittimità costituzionale, nei confronti dei pensionati, va data una risposta. E’ per questo motivo che 50&Più sta intraprendendo tutte le possibili azioni in sede legislativa e giudiziaria, senza escludere alla fine di adire anche la Corte di Giustizia Europea.

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