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mercoledì 05 febbraio 2014

MERCATO AUTO: GENNAIO POSITIVO, MA NON BASTA

A gennaio le vetture immatricolate in Italia sono state 117.802, in progresso del 3,24% rispetto alle 114.102 di un anno fa

Parte in rialzo il mercato dell'auto nel 2014. A gennaio le vetture immatricolate in Italia sono state 117.802, in progresso del 3,24% rispetto alle 114.102 di un anno fa.

Lo comunica il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il segno piu' era tornato gia' a dicembre 2013 quando le vendite di auto avevo segnato un +1,4%. Nello stesso periodo di gennaio 2014 sono stati registrati 360.050 trasferimenti di proprieta' di auto usate, con una variazione di -2,73% rispetto a gennaio 2013, durante il quale ne furono registrati 370.141 (nel mese di dicembre 2013 sono stati invece registrati 346.970 trasferimenti di proprieta' di auto usate, con una variazione di +6,91% rispetto a dicembre 2012, durante il quale ne furono registrati 324.531). Nel mese di gennaio 2014 il volume globale delle vendite (477.825 autovetture) ha dunque interessato per il 24,65% auto nuove e per il 75,35% auto usate.

Le immatricolazioni rappresentano le risultanze dell'Archivio Nazionale dei Veicoli al 31 gennaio 2014, mentre i dati relativi ai trasferimenti di proprieta' si riferiscono alle certificazioni di avvenuto trasferimento di proprieta' rilasciate dagli Uffici Provinciali della Motorizzazione nel mese di gennaio 2014 e rappresentano le risultanze dell'Archivio Nazionale dei Veicoli alla data del 31 gennaio 2014.

Ma gli addetti ai lavori sono lontani dal giudicare questo dato come positivo. Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto: "Prima che qualcuno ci voglia 'vendere' questo dato in termini positivi, della serie 'è iniziata la ripresa', è meglio spiegare subito che così non è. Mettiamoci il cuore in pace. Il nostro ecosistema automotive, cartina di tornasole dell'intera economia, composto da migliaia di aziende e milioni di lavoratori, sta in piedi solo con un mercato intorno ai 2.000.000 di pezzi. Volume congruo con il parco circolante di 35.000.000 circa, e con l'esigenza di un rinnovo volto a una maggior sicurezza e a una diminuzione dell'inquinamento, oltreché all'abbattimento dei costi di esercizio. Per traguardare questa soglia di sopravvivenza, appunto di 2 milioni di unità, gennaio avrebbe dovuto consuntivare circa 207.000 pezzi, mentre con il dato di oggi di  117.802 unità  abbiamo segnato un -43% circa. Per parlare seriamente di ripresa ci vorrebbero crescite costanti a doppia cifra, e invece sul mercato automobilistico italiano perdura la stagnazione".

Federauto, l'associazione che rappresenta i concessionari di tutti i marchi commercializzati in Italia di auto, veicoli commerciali, industriali e autobus, mette in risalto che siamo molto indietro rispetto agli altri Paesi europei, soprattutto perché in Italia l'acquisto e l'utilizzo di autoveicoli, anche a basso impatto ambientale, hanno scontato un lungo periodo caratterizzato da massacranti aumenti fiscali e tariffari. A riprova di ciò, dopo aver subito inasprimenti fiscali per 8,7 miliardi di euro, abbiamo iniziato il 2014 con un aumento delle tariffe autostradali mediamente del +3,9%, inspiegabile se rapportato all'aumento dell'inflazione e, comunque, un ulteriore segnale negativo per chi utilizza ogni tipo di veicolo. Conclude Pavan Bernacchi: "Il mercato italiano dell'auto, in profonda crisi, ha registrato una riduzione del -48% in sei anni. Questo disastro ha causato, tra i vari effetti negativi, l'esplosione del ricorso agli ammortizzatori sociali da parte delle aziende che compongono la filiera di distribuzione e manutenzione di autoveicoli, con circa 57 milioni di ore di cassa integrazione solo nel biennio 2012-2013.

Un costo enorme per lo Stato, cui si aggiungono i circa 3 miliardi di euro di minor gettito fiscale tra Iva e tasse varie. Noi siamo determinati a uscire da questo pantano e contestiamo l'immobilismo del Governo e la sua paralizzante incertezza, nonostante l'avvio della Consulta Automotive voluta dal Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato e delle opzioni di intervento già messe sul tavolo dalle Associazioni partecipanti". 

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