CONFCOMMERCIO online
venerdì 02 gennaio 2015

SALDI INVERNALI: GRANDE FREDDO E SCONTI ELEVATI AIUTERANNO LE VENDITE

Secondo le previsioni di Matteo Garzaro, presidente di Federmoda-Confcommercio Vicenza, il 30% sarà per molti la base minima di partenza dei ribassi

Le condizioni climatiche, con l’arrivo del grande freddo, sono le migliori. La scelta merceologica non manca, visto che nei negozi ci sono ancora molti capi invenduti. Le premesse, dunque, ci sono tutte perché i saldi invernali 2015, che si apriranno il 3 gennaio per chiudersi il 28 febbraio, inizino sotto una buona stella. Almeno così sperano le centinaia di negozi del tessile-abbigliamento della provincia, che proprio in questi giorni stanno mettendo a punto i ribassi da proporre alla clientela. E che saranno fin da subito sostanziosi, come prevede Matteo Garzaro, presidente provinciale di Federmoda Confcommercio: “Il 30 per cento sarà per la maggior parte degli operatori la base minima, ma credo che in tanti sfrutteranno i primi giorni per offrire fin da subito sconti anche del 50%. D’altronde veniamo da quattro mesi invernali caratterizzati da un forte calo dei consumi, motivato soprattutto dalle continue scadenze fiscali e i negozi hanno la necessità di fare cassa per cercare di recuperare le mancate vendite delle scorse settimane”.
Si prevedono dunque file nei punti vendita per l’assalto al capo scontato? “Sarebbe una scena d’altri tempi – prosegue Garzaro -. La verità, come dimostra anche quanto accaduto a dicembre con le scadenze di Tasi, Tari e Imu a erodere le tredicesime, è che i vicentini hanno fatto più file agli sportelli bancari per pagare le tasse che nei negozi per comprare”. Un autentico paradosso, in un Paese come l’Italia in cui l’80% del Pil arriva da consumi e investimenti interni “e nel quale, invece – rincara Garzaro -, non si fa nulla per rilanciare la spesa delle famiglie. Anzi, l’anno prossimo non solo non ci sarà una significativa riduzione della pressione fiscale, ma c’è già chi prevede rincari nelle tariffe, andando ad aumentare la voce di tutte quelle spese obbligate che tolgono ossigeno ai consumi e portano alla chiusura dei negozi a causa delle mancate vendite”. A fare le spese di questa situazione, poi, sono soprattutto i commercianti di beni considerati non di prima necessità, tra cui l’abbigliamento: non a caso i bilanci del settore, in provincia, sono caratterizzati di anno in anno dal segno negativo. E a livello nazionale gli oltre 141mila negozi del tessile-abbigliamento del 2011 sono diventati 129mila nel 2014.
“Come categoria stiamo cercando in tutti i modi di sostenere le imprese per affrontare una situazione di mercato che rimane difficile – afferma il presidente Garzaro – Abbiamo lavorato e ancora  ci impegneremo per migliorare il rapporto contrattuale con i fornitori, prevedendo una compartecipazione al rischio d’impresa che non scarichi solo sul commerciante le variabili legate alle condizioni meteo o all’andamento economico. Ci faremo parte attiva per riportare i saldi a febbraio e ad agosto e non ad inizio stagione come accade ora, perché non si può andare avanti vendendo i capi più importanti solo in sconto, dopo che il negoziante li ha però pagati a prezzo pieno. C’è anche bisogno di ristabilire equità e rispetto delle regole all’interno della filiera distributiva, perché solo in questo modo possiamo garantire la convivenza di piccoli negozi e grande distribuzione, che hanno ciascuno un ruolo essenziale nel mercato”.
Il presidente di Federmoda-Confcommercio Vicenza non si nasconde però che la vera svolta in grado di rilanciare i consumi, e dunque il settore, si gioca a Roma, in una politica fiscale che dia disponibilità di spesa ai cittadini: “Chiaro che il debito pubblico non dà libertà di manovra al Governo sul fisco, però non mi pare si stia facendo molto per ridurre la spesa con un’adeguata spending review statale. Invece bisogna recuperare risorse dalla spesa pubblica e destinarle prioritariamente ad abbattere il peso delle tasse su lavoratori e imprese: non c’è altra via per far tornare la fiducia delle famiglie, condizione essenziale per una ripresa dei consumi”.

LE REGOLE DEI SALDI

Nulla cambia sul fronte delle modalità di svolgimento. Restano, infatti, confermate le regole per l’informazione e la tutela del consumatore, che Confcommercio Vicenza intende ricordare al fine di garantire la massima trasparenza in tempo di vendite di fine stagione.
Merce in saldo. I capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Gli articoli in saldo devono inoltre essere fisicamente ben distinti e quindi separati in modo chiaro ed inequivocabile da quelli eventualmente posti in vendita a condizioni ordinarie.
Indicazione dei prezzi. E’ obbligatorio esporre la merce in saldo - sia in vetrina che all'interno del negozio - con l'indicazione della percentuale di sconto applicata, prezzo normale di vendita e il prezzo scontato.
Pubblicità. I messaggi pubblicitari relativi alle vendite straordinarie devono essere presentati graficamente in modo non ingannevole per il consumatore.
Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso in cui ciò risulti impossibile o eccessivamente oneroso, la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo pagato.
Prova dei capi: è rimessa alla discrezionalità del negoziante.
Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione.




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