CONFCOMMERCIO online
lunedì 26 gennaio 2015

CRISI DEI CONSUMI: OPERATORI ORAFI SCORAGGIATI

Presentata a VicenzaOro January un'indagine di Federpreziosi Confcommercio sulle conseguenze del limite all'utilizzo dei contanti, tracciabilità, fisco, legalità

fonte: Confcommercio Nazionale

Esperti e rappresentanti delle categorie orafe e orologiere si sono incontrati a Vicenza per delineare le dimensioni del fenomeno della contrazione della domanda e identificarne i fattori determinanti. Alla tavola rotonda, svoltasi lo scorso 25 gennaio, introdotta dal presidente di Fiera di Vicenza Matteo Marzotto e moderata dal direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli, hanno preso parte il presidente di Federpreziosi Confcommercio Giuseppe Aquilino; Tommaso Mazza, presidente Assocoral; Mario Peserico, presidente Assorologi; Silvio Ciniglio, dell'Ordine degli Avvocati di Napoli; Andrea R. Castaldo, ordinario di Diritto penale all'Università degli Studi di Salerno. I risultati dell'indagine sono stati presentati da Pierluigi Ascani, presidente CdA Format Research.

"Per avviare un costruttivo dialogo con gli organi di Governo, allo scopo di ottenere concreti benefici per il nostro settore, è indispensabile fornire numeri attendibili e certi, come abbiamo avuto modo di verificare in maniera esplicita nel corso di un recentissimo incontro a Roma con il capo ufficio legislativo del Ministero dell'Economia e delle Finanze e una dirigente dell'Agenzia delle Entrate cui abbiamo partecipato insieme a una delegazione dell'Associazione Orafa Lombarda". Così il presidente di Federpreziosi Confcommercio Giuseppe Aquilino, che ha aggiunto: "tracciare un quadro preciso delle principali problematiche che determinano una forte instabilità dei consumi, anche dal punto di vista quantitativo, è stata un'impresa tutt'altro che facile" prosegue "superata con successo e in tempi brevi grazie a un fondamentale lavoro di squadra".

I numeri relativi alla situazione economica delle aziende non appaiono confortanti: negli ultimi due anni (2012-2014) il livello di fiducia nella propria attività da parte delle imprese al dettaglio di articoli di gioielleria, argenteria e orologi è crollato. In media hanno registrato una diminuzione dei ricavi pari a circa il -26%. Quanto al futuro, solo l'8,5% si aspetta un aumento dei propri ricavi. Diminuisce la clientela italiana, ma anche quella proveniente dall'estero, in particolare dalla Russia, e tra le ovvie contromisure vi sono riduzioni degli investimenti e interventi sul personale con conseguente diminuzione dell'occupazione. Si registrano, tuttavia, leggere differenze tra regioni del Nord e del Sud Italia, con una situazione che appare migliore per le prime. La soglia di 1.000 euro posta all'utilizzo dei contanti e le procedure legate alla tracciabilità per pagamenti di importi superiori ai 3.600 euro sono tra le prime cause della variazione dei consumi con differenze di priorità in riferimento ai preziosi piuttosto che agli orologi.

I dettaglianti di preziosi italiani ritengono che, se la soglia di utilizzo del contante fosse innalzata a 2.500 euro, come in Spagna, si registrerebbe un aumento dei ricavi medi pari al 13% e, se innalzata a 3.000 euro, come in Francia, questo sarebbe del 16%. Se poi non fosse previsto alcun limite alla soglia di utilizzo del contante, come attualmente in Germania ed in Olanda, l'aumento si aggirerebbe intorno al 21%. L'abolizione dell'obbligo da parte del commerciante di registrare e comunicare i dati degli acquirenti che spendono più di 3.600 euro, non previsto negli altri Paesi Ue, comporterebbe un aumento dei ricavi, in media, pari al 22%.  "Le cause dell'instabilità dei consumi nel settore orologiero – ha detto il presidente di Assorologi, Mario Peserico - presentano notevoli elementi di complessità, ma ciò che emerge con chiarezza è che, in generale, le procedure antiriciclaggio rappresentano un forte ostacolo. E' particolarmente significativo, in questo senso, il risultato di un'analisi da noi richiesta a GFK che dimostra come l'acquisto di orologi di valore pari o inferiore ai 1.000 euro sia aumentato del 20% negli ultimi mesi, dato sicuramente non positivo". 

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