CONFCOMMERCIO online
mercoledì 25 febbraio 2015

NEL TERZIARIO VICENTINO MENO IMPRESE IN DIFFICOLTA' E PIU' FIDUCIA

La rilevano le Consulte di Confcommercio Vicenza. L'analisi del presidente Rebecca: "La situazione rimane preoccupante, ma è iniziata l'inversione di tendenza"

Il terziario di mercato vicentino comincia a  risalire la china e guarda con moderato ottimismo a questo primo semestre del 2015. E’ quanto emerge dall’analisi effettuata da Confcommercio Vicenza attraverso le proprie “Consulte”, la rilevazione periodica della situazione economica con la quale l’Associazione “tasta il polso” alle imprese del settore, dialogando con i propri associati.
Dall’elaborazione dei dati riferiti al consuntivo 2014 e al previsionale 2015, sembra che il “vento stia cambiando” e che sia avviata l’auspicata inversione di rotta . Nella valutazione delle aziende che hanno partecipato all’indagine (circa 400, rappresentative dei vari settori, classi di fatturato e dimensioni d’impresa), risulta infatti un calo delle aziende “in sofferenza”, che dichiarano cioè di essere in condizione economica “non buona” o “pessima”: erano il 45% nel 2013 e sono passate al 32% alla fine dell’anno scorso. “Stiamo tornando ai livelli del 2010, quando la crisi cominciava a farsi sentire, ma non aveva ancora colpito duro le nostre imprese – afferma Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza -. Certo, i dati destano ancora preoccupazione, ma possiamo dire che è iniziata la tanto sperata ripartenza”.
A trainare questa uscita dalle secche dell’economia sono soprattutto le imprese dell’ingrosso, dove la percentuale di aziende “in sofferenza” scende al 28%, mentre rimane difficile la situazione nel settore dei prodotti per la persona (40% di aziende in situazione non buona) e nel turismo-ristorazione (35%). “Certamente alcune imprese dell’ingrosso stanno agganciando il trend positivo del manifatturiero, soprattutto quello orientato all’export – è l’analisi del presidente Rebecca -, ma statisticamente questo settore anticipa le tendenze di tutto il terziario ed è dunque probabile che a breve questi segnali si noteranno anche nel dettaglio, nella somministrazione e nei servizi“.
In effetti, guardando alle previsioni sull’andamento economico futuro, migliorano le prospettive del terziario di mercato vicentino per il primo semestre 2015. Fatto salvo un 67% di imprese che prevedono stabilità, la bilancia pende ancora più verso chi paventa un peggioramento della situazione (il 17% delle imprese interpellate), piuttosto che chi crede in un miglioramento (13%). Ma se oggi i pessimisti staccano gli ottimisti di soli 4 punti percentuali, nel 2013  la differenza era addirittura di 37 punti  e nel 2014 di 21 punti. “Possiamo dire che comincia a diffondersi un clima di maggiore fiducia – afferma Sergio Rebecca -, che è anche una condizione essenziale perché le aziende tornino ad investire, facendo ripartire così i fatturati, quanto meno nel business to business”. Qualche segnale, in questo senso, si è già visto nell’anno  passato quando, secondo le “Consulte”, la variazione media del fatturato delle aziende che hanno partecipato all’indagine è stata del -3,9%:  un dato ancora una volta in risalita rispetto agli anni passati, vale a dire al -4,5% del 2011, al picco del meno 9,1% del 2012 e al consistente -6% del 2013.
I riflessi occupazionali di questa inversione di tendenza non si vedono però ancora, considerato che solo l’11% delle aziende ha dichiarato di voler procedere a nuove assunzioni nel primo semestre 2015. “Ma è probabile che questa prudenza sia destinata a cambiare una volta che le aziende avranno “preso le misure” con la recente riforma del lavoro, che ha introdotto incentivi alle assunzioni e mantenuto la flessibilità – è il commento del presidente di Confcommercio Vicenza -. Non penso comunque ad una significativa ripresa delle assunzioni a breve, per il semplice fatto che le nostre aziende, spesso piccole e a conduzione familiare, nonostante la crisi hanno preferito mantenere gli standard occupazionali per non perdere professionalità essenziali. Dunque, a fronte di una eventuale ripresa economica, prima di assumere  ci sono ampi margini per recuperare produttività”.
Ripresa economica che, però, conclude il presidente Sergio Rebecca, può realizzarsi solo a precise condizioni: “Una riduzione delle tasse su famiglie ed imprese,  anche ricavando essenziali risorse dalla lotta agli sprechi negli apparati dello Stato. E poi meno burocrazia e più credito, perché solo così si incentiva l’innovazione e l’apertura di nuove attività nel commercio, nel turismo e nei servizi, che possono garantire un futuro imprenditoriale a tanti nostri giovani”.

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