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Il presidente nazionale Carlo Sangalli intervistato durante il Forum di Cernobbio
Il presidente nazionale Carlo Sangalli intervistato durante il Forum di Cernobbio
lunedì 30 marzo 2015

SANGALLI AL FORUM DI CERNOBBIO: "INTERVENIRE SU SPESA PUBBLICA E FISCO"

Il presidente nazionale di Confcommercio: per la ripresa servono "una riduzione della spesa pubblica e una politica fiscale distensiva che allenti la morsa delle tasse"

fonte: Confcommercio Nazionale

"Dopo tanti, troppi anni, di previsioni negative e di revisioni al ribasso, registriamo alcuni segnali di risveglio dell'economia e ci sono anche tutti i presupposti per una ripresa che non sia solo statistica". Così Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, nel suo intervento in occasione della conferenza stampa che ha aperto i lavori della sedicesima edizione del Forum Confcommercio di Cernobbio, svoltosi dal 27 al 29 marzo scorso. Una novità positiva dopo lungo tempo, insomma, che però va accolta con prudenza. Per Sangalli, infatti, "siamo di fronte a un bivio: accontentarci di quello che passa il convento, cioè lo scenario internazionale, mutevole e incerto, oppure valorizzare al massimo e subito le opportunità che si stanno presentando per indirizzare il Paese lungo un sentiero di crescita robusta". Peraltro, ha quindi sottolineato il presidente di Confcommercio, in questi ultimi anni gli italiani "hanno fatto i compiti a casa e ora aspettano il legittimo riconoscimento".

A partire dalle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti che "vivendo prevalentemente di domanda interna, hanno particolarmente sofferto in questa lunga crisi", ma "non si sono arresi mantenendo fortissima la voglia di fare impresa" e ora "reclamano il pieno riconoscimento del loro ruolo per una crescita che non sia episodica bensì strutturale". Il presidente di Confcommercio ha citato in particolare il turismo, "risorsa strategica su cui puntare, anche a partire dalle potenti leve rappresentate dall'Expo 2015 e dal Giubileo straordinario che vanno azionate in modo organico". Si tratta di "un comparto che non può essere relegato in posizione subalterna, ma deve essere trattato e considerato nelle politiche economiche come un driver potente, da sostenere e valorizzare adeguatamente, per una maggiore produttività dell'intero Paese e, in particolare, del Mezzogiorno, vera nota dolente rispetto a una prospettiva di crescita". Un Sud più dinamico, infatti, "sarà il segnale concreto che una nuova stagione si apre per la nostra economia e per la nostra società", ha evidenziato Sangalli.

Tornando al "legittimo riconoscimento" che il Paese attende da tempo, il presidente di Confcommercio ha quindi ribadito che questo può venire solo da "una riduzione della spesa pubblica improduttiva e una politica fiscale distensiva che allenti la morsa delle tasse su famiglie e imprese. Bisogna abbassare tasse e spesa pubblica affinchè il 2015 possa essere ricordato come l'anno della ripartenza". E se davvero si vuole la crescita, "si deve scacciare lo spettro dell'attivazione delle clausole di salvaguardia riducendo la spesa pubblica improduttiva e destinare i risparmi degli interessi sul debito a beneficio di tutti i contribuenti in regola attraverso la riduzione delle aliquote legali dell'Irpef". Insomma, è la proposta di Confcommercio, "ogni euro, ogni centesimo recuperato dalla lotta all'evasione e da una vera e profonda spending review, da oggi deve essere utilizzato per avviare finalmente un percorso certo e progressivo di riduzione della pressione fiscale". Meno tasse e fisco più semplice e più equo, dunque, per far ripartire la domanda interna: "e con maggiori consumi - ha concluso Sangalli - migliorerà tutta la nostra economia e dalla ripresa statistica passeremo alla crescita reale".

Secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio il Pil dovrebbe crescere dell'1,1% quest'anno e dell'1,4% nel 2016 e i consumi di circa il 2% nel biennio, grazie anche all'effetto Expo

La ripresa è finalmente cominciata, ma si può consolidarla e rafforzarla con interventi in vari campi, a partire dal fisco e dal turismo. E' il senso della "Nota sullo scenario economico 2015-2016" realizzata dall'Ufficio Studi di Confcommercio e presentata dal responsabile, Mariano Bella, in occasione della conferenza stampa di apertura del Forum 2016. Vediamola in dettaglio.

Effetto crisi – Tra la fine del 2007 e la fine del 2014, e in particolare tra il 2008 ed il 2013, sono andati distrutti più di 1 milione e 700mila posti di lavoro, mentre i volumi di spesa delle famiglie hanno registrato un calo record superiore all'8% e gli investimenti sono calati addirittura intorno al 28%.

Previsioni macroeconomiche - La proiezione dell'Ufficio Studi di Confcommercio è "prudentemente ottimistica tanto per il 2015 quanto per il 2016". Il Pil dovrebbe crescere dell'1,1% quest'anno e dell'1,4% nel 2016, mentre la spesa delle famiglie residenti è vista in aumento dello 0,9% nel 2015 e dell'1% nel 2016 grazie al modesto recupero del reddito disponibile in termini reali generato dai primi segnali positivi sul fronte dell'occupazione. E' infatti prevista una crescita degli occupati di circa 83mila unità nel 2015  e di 96mila nel 2016. I prezzi dovrebbero rimanere stabili quest'anno e crescere dell'1,1% l'anno prossimo, mentre i consumi aumenterebbero dell'1,2% nel 2015 e dell'1% nel 2016.

Consumi, ritorno alla crescita – Secondo l'Ufficio Studi, il reddito disponibile delle famiglie dovrebbe crescere sia nel 2015 che nel 2016: il miglioramento del potere d'acquisto pro capite dovrebbe assestarsi sui 300 euro circa. Nel biennio ci dovrebbe essere un saldo netto positivo del valore della ricchezza complessiva pari a 400 euro per abitante, per effetto della riduzione di 2.700 euro per la ricchezza immobiliare e a fronte dell'incremento di 3.100 euro di quella finanziaria. Tutto ciò favorirà una ripresa dei consumi di oltre il 2% cumulato, che continuerà a riguardare le telecomunicazioni, soprattutto l'elettronica di consumo e l'informatica domestica. Ma, per effetto dell'Expo, anche l'alimentazione fuori casa, gli alberghi, i trasporti e i viaggi. La novità sarà il rafforzamento della crescita nell'ambito della mobilità, ma il miglioramento del clima di fiducia dovrebbe riportare il segno più anche per consumi tradizionalmente declinanti come l'abbigliamento e le calzature (+0,3% medio annuo nel 2015- 2016). 

Ridurre le tasse è possibile – La discesa dello spread intorno ai 100 punti base può generare un risparmio sulla spesa per interessi tra i 2 e i 3 miliardi di euro. Addirittura, la Corte dei Conti ritiene che il risparmio potrebbe essere tra i 4 e i 6 miliardi quest'anno e tra i 10 i 14 nel 2016. E' dunque possibile abbassare la pressione fiscale tagliando l'Irpef agendo sulle aliquote relative agli scaglioni di reddito: una riduzione generalizzata di un punto percentuale di tutte le aliquote determinerebbe infatti una riduzione di gettito Irpef di circa 7,7 miliardi. In ogni caso, i 6,3 miliardi di risparmi stimati dalla Corte dei Conti consentirebbero almeno la riduzione di un punto percentuale delle prime due aliquote (dal 23% al 22% e dal 27% al 26%). Se, invece, ci si attiene alla stima prudenziale della Corte, un risparmio di circa 4,3 miliardi di euro, si potrebbe limitare l'abbassamento alla sola prima aliquota, quella del 23%, che, scendendo di un punto, comporterebbe una perdita di gettito appena superiore a quell'ammontare, circa 4,6 miliardi di euro. Per l'Ufficio Studi, "laa cosa fondamentale è che l'Italia non deve lasciarsi sfuggire l'opportunità di intraprendere il sospirato percorso di riduzione della pressione fiscale, conditio sine qua non per una crescita significativa dei consumi e quindi dell'economia nel complesso".


Expo - La manifestazione in programma tra maggio e ottobre prossimi dovrebbe produrre un impatto aggiuntivo sulla crescita "normale" del 2015. I circa 29 milioni di presenze turistiche aggiuntive previste comporteranno una maggiore spesa turistica degli stranieri per oltre 2,5 miliardi di euro con un impatto positivo pari allo 0,2% sul Pil e allo 0,3% sui consumi totali.

Il turismo, questo incompreso – Nel 2014 i principali settori del made in Italy attivi con l'estero (alimentari e vino, abbigliamento, arredamento, apparecchiature e macchinari) hanno ha generato un saldo positivo di oltre 5 punti di Pil. Da parte sua il turismo, da solo, vale circa quanto alimentare e abbigliamento insieme: c'è quindi una forte sottovalutazione di un'attività economica in grado invece di generare grandi opportunità di sviluppo e di crescita, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, che viene sistematicamente dimenticato e trascurato in sede di scelte generali di politica economica. L'Italia, rispetto ai suoi principali competitors turistici dell'area mediterranea, ha il saldo turistico più modesto in rapporto al Pil, che da anni resta fermo ad un non certo esaltante 1% del Pil. E le note dolenti vengono soprattutto dal Sud e dalle Isole, dove si orienta soltanto il 12-13% della spesa dei non residenti.

 

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