CONFCOMMERCIO online
giovedì 23 giugno 2016

SERGIO REBECCA, SUL PROBLEMA MIGRANTI: "SITUAZIONE DI ALLARME SOCIALE"

Il presidente: "Non possiamo stare a guardare mentre zone nevralgiche della città vengono stravolte da una gestione emergenziale e inadeguata"

La spia rossa si è accesa e l’indicazione è chiara: sulla gestione dei migranti a  Vicenza siamo oramai all’allarme sociale. Ne è convinto Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza, che si fa portavoce della preoccupazione dei negozianti ed esercenti della città su una questione che li tocca molto da vicino. “La protesta dei commercianti e degli abitanti di via Medici è la cartina di tornasole di una situazione di malessere diffuso, di una tensione sociale fino ad oggi silente, ma che rischia di deflagrare se non si prendono adeguate contromisure - afferma il presidente dell’Associazione, che aggiunge: “Non possiamo stare a guardare mentre zone nevralgiche della città, dove esiste una rete di relazioni sociali consolidate e un tessuto economico fatto negozi di vicinato e pubblici esercizi, vengono di fatto stravolte da una gestione emergenziale e inadeguata della questione migranti, priva di un disegno preciso e di una efficace progettualità che tenga conto delle conseguenze”.

La realtà è sotto gli occhi di tutti: i quotidiani assembramenti di migranti in via Medici, con la conseguente sensazione di paura che vivono i residenti e gli operatori commerciali,  è forse la situazione più evidente. Ma basta girare per i quartieri e per il centro città per  notare gruppetti di “ospiti” delle varie strutture girovagare senza una meta precisa, stazionare agli angoli delle strade, bighellonare nei parchi. “La convinzione diffusa – rincara il presidente Rebecca - è che i “migranti volontari”, quelli che in qualche modo ripagano l’ospitalità ricevuta dando una mano nel tenere in ordine alla città, siano mosche bianche rispetto alla maggioranza inattiva. E la preoccupazione è che queste persone finiranno per aggiungersi alla massa di persone che vivono “sotto le stelle” o in strutture fatiscenti, campando di espedienti: se va bene limitandosi a rovistare nei cassonetti alla ricerca di qualcosa da mangiare e buttando le immondizie sui marciapiedi, se va male rendendosi protagonisti di episodi di criminalità”.Il presidente di Confcommercio Vicenza non si nasconde che “il problema è difficilmente risolvibile da amministrazioni comunali e Forze dell’Ordine che si trovano a gestire la situazione sul territorio, perché alla base manca un disegno complessivo dell’accoglienza”.

Chi deve dare risposte, dunque,  è il Governo centrale: “Serve a poco il ping pong delle responsabilità che assistiamo sul territorio  – sottolinea Sergio Rebecca -. Ma è dal territorio che deve emergere una presa di posizione comune, forte  e intransigente per far capire  al Governo che i nostri quartieri, le nostre vie, non sono hub di smistamento dei migranti. Sono semmai luoghi vitali, che una mancata gestione del problema immigrazione rischia di far cadere nel degrado, innescando paure e tensioni incontrollabili e minando alla base la sostenibilità di tante attività economiche presenti nelle zone interessate.

Bene ha fatto il sindaco Variati – continua il presidente Rebecca – ad esternare la sua contrarietà al Prefetto Soldà sulla questione di via Medici, ma il mondo del commercio gli chiede di più, di non limitarsi al caso specifico, ma di evidenziare al Governo che tutta la meccanica dell’accoglienza è completamente “grippata” e va resettata, trovando nuove formule”. Una richiesta che il presidente di Confcommercio ha formalizzato oggi con una lettera indirizzata proprio al Sindaco. “Come ha riconosciuto lo stesso Prefetto, Vicenza ha accolto 650 profughi – conclude Rebecca – dimostrando disponibilità all’accoglienza. Credo dunque che Variati abbia voce in capitolo non solo per dire che la città, su questo fronte, “ha già ampiamente dato”, ma anche per ribadire che così non si può andare avanti, che la situazione sta sfuggendo al controllo e che vanno studiate adeguate alternative prima che sia troppo tardi”.



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