CONFCOMMERCIO online
mercoledì 22 febbraio 2017

NEI CENTRI STORICI I NEGOZI SEMPRE DI MENO

"Demografia d'impresa nei centri storici italiani": nelle città il numero di negozi in sede fissa è sceso del 13,2% tra il 2008 e il 2016, soprattutto nei centri storici.

fonte: Confcommercio Nazionale

Tra il 2008 e il 2016 il numero di negozi in sede fissa è sceso del 13,2% nelle città italiane, un fenomeno più marcato nei centri storici che in periferia (-14,9% contro -12,4%). A diminuire sono soprattutto le librerie e i negozi di giocattoli e abbigliamento, mentre per i benzinai si può parlare di vera e propria sparizione. In controtendenza solo farmacie e i negozi di telefonia e Ict domestico. La causa? Prevalentemente i canoni di affitto più elevati rispetto a quelli delle periferie.
E' quanto emerge dalla seconda edizione della ricerca "Demografia d'impresa nei centri storici italiani", realizzata dall'Ufficio Studi di Confcommercio e presentata a Roma nel corso di una conferenza stampa. Lo studio - che ha preso in esame 40 Comuni italiani di medie dimensioni capoluoghi di provincia in cui risiede l'11,6% della popolazione italiana e tredici categorie distributive – evidenzia che a fare da relativo contrappeso a questa emorragia di negozi è la crescita del numero di ambulanti, alberghi, bar e ristoranti. I primi aumentano globalmente dell'11,3% (addirittura del 36,3% nei centri storici), mentre i secondi crescono del 10,2%. Tutto ciò avviene soprattutto nel Mezzogiorno, dove le attività legate al turismo (bar, ristoranti e alberghi) crescono del 17,8% e il commercio ambulante addirittura dell'85,6%. 

Sangalli: "agevolazioni fiscali per il ripopolamento commerciale"

"L'analisi del nostro Ufficio Studi conferma come, dal 2008 ad oggi, si riducono nei centri storici e nelle periferie, tutte le tipologie distributive - in particolare libri, giocattoli e abbigliamento - ad eccezione della ristorazione e del commercio ambulante che, al Sud, registra un vero e proprio boom. Una progressiva rarefazione commerciale che riduce la qualità della vita dei residenti e l'appeal turistico delle nostre città. Senza i negozi nelle città c'è meno socialità, meno bellezza, più criminalità. E' un problema grave perché le città sono di tutti e per tutti costituiscono una risorsa di inestimabile valore".
Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha aggiunto: "come Confcommercio, già da tempo, abbiamo messo in campo diverse iniziative concrete per riqualificare e valorizzare le aree urbane. Ma questo non basta. Chiediamo al Governo di favorire il ripopolamento commerciale delle città attraverso un'efficace politica di agevolazioni fiscali e proponiamo alle associazioni dei proprietari immobiliari di aprire un confronto per la revisione delle formule contrattuali e per rendere i canoni commerciali più accessibili".


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