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CONFCOMMERCIO VICENZA SU OBBLIGO POS: "PRIMA LE BANCHE ABBASSINO I COSTI"

Il presidente Sergio Rebecca: “Senza correttivi, per le piccole transazioni i commercianti rischiano di vendere i loro prodotti e servizi in perdita”

mercoledì 09 agosto 2017

Commercianti e titolari di pubblici esercizi in fibrillazione per l’ipotesi di sanzionare, con 30 euro di multa, chi non mette a disposizione dei clienti la possibilità di pagare attraverso il bancomat o la carta di credito. Se da un lato oramai il Pos è generalmente diffuso negli esercizi commerciali e viene usato senza particolari problemi, il fatto che ogni transazione sopra i 5 euro possa essere fatta con questo strumento apre uno scenario paradossale in un grande numero di casi: ad esempio dove il giro d’affari delle attività è limitato, oppure dove gli importi degli acquisti sono minimi o ancora dove i margini di guadagno si contano con lo “zerovirgola”.

“Vogliono rendere obbligatorio accettare il pagamento in moneta elettronica? – interviene Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza - Allora obblighino anche le banche a ridurre i costi del Pos e ad azzerare i costi delle transazioni al di sotto di una determinata soglia. Non si capisce perché, a pagare per la diffusione della moneta elettronica devono essere i “soliti noti”, vale a dire i commercianti, e non gli Istituti di Credito che ne traggono il vero vantaggio e che, tra l’altro, mi pare abbiano già ricevuto molto dal Paese in termini di risorse per risolvere i loro problemi”.

Sul banco degli imputati, infatti, sono gli alti costi che il Pos comporta per gli esercenti: mediamente si parla del 2% sul transato, ma nella giungla delle condizioni applicate delle banche ci sono, ad esempio, anche costi fissi per singola transazione (che quindi fa lievitare l’incidenza in caso di piccoli importi) o canoni di noleggio che variano a seconda della quantità delle operazioni con il Pos (penalizzando le piccole attività dove questi strumenti si usano poco).

Di fronte ai consumi in picchiata degli ultimi anni, uniti alla crescita delle spese e ad una pressione fiscale oramai stabile al 43%, questo ulteriore balzello è la classica goccia che fa traboccare il vaso. “Pensiamo ai titolari di distributori di carburante che ricavano, se va bene, tre centesimi lordi per ogni litro di carburante venduto. O ai tabaccai che hanno margini ridottissimi sui prodotti del Monopolio – incalza il presidente Rebecca –. Oppure al barista che sarebbe obbligato ad accettare il bancomat o la carta di credito anche per piccole consumazioni. Se introduciamo la sanzione senza correttivi sui costi del Pos, per le piccole transazioni i commercianti rischiano di vendere i loro prodotti e servizi in perdita: è una cosa inaccettabile da uno Stato di diritto. Discorso a parte – continua il presidente di Confcommercio Vicenza – se introduciamo, com’è stato fatto in passato per i benzinai, la gratuità dei costi per transazioni fino ai 100 euro. Ma questa misura giustissima, dopo un paio d’anni dalla sua approvazione fu abrogata. Come mai? Non spetta a me rispondere, però ora la possono ripescare e allargare a tutto il mondo del commercio e del turismo, se vogliono veramente diffondere l’uso della moneta elettronica. Sempre che, poi, le banche non si inventino, per recuperare il fatturato, di aumentare i costi dei canoni, se no siamo punto a capo”.

L’obbligatorietà di accettare la moneta elettronica apre dunque più scenari problematici: c’è il piccolo negozio delle frazioni, delle contrade o delle zone montane, la cui marginalità è così ridotta che i costi del Pos non risultano sostenibili (oltre ad avere una clientela più anziana non avezza al bancomat e men che meno alla carta di credito). Ci sono zone della città e della provincia che non sono adeguatamente coperte dalle infrastrutture di telecomunicazione e nelle quali il Pos rischierebbe di restare “muto” per mancanza di connessione. Insomma, le variabili sono tante, troppe per introdurre semplicisticamente un obbligo sanzionabile. Da qui l’appello del presidente Sergio Rebecca: “E’ impensabile introdurre questa norma per decreto da settembre. Il legislatore si prenda una pausa di riflessione e prima crei le condizioni per evitare un’altra mazzata ad un settore, già penalizzato da una crisi di cui non si vede ancora via d’uscita”.

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