CONFCOMMERCIO online
giovedì 02 agosto 2018

CONFCOMMERCIO: “SEGNALI DI RALLENTAMENTO DELL’ECONOMIA”

L’analisi dell’Ufficio Studi dopo la diffusione, da parte dell’Istat, dei dati su Pil, inflazione e occupazione

"La stima del Pil diffusa dall'Istat certifica la presenza di un rallentamento della ripresa, situazione già prospettata da alcuni mesi sulla base delle risultanze del nostro Pil mensile. Questo dato si inserisce, tra l'altro, in un contesto in cui anche il complesso dei Paesi UE evidenzia segnali di minor dinamicità, rendendo più incerte le già deboli prospettive a breve. Alla luce di questi andamenti, c'è anche il rischio che il peggioramento registrato a giugno sul versante del mercato del lavoro e il progressivo aumento dell'inflazione, determinato in larga misura dagli energetici, possano rappresentare un ulteriore elemento d'incertezza e l'inizio di una fase meno favorevole, con riflessi negativi sulle già deboli dinamiche dei consumi". Questa l’analisi dell'Ufficio Studi Confcommercio ai recenti dati economici diffusi dall'Istat su Pil, occupati e inflazione.

Vediamoli da vicino, allora, questi indicatori, per capire meglio la situazione in cui sta “navigando” la nostra economia.

Cala il Prodotto Interno Lordo

Cominciamo dal PIL. Secondo le stime preliminari dell’Istituto di Statistica, nel secondo trimestre del 2018 il Prodotto Interno Lordo italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è salito dello 0,2% sul trimestre precedente e dell'1,1% su base annua. La dinamica dell'economia risulta così in "rallentamento", spiega l'Istituto. Infatti nel primo trimestre la crescita congiunturale era stata pari allo 0,3% in termini congiunturali e all'1,4% su base annua. In particolare, il rialzo trimestrale è il più basso dal terzo trimestre del 2016. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia in quello dell'industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2018 è pari a +0,9%.

L’inflazione rialza la testa

Per quanto riguarda, invece, l’inflazione, l’Istat segnala a luglio un'ulteriore accelerazione, la terza consecutiva, salendo all'1,5% dall'1,3% del mese precedente. Si tratta del livello più alto dall'aprile del 2017. Il rialzo si deve principalmente alle tariffe di luce (+1,9% in termini tendenziali) e gas (+8,5% su base annua), secondo gli aggiornamenti decisi a fine giugno. "In questa fase si conferma quindi un quadro inflazionistico che vede consolidarsi pressioni sui prezzi di prodotti di uso quotidiano e di beni di largo consumo". L'inflazione accelera per i beni (da +1,5% registrato nel mese precedente a +2,1%), mentre per i servizi si registra una lieve decelerazione (da +1,0% a +0,9%); rispetto a giugno aumenta ulteriormente il differenziale inflazionistico tra servizi e beni (da -0,5 punti percentuali a -1,2). L'inflazione acquisita per il 2018 è +1,2% per l'indice generale e +0,8% per la componente di fondo. Continuano le tensioni sui prezzi dei prodotti di lago consumo: nello specifico i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,2% di giugno a +2,3%) e quelli ad alta frequenza d'acquisto (da +2,7% a +2,8%) crescono su base annua più dell'indice generale. Secondo le stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell'1,4% su base mensile, per l'avvio dei saldi estivi di Abbigliamento e calzature di cui il NIC non tiene conto, e cresce dell'1,9% su base annua (in accelerazione dal +1,4% registrato nel mese precedente). La maggiore ampiezza dell'accelerazione dell'IPCA rispetto a quella del NIC, si deve ai prezzi di Abbigliamento e Calzature la cui variazione su base annua sale da +0,1% di giugno a +3,5%. Ciò si deve per lo più all'inizio posticipato dei saldi estivi (il 7 luglio nel 2018 in quasi tutte le regioni; il 1° luglio nel 2017) per cui il calo congiunturale dei prezzi di Abbigliamento e calzature a luglio di quest'anno è meno ampio (-19,1%) che a luglio dello scorso anno (-21,7%), determinando così l'accelerazione tendenziale che si ripercuote sull'indice generale.

Sale la disoccupazione

A giugno il tasso di disoccupazione torna a salire, attestandosi al 10,9%, in aumento di 0,2 punti su base mensile. Lo rileva l'Istat, diffondendo i dati provvisori. L'Istituto fa notare come la stima delle persone in cerca di occupazione a giugno registri un aumento del 2,1% (+60mila). Il numero dei disoccupati risulta così pari a 2 milioni e 866mila. Invece nei dodici mesi la disoccupazione, si sottolinea, "cala lievemente", "mantenendosi sui livelli della fine del 2012". Anche il tasso di disoccupazione giovanile risale al 32,6%, in rialzo di 0,5 punti percentuali su maggio. Il livello degli under25 in cerca di occupazione è nettamente inferiore al massimo raggiunto nel marzo del 2014 (43,5%) ma ancora di 13 punti superiore rispetto al minimo toccato nel febbraio del 2007 (quando era 19,5%). Dopo tre mesi di crescita giù anche la stima degli occupati, che registra un calo di 49mila unità (-0,2%). La diminuzione congiunturale dell'occupazione coinvolge soprattutto gli uomini (-42 mila) e le persone di 35 anni o più (-56 mila). Il calo, spiega l'Istat, si concentra tra i dipendenti permanenti (-56mila) e in misura più contenuta tra gli indipendenti (-9mila). Continuano invece a crescere i dipendenti a termine (+16mila), che aggiornano di nuovo il loro record storico, raggiungendo i 3 milioni 105mila.




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