CONFCOMMERCIO online
giovedì 07 gennaio 2016

I SALDI? NON CHIAMATELI "VENDITE DI FINE STAGIONE"

Il 5 gennaio sono iniziate le svendite, ma la vera sfida sarà posticiparle realmente a fine stagione. Le previsioni dell'Ufficio studi nazionale

Non chiamateli saldi di fine stagione o almeno non fatelo davanti ad un negoziante del settore abbigliamento, perché la risposta molto probabilmente sarà che in questi giorni, in verità, sono partite le “svendite di inizio stagione”. Per molti consumatori, infatti, il via ai saldi è molto probabilmente l’occasione per fare il primo vero acquisto invernale importante. D’altronde, con le temperature anomale che si abbassano sempre più dopo Natale e i saldi che invece vengono anticipati sempre più a ridosso delle Festività, il “consumatore medio” pensa bene di rimandare gli acquisti alla partenza degli sconti. Che poi sono sempre più sostanziosi, visto che in pochi giorni i negozi devono vendere il più possibile gli articoli rimasti fermi sugli scaffali, per non trovarsi con pesanti rimanenze di magazzino.
“Veniamo da mesi di novembre e dicembre in cui molti operatori del settore hanno registrato cali delle vendite anche a doppia cifra rispetto al 2014, già un anno non brillante – è il commento di Matteo Garzaro, presidente provinciale di FedermodaItalia-Confcommercio, che rappresenta, nel Vicentino, 700 dettaglianti del tessile abbigliamento–. E ora i saldi sono già qui. Morale: probabilmente quest’anno il 70 per cento dei capispalla, che rappresentano l’articolo più remunerativo per i nostri negozi, sarà venduto a prezzi ribassati, compromettendo la redditività di molti punti vendita”.
Sul banco degli imputati, per i dettaglianti del tessile abbigliamento di Confcommercio, sono proprio le date dei saldi: “Abbiamo “sventato” addirittura il tentativo di anticipo al 2 gennaio chiesto dalla grande distribuzione– afferma il presidente Garzaro –,  ma la nostra battaglia è quella di riportare i saldi invernali a fine gennaio e quelli estivi a fine luglio. Le date attuali, infatti, condizionano negativamente i consumi di Natale e quelli estivi e impediscono ai negozianti di mettere in campo una efficace politica commerciale mirata a garantire più qualità a prezzi abbordabili tutto l’anno”.
Per dare forza a questa battaglia, l’associazione provinciale dei dettaglianti di abbigliamento sta attivando una raccolta firme tra i propri associati, che appoggia la richiesta di spostamento in avanti delle date dei saldi avanzata a livello nazionale da FedermodaItalia. Poi, ovviamente, si deve intervenire anche sui “messaggini” pre saldo, che oggi sono un sistema diffuso per anticipare le svendite, favorito da un vuoto legislativo. “Bisogna regolare il fenomeno – conclude il presidente Garzaro – adeguando la legislazione regionale ed equiparando i vari messaggi, siano essi sms, post su facebook o quant’altro, all’esposizione di cartelli sulle vetrine. Non è un aspetto semplice da risolvere a livello giuridico, ma si deve intervenire”.  

Ne frattempo l'inizio dei saldi invernali 2015 è stato senza grandi "botti", non solo a Vicenza, ma anche in tutto il Veneto.“E’ decisamente troppo presto per tracciare un bilancio - dichiara il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon - Dati di fatto sono una certa prudenza dei consumatori rispetto alle spese in generale e il più risicato margine di guadagno delle imprese in questo periodo di vendite di ‘fine stagione’. Nonostante ciò, l’auspicio è che si possa cominciare a vedere qualche segno più anche in relazione alle vendite in saldo”. "Bisognerà vedere se ci sarà un risveglio nel primo weekend, anche se non vedo un grande ottimismo tra gli operatori vicentini, che vengono da un periodo tutt’altro che positivo nelle vendite", è il commento di Ernesto Boschiero, Direttore della Confcommercio di Vicenza.

Sul possibile andamento dei saldi, da registrare le previsioni dell'Ufficio studi di Confcommerico Nazionale. Secondo queste stime ogni famiglia spenderà 346 euro per l'acquisto di capi d'abbigliamento, calzature ed accessori (il 3% in più rispetto all'anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Per Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia–Confcommercio, "i saldi sono occasioni importanti per i consumatori a caccia dell'affare. Per gli operatori commerciali sono fondamentali più per dare continuità a quei piccoli - quasi impercettibili - segnali di ripresa, che per le loro casse. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini. Servono ora segnali forti e politiche di sostegno e rilancio dei consumi nei negozi che stanno abbandonando le vie dei nostri centri. Il clima è diventato sempre più mite dal punto di vista metereologico, ma non così clemente nei confronti degli operatori commerciali che hanno visto ridurre fortemente le vendite di capi più pesanti e di calzature ed accessori di stagione. Anche per questo siamo sempre più determinati a chiedere lo spostamento dei prossimi saldi ad effettiva fine stagione, almeno a fine gennaio, scelta confermata da circa l'80% delle aziende del settore".

Dal consueto sondaggio realizzato da Confcommercio e Format Research emerge un aumento della percentuale di consumatori che farà acquisti: il 55% contro il 51% del gennaio 2015. In crescita la percentuale degli italiani che considera "importante" il periodo dei saldi. Le preferenze vanno, come da tradizione, ai capi di abbigliamento (94,1), calzature (72,8), accessori (30,7) e biancheria intima (26,4). In leggera flessione gli articoli sportivi (17,7) e i prodotti di pelletteria (17,5). Attendono i saldi per acquistare qualsiasi tipo di prodotto soprattutto le donne, i consumatori in età superiore ai 45 anni, residenti nelle grandi aree metropolitane e nelle regioni del Mezzogiorno, le famiglie. Gli italiani stanno ricominciando a dare maggiore importanza alla qualità dei prodotti rispetto al prezzo. Attribuiscono maggiore importanza al prezzo soprattutto gli uomini in età avanzata, residenti nelle regioni del Mezzogiorno e nelle grandi aree metropolitane, in possesso di un titolo di studio medio/basso. Aumenta significativamente la percentuale dei consumatori che si sente tutelata acquistando a saldo (dal 62,1% dei saldi di gennaio 2015 al 65%). In lieve diminuzione quanti ritengono che acquistare presso i siti internet sia più conveniente piuttosto che non l'acquisto nei punti di vendita tradizionali.

Aumenta leggermente la percentuale delle imprese che si attende un aumento delle visite in occasione dei saldi di gennaio 2016. La stragrande maggioranza delle imprese è contraria alla liberalizzazione dei saldi e delle vendite promozionali. Quasi il 73% ritiene che le promozioni libere prima dei saldi danneggerebbero le vendite del mese di dicembre. Quasi quattro imprese del commercio al dettaglio su cinque si dichiarano d'accordo con la proposta di posticipare la data di avvio dei saldi invernali alla fine di gennaio.



LE REGOLE DEI SALDI
Nulla cambia sul fronte delle modalità di svolgimento. Restano, infatti, confermate le regole per l’informazione e la tutela del consumatore, che Confcommercio Vicenza intende ricordare al fine di garantire la massima trasparenza in tempo di vendite di fine stagione.

Merce in saldo. I capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Gli articoli in saldo devono inoltre essere fisicamente ben distinti e quindi separati in modo chiaro ed inequivocabile da quelli eventualmente posti in vendita a condizioni ordinarie.

Indicazione dei prezzi. E’ obbligatorio esporre la merce in saldo - sia in vetrina che all'interno del negozio - con l'indicazione della percentuale di sconto applicata, prezzo normale di vendita e il prezzo scontato.

Pubblicità. I messaggi pubblicitari relativi alle vendite straordinarie devono essere presentati graficamente in modo non ingannevole per il consumatore.

Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso in cui ciò risulti impossibile o eccessivamente oneroso, la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo pagato.

Prova dei capi: è rimessa alla discrezionalità del negoziante.

Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione.

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