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martedì 11 ottobre 2016

FIDUCIA IN FRENATA PER LE IMPRESE DEL DETTAGLIO ALIMENTARE

Il clima di fiducia delle 126mila imprese del dettaglio alimentare italiane subisce una frenata nei primi sei mesi del 2016.

fonte: Fida

Il clima di fiducia delle 126mila imprese del dettaglio alimentare italiane subisce una frenata nei primi sei mesi del 2016: è quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale sulle imprese del commercio al dettaglio dell’alimentazione realizzato da Format Research per FIDA.
L’inasprimento del clima di fiducia non è del tutto ridimensionato dall’incremento del livello dei ricavi che si è registrato nella prima metà dell’anno. I timori per l’incognita “Brexit” (il 22% delle imprese sospetta di subire ripercussioni sulla propria attività), il persistente peso della pressione fiscale (l’82% delle imprese considera aumentati gli oneri fiscali negli ultimi due anni) e il continuo calo dei prezzi concorrono a giustificare quel 60% di imprenditori che si dice ancora preoccupato per il futuro.
“Purtroppo – spiega il Presidente Fida, Donatella Prampolini – come avevamo avuto modo di percepire i primi mesi dell’anno, l’auspicata ripartenza non c’è stata. Questa percezione sembra addirittura peggiorare nel terzo trimestre, confermando i timori legati ad una uscita dalla crisi non facile, non costante e non breve. Le politiche economiche devono tenere presente questo andamento, cercando ogni leva possibile per far ripartire i consumi interni e di conseguenza il Paese“.
Sul lato occupazionale, se il 2015 aveva fatto segnare importanti passi in avanti, la prima metà del 2016 fa registrare un rallentamento della dinamica positiva, frutto anche della riduzione del bonus previsto dal Jobs Act, e la seconda metà dell’anno confermerebbe questo trend.
Cresce, anche se in modo impercettibile, la capacità delle imprese del dettaglio alimentare di far fronte ai propri impegni finanziari. Il trend dei prossimi mesi, tuttavia, lascia presagire un periodo di stagnazione, tanto per i dettaglianti alimentari quanto per gli imprenditori del terziario in generale.
Sul lato credito, circa un’impresa su quattro ha chiesto un fido, un finanziamento o la rinegoziazione di un fido o di un finanziamento negli ultimi sei mesi. Tra coloro che hanno inoltrato la domanda, il 38.5% si è visto accordare il credito auspicato.

"Oggi il commercio deve fronteggiare la crisi dei consumi che negli ultimi anni si sono contratti molto - conclude la presidente Prompolini-. Bisogna agire subito sul fisco per alleggerire la pressione su famiglie e imprese riducendo drasticamente la spesa pubblica improduttiva. In questo modo sarà possibile trovare le risorse per ridurre le tasse e rivitalizzare così la domanda interna. Da parte nostra, come imprenditori, dobbiamo capire che rimanere sul mercato implica sforzi, bisogna strutturarsi, diventare sempre più impresa. In una parola, stare al passo con i tempi." 

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