CONFCOMMERCIO online
giovedì 11 ottobre 2012

L'AUMENTO IVA SIGNIFICA UN CALO DEI CONSUMI TRA I 5 E I 7 MILIARDI

Prima valutazione dell’Ufficio Studi di Confcommercio nazionale sui riflessi economici delle misure su Iva e Irpef per le famiglie italiane

fonte: Confcommercio nazionale

"Dopo avere ripetutamente dichiarato che il primo obiettivo della spending review e della legge di stabilità sarebbe stato quello di evitare, a partire dal prossimo mese di luglio, l'aumento di due punti percentuali delle aliquote IVA, il Governo ha deciso, in una seduta del Consiglio dei Ministri i conclusasi a notte avanzata, di procedere alla riduzione di un solo punto dei programmati aumenti IVA e, contestualmente, di ridurre di un punto l'aliquota IRPEF sui primi due scaglioni di reddito. E' il caso di dire che la notte non ha portato consiglio". Questo il commento di Confcommercio-Imprese per l'Italia agli interventi in materia di IVA e di IRPEF, decisi dal Governo con il varo della legge di stabilità. Per Confcommercio-Imprese per l'Italia, "si tratta, infatti, di un duplice errore di metodo e di merito: di metodo, perché gli obiettivi fondamentali dell'azione di politica economica del Governo, peraltro ribaditi anche in occasione dell'incontro con le parti sociali di ieri pomeriggio, non possono essere repentinamente rimessi in discussione; di merito, perché l'aumento dell'aliquota IVA del 10 per cento all'11 per cento e dell'aliquota Iva del 21 per cento al 22 per cento, in un contesto ancora pienamente recessivo e segnato dall'estrema debolezza della domanda interna, genererà effetti pesantissimi a carico dei consumi e degli investimenti, delle imprese e dell'occupazione. Effetti che non saranno neppure compensati dalle riduzioni IRPEF, posto che gli aumenti IVA incideranno maggiormente proprio sugli scaglioni di reddito più bassi, a partire dai soggetti fiscalmente incapienti. Va poi ricordato che l'inasprimento dell'aliquota IVA ridotta - dal 10 per cento all'11 per cento - penalizzerà molti prodotti alimentari, la competitività della nostra offerta turistica e l'intera area delle ristrutturazioni edilizie. "Insomma - conclude Confcommercio - siamo di fronte ad un intervento che non gioverà né alla crescita, né all'equità. Per questo, va rivisto". 

Proprio a proposito dei riflessi che questa decisione potrebbe avere sulle famiglie italiane, si registra inoltre una prima valutazione dell'Ufficio Studi di Confcommercio Imprese per l'Italia. Vediamo da vicino cosa dice la nota.

"La conferma, seppure dimezzata, dell'incremento delle aliquote Iva a valere dal primo luglio 2013 - aliquota ordinaria dal 21 al 22% e agevolata dal 10 all'11% - e la riduzione delle aliquote Irpef dal 23 al 22% per il primo scaglione (fino a 15.000 euro) e dal 27 al 26% per il secondo scaglione (da 15.001 euro a 28.000 euro) determinerebbero congiuntamente maggiori risorse per le famiglie pari a 1,5 miliardi di euro circa per l'anno 2013 e minori risorse per le famiglie pari a 2 miliardi di euro per il 2014. Questo conteggio non considera ulteriori restrizioni in termini di minori detrazioni e deduzioni nonché il blocco degli aumenti retributivi nella PA. Il provvedimento è iniquo rispetto all'attuale situazione in quanto circa 10 milioni di contribuenti incapienti - che cioè già oggi non pagano l'Irpef - non avranno alcun giovamento dalla riduzione delle aliquote e poi pagheranno prezzi più alti con riduzione del potere d'acquisto. Poiché tra questi incapienti ci sono verosimilmente le famiglie in cui vivono i 3,4 milioni di cittadini italiani poveri in senso assoluto, (che, cioè, secondo l'Istat, non sono in grado di acquistare un paniere minimo di beni e servizi di sussistenza) è certo che l'area della povertà crescerà rapidamente. Ciò è socialmente svantaggioso per l'intera collettività. Quindi, è opportuno chiarire che:
1) il provvedimento di riduzione delle aliquote Irpef non giova ai più poveri e produce gli stessi vantaggi monetari per tutti i contribuenti che hanno un reddito superiore a euro 28.000; anche chi guadagna 100 milioni di euro all'anno avrà minori imposte per 280 euro all'anno a partire dal 2013 (circa 23 euro al mese in più);
2) i 5 miliardi di minori imposte dovute all'Irpef vengono largamente mangiati dall'incremento dell'Iva; su base annua questo incremento vale circa 7 miliardi e quindi per metà anno vale 3,5 miliardi di euro; tuttavia, e veniamo al difetto capitale della manovra, la modificazione di tutti i prezzi dovuta all'incremento dell'Iva, che comporterà un gradino di 8 decimi di punto nel luglio 2013, per un'inflazione che passerà nella media del 2013 dal previsto +1,8% a +2,2%, ridurrà il valore, in termini di potere d'acquisto, di tutti i risparmi attualmente detenuti dalle famiglie.Attraverso questo negativo effetto ricchezza è verosimile una riduzione dei consumi nel 2013 rispetto allo scenario di base (-0,8%) di un ulteriore decimo di punto (quindi a -0,9%). Ovviamente gli effetti sul 2014 sono ben peggiori e quantificabili complessivamente in 3-4 decimi di punto (quindi da +0,5 a +0,1-0,2%, e questa è una previsione ottimistica). L'inflazione nel 2014 passa dal 2,0% dello scenario di base a 2,4% dello scenario con incremento Iva;
3) l'incremento dell'aliquota agevolata colpisce il settore del turismo e rende uno dei pochi settori che contribuiscono positivamente alla deficitaria bilancia dei pagamenti ancora meno competitivo; evidentemente il Governo non ha considerato che i turisti stranieri non godono della riduzione delle nostre aliquote Irpef mentre dovranno pagare di più per i prezzi interni che cresceranno perché l'Iva aumenta dal 10% all'11%;
4) tenuto conto dei diversi effetti - al netto di ulteriori riduzioni di reddito disponibile derivanti da provvedimenti specifici - nel 2014 la perdita dei consumi correnti dovrebbe collocarsi tra 5 e 7 miliardi di euro rispetto al già depresso scenario di base;
5) queste valutazioni non considerano gli impatti verosimilmente recessivi di altri provvedimenti contenuti nella legge di stabilità che hanno diretto impatto sul reddito disponibile delle famiglie consumatrici".

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