CONFCOMMERCIO online
giovedì 05 maggio 2016

IL DETTAGLIO ALIMENTARE RESISTE ALLA CRISI MA IL FISCO FRENA LA CRESCITA

Fida ha presentato a Roma l'Osservatorio sulle imprese del dettaglio alimentare, realizzato in collaborazione con Format Research

fonte: Confcommercio Nazionale

FIDA-Confcommercio ha presentato a Roma l'osservatorio sulle imprese del dettaglio alimentare che riporta i dati sull'andamento del secondo semestre 2015 e le previsioni per il primo semestre 2016. L'osservatorio, realizzato da FIDA – Federazione Italiana Dettaglianti dell'Alimentazione di Confcommercio – Imprese per l'Italia in collaborazione con Format Research, registra un incremento nel clima di fiducia delle imprese del dettaglio alimentare ma appare chiaro come la via della ripresa, per quanto imboccata, sia ancora lunga e complessa. "Manca ancora un miglioramento della redditività delle imprese –spiega Pierluigi Ascani, presidente Format Research- e persiste la stagnazione dei prezzi. Migliora la situazione relativa all'occupazione, aspetto che più degli altri concorre a configurare il 2015 come il primo anno di vera ripresa. Cresce, leggermente, la capacità delle imprese del dettaglio alimentare di far fronte ai propri impegni finanziari ma la metà di esse è riuscita solo con molta difficoltà a reggere il peso della pressione fiscale".
«Il settore del dettaglio alimentare, da molti erroneamente considerato ormai superato, conferma la propria capacità di resistere alle burrasche del mercato meglio di altri settori» commenta Donatella Prampolini Manzini, presidente nazionale FIDA e vicepresidente nazionale Confcommercio: "Ciò non significa che la strada per l'uscita dalla crisi sia ormai spianata, ma che puntare sulla qualità del servizio e sulla specializzazione di funzione, sono caratteristiche che meglio di altre mettono le imprese in condizioni di agganciare la ripresa dei consumi. Sul lato delle politiche occorre affrontare il tema della pressione fiscale che rimane un fattore di ostacolo alla crescita delle imprese". "Il taglio all'irap - ha detto Prampolini- è stato positivo soprattutto per le imprese di grandi e medie dimensioni ma non è stato avvertito dalle piccole imprese. Per questo motivo chiediamo l'adozione dell'Iri (imposta sul reddito imprenditoriale N.d.R.) per le piccole imprese e le ditte individuali". "Un altro aspetto che va affrontato, è quello degli studi di settore che devono cambiare logica: devono essere percepiti come uno strumento di "compliance" tra imprese e amministrazione".

Scarica qui il rapporto nella sua versione integrale.

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