CONFCOMMERCIO online
martedì 21 novembre 2017

IL VENETO CHIEDE UN MIGLIOR CONTRASTO ALLA CRIMINALITA'

E’ quanto emerge dall’indagine Gfk- Confcommercio, presentata durante la giornata nazionale della Legalità. Gli imprenditori invocano la certezza della pena

In Veneto l’incidenza di chi percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza è significativamente più bassa della media nazionale. Come nel resto d’Italia però abusivismo e furti sono i fenomeni maggiormente percepiti in aumento, seguono contraffazione e rapine. Il 4% degli imprenditori dichiara di possedere un’arma, contro il 96% che non la possiede. Il 15% ha intenzione di dotarsene in futuro, mentre il 58% non ha alcuna intenzione di farlo.

Sono i risultati dell’indagine condotta da Gfk su 4.500 imprenditori del Veneto per la giornata della Legalità, “Legalità, mi piace”, indetta da Confcommercio e tenutasi martedì 21 novembre in tutta Italia. Confcommercio Veneto era presente a Roma con una folta delegazione guidata dal presidente regionale Massimo Zanon e partita all’alba per seguire i lavori dalla sede nazionale della Confederazione alla presenza del presidente nazionale Carlo Sangalli e del ministro dell’Interno Marco Minniti.

“Dalla microcriminalità ai grandi fenomeni di corruzione, la nostra società sta vivendo un periodo di cambiamento sia quantitativo che qualitativo dei fenomeni di violazione delle regole – dichiara Massimo Zanon – Potremmo parlare della contraffazione e dell’abusivismo che affliggono le nostre città, Venezia in testa, a partire dal commercio ‘on the road’ per continuare con ciò che sta accadendo nel settore ricettivo, da Venezia a Verona in particolare, instaurando un regime di concorrenza sleale con le attività regolari. Per non parlare dei problemi di sicurezza che questo dilagare incontrollato porta con sé. Tranquillizza il fatto che chi detiene un’arma di difesa è ancora in assoluta minoranza, mentre sconforta il fatto che, una volta scoperto un reato, anche in flagranza, la certezza della pena non sempre c’è”.

Proprio sulla certezza della pena gli imprenditori veneti interpellati dall’istituto Gfk premono di più: l’87% di loro la ritiene l’iniziativa ampiamente più efficace rispetto alle altre, contro una media nazionale del 73%. Diminuisce invece la fiducia nell’efficacia dei cosiddetti poliziotti di quartiere: ci crede il 7% contro il 14% della media nazionale. Tra gli imprenditori veneti, sempre rispetto alla media nazionale, è significativamente più alta la quota (76% contro il 67% nazionale) di chi è fortemente favorevole all’inasprimento delle pene per i reati commessi contro le imprese.

Buona parte degli imprenditori della nostra regione ha un’opinione negativa circa l’efficacia delle leggi che contrastano i fenomeni criminali, con una accentuazione della quota di chi le ritiene per niente efficaci (54% su una media nazionale del 47%).

Venendo invece ai dati nazionali, ecco quanto emerge dalla ricerca. Prima di tutto un dato eclatante: a commercio e pubblici esercizi nel 2017 l'illegalità è costata in tutto 28,4 miliardi, il 3,3% in più dell'anno precedente. Nel dettaglio 21,5 miliardi da imputare ad abusivismo, contraffazione e taccheggio, e 6,8 miliardi di costi da imputare a criminalità e cybercriminalità. Secondo l'indagine, poi, circa un imprenditore su tre percepisce un peggioramento nei livelli di sicurezza per la propria attività rispetto all'anno scorso. Una sensazione forte soprattutto nel Centro Italia (43% del campione) e tra i venditori su aree pubbliche (46%, seguiti dai benzinai al 39%). A inquietare sono soprattutto l'abusivismo (in aumento per il 52% degli imprenditori) e i furti (in aumento per il 47%), seguiti da contraffazione (per il 40%) e  rapine (per il 33%).

Più contenuta la crescita percepita per i crimini tipicamente collegabili alla criminalità organizzata come usura (in aumento per il 18%) ed estorsioni (per il 16%). Se si parla poi di esperienza concreta con la criminalità, quasi un imprenditore su quattro ha avuto esperienza diretta o indiretta con la criminalità (+4% rispetto al 2016): il 9% degli imprenditori ha subito personalmente minacce o intimidazioni con finalità estorsiva, (-4% rispetto al 2016), mentre il 22% conosce altre imprese che sono state oggetto di minacce o intimidazioni, (+6% sul 2016).

Sia l'esperienza diretta sia quella indiretta sono fenomeni più accentuati nel Sud Italia, soprattutto nelle grandi città. Nella maggior parte dei casi le minacce subite consistono in pressioni psicologiche (69% delle imprese), seguite da danneggiamento a cose (44%, ma 51% al Sud) e da violenza alle persone (13%).

Circa un terzo degli imprenditori che ha subito minacce o intimidazioni ha accettato la richiesta estorsiva, quota in forte calo rispetto al 2016 (31% contro il 59% del 2016), ancora una volta più alta nelle regioni meridionali. Passando quindi alle azioni a protezione della propria impresa, è l'81% ad averne prese, in aumento del 6% rispetto al 2016.Il fenomeno è più accentuato nei grandi centri del nord-centro nord e tra tabaccai (95%) e benzinai (84%).

Le principali misure sono l'utilizzo di telecamere/impianti di allarme (48%), la stipula di assicurazioni (36%), le denunce (28%) e la vigilanza privata (25%). Per la sicurezza della propria attività, è la certezza della pena (lo indica il 73% degli imprenditori) l'iniziativa ritenuta più efficace, seguita con il 59% da una maggiore protezione da parte delle forze dell'ordine.

Non a caso, quasi tutti gli imprenditori ritengono inefficaci le leggi che contrastano i fenomeni criminali (92%) dicendosi nel contempo favorevoli all'inasprimento delle pene (91%). E quattro imprenditori su cinque  ritengono che non si scontino realmente le pene per i reati commessi. Per difendersi, la quasi totalità degli imprenditori (93%) non si è dotata di un'arma per la difesa personale, anche se l'11% pensa di farlo in futuro. Infine, il taccheggio: circa 2 imprenditori su 5 hanno subito episodi del genere, soprattutto nel Centro Italia e fra venditori su aree pubbliche, tabaccai e alimentari. 



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