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"SCONTRINO ELETTRONICO, COSÌ NON VA: AL FISCO I VANTAGGI, AI COMMERCIANTI GLI ONERI"

Il presidente Sergio Rebecca: "Ennesimo carico di costi e burocrazia per le imprese e all'orizzonte si prospetta la follia della lotteria degli scontrini"

giovedì 09 gennaio 2020

E’ scattato da qualche giorno, esattamente l’1 gennaio, un cambiamento epocale per tutti i negozi, i pubblici esercizi (bar, ristoranti, ecc.) e attività artigianali assimilate: l’obbligo dei corrispettivi telematici, ossia il passaggio dal “vecchio” scontrino fiscale a al nuovo “scontrino elettronico”, con invio degli incassi giornalieri all’Agenzia delle Entrate. Probabilmente, però, i vicentini non se ne sono accorti, visto che comunque il negoziante è tenuto a rilasciare un documento di acquisto valido, ad esempio, per la garanzia, i resi o le sostituzioni che a prima vista non sembra tanto diverso da quello precedente. “Ad accorgersene sono stati, invece, proprio i commercianti che nei mesi scorsi si sono sottoposti ad un vero e proprio tour de force per aggiornarsi e adeguare i propri registratori di cassa, sostenendo una spesa media che va dai 300 ai 700 euro a negozio – afferma Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza -. Abbiamo fatto di tutto per scongiurare e attenuare l’impatto di questa ennesima incombenza per le imprese del settore, riuscendo ad ottenere rinvii e moratorie sulle sanzioni, oltre ad un credito d’imposta del 50% sulle relative spese sostenute, ma sta di fatto che il problema di fondo resta: lo Stato fa pagare ancora una volta alle imprese gli oneri organizzativi ed economici di una digitalizzazione che va a tutto vantaggio solo del Fisco. Dove stia l’equità di questa operazione è un mistero”.
Ad essere interessate da questa “rivoluzione”, focalizzandosi sul mondo del terziario provinciale, sono circa 7.700 imprese del dettaglio e 5.000 tra pubblici esercizi e strutture ricettive. Per le attività con un giro d’affari nel 2018 superiore ai 400 mila euro l’obbligo è già scattato a luglio dell’anno scorso, con una moratoria di sei mesi sulle sanzioni. Dal 1° gennaio, poi, l’obbligo è entrato in vigore per tutti gli altri, ma anche per tali operatori è applicabile la moratoria di 6 mesi che sposta al 30 giugno eventuali sanzioni per chi non si è adeguato in tempo. Quanti si siano già oggi adeguati non è noto, anche se Confcommercio Vicenza stima, prendendo a campione le imprese che usufruiscono del proprio servizio contabilità, che 3 attività su 5 siano già passate al “telematico”.
“I nostri incontri informativi sul territorio, ai quali hanno partecipato centinaia di imprese, hanno sempre registrato il tutto esaurito, mentre i nostri servizi fiscali sono stati in prima linea per dare un supporto efficace per questo nuovo adempimento – sottolinea il presidente di Confcommercio Vicenza –. Ciò che abbiamo riscontrato, in ogni confronto con gli imprenditori, è il loro scoramento per questo ennesimo carico burocratico e non possiamo nascondere che per qualcuno, soprattutto più anziano e a volte con attività situata in zone più marginali, questa potrà essere la goccia che fa traboccare il vaso, portando alla decisione di chiudere il negozio o il pubblico esercizio: il tutto in un momento già critico per il settore, con un’incertezza politica che frena i consumi e una Manovra di Bilancio che non contiene misure orientate alla crescita”. Va detto, tra l’altro, che l’obbligo non tiene conto, ad esempio, dell’arretratezza digitale del Paese, con zone, anche della nostra provincia, dove il trasferimento telematico dei dati è problematico per mancanza di una connessione valida: “Penso a certe aree montane e collinari dove comunque i negozi, o i pubblici esercizi, o gli operatori del commercio ambulante, fortunatamente, ci sono. Cosa devono fare: assumersi ulteriori oneri per dotarsi di connessioni alternative o “migrare” alla ricerca di una rete decente?” si chiede il presidente di Confcommercio Vicenza.
All’orizzonte, poi, si profila quest’anno un'altra rivoluzione per le stesse attività, vale a dire l’avvio della lotteria degli scontrini dal 1° luglio 2020, con i clienti che si presenteranno a fine acquisto con il loro codice lotteria da riportare sullo scontrino: 16 caratteri da digitare sulla cassa (a meno di dotarsi di un lettore ottico con ulteriori costi) per ogni scontrino, anche per un caffè. E poi, anche qui, il trasferimento telematico dei dati ad un portale lotteria. “Una follia che farà perdere tempo e pazienza a tutti – conclude il presidente Sergio Rebecca – e che cercheremo di contrastare in ogni modo dopo averne ottenuto il rinvio. Serve un cambio di mentalità da parte di chi sta al Governo: il commercio è una ricchezza, in tutti i sensi, per l’economia, l’occupazione, la qualità di vita e la sicurezza delle nostre città e dei nostri paesi. E lo è, una ricchezza, anche per il Fisco, visto che le nostre attività pagano le tasse, e tante, in Italia, a differenza di certi portali dell’e-commerce. E allora è chiaro che non c’è logica per questo aggravio di costi e burocrazia che rischia di spegnere il commercio in tante vie e piazze di città, quartieri e paesi”.

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