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“NON CE LA FACCIAMO PIÙ!” LE CONFCOMMERCIO DEL VENETO DANNO VOCE ALLE AZIENDE DEL TERZIARIO ORAMAI ALLO STREMO

Con una pagina pubblicata sui principali quotidiani regionali, il “grido” delle oltre 292mila imprese del commercio, turismo e servizi

martedì 06 aprile 2021
“NON CE LA FACCIAMO PIÙ!” LE CONFCOMMERCIO DEL VEN “NON CE LA FACCIAMO PIÙ!” LE CONFCOMMERCIO DEL VEN

“Non ce la facciamo più!”. È il “grido” lanciato dalle oltre 292mila imprese venete del Commercio, Turismo e Servizi (con i 937mila occupati del comparto) attraverso una pagina pubblicata sui principali quotidiani locali della regione (scaricabile dal link a fondo pagina). L’iniziativa, che vede unite le Confcommercio delle sette province, Confcommercio Veneto e Confturismo Veneto, vuole richiamare l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini sulla situazione di grave difficoltà vissuta da questi settori a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19. E al contempo lancia un appello: “Fateci riaprire prima che sia troppo tardi!”. Il riferimento, in questo caso, è alle tante realtà ancora chiuse, nonostante il Veneto sia da martedì 6 aprile in zona arancione: i ristoranti, i bar, le palestre, le discoteche, le piscine, i negozi inseriti nei centri commerciali che durante i weekend devono abbassare le saracinesche. Senza contare chi non è chiuso per decreto, ma di fatto subisce fortissime limitazioni dalle restrizioni negli spostamenti, come gli alberghi o le agenzie viaggi per il crollo del turismo, o gli stessi negozi presenti nei piccoli paesi, penalizzati dal divieto di spostamento dei cittadini fuori dal proprio comune.

“Le nostre imprese sono allo stremo e lo abbiamo voluto sottolineare dando voce alla loro frustrazione – afferma Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza – Si tratta di imprenditori e di famiglie che lottano per la sopravvivenza oramai da più di un anno, che hanno accettato con grandissimo senso civico provvedimenti spesso imposti “a scatola chiusa” e non sempre comprensibili nelle loro logiche, che stanno facendo di tutto per far fronte ai loro impegni con fornitori e collaboratori anche dando fondo ai risparmi di una vita. Quello che chiedono e che chiediamo noi come associazioni di rappresentanza, - continua Rebecca -  è nulla più che rispetto per il loro lavoro e una prospettiva certa di riapertura per chi oggi è ancora chiuso o subisce fortissime limitazioni per questa situazione e ha bisogno quanto meno di guardare al futuro con un po’ di speranza”.

Di fronte a ristori largamente insufficienti, come ha dimostrato il recente “Decreto Sostegni”, tornare ad una reale operatività di tutto il comparto del commercio, del turismo e dei servizi è vitale: “Bisogna prendere atto che l’insieme delle attuali limitazioni è insostenibile sia dal punto di vista economico che sociale - continua il presidente Rebecca -: serve un cambio di rotta e di passo, trovando una mediazione tra la fondamentale tutela della salute pubblica e le esigenze delle imprese, anche a fronte di una campagna vaccinale che richiede tempi ben più lunghi di quanto inizialmente si pensasse. Serve, insomma, prevedere fin da subito un ritorno graduale alla normalità per tutte le attività, permettendo agli operatori di programmare la ripartenza, perché qui non si tratta solo di realtà della somministrazione e del dettaglio chiuse o comunque penalizzate, si tratta di intere filiere che a cascata vivono una situazione di profonda crisi. Per questo – conclude il presidente di Confcommercio Vicenza -  va stabilito anche, con analoga urgenza, un programma di grandi interventi strutturali in grado di rilanciare il sistema economico –  a cominciare da un settore trainante come il turismo - far ripartire i consumi interni, ridare fiducia alle imprese e ai cittadini”.

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